Il presidente iraniano Mahmmoud Ahmadi-Nejad aveva promesso una ‟buona notizia nucleare” spettacolare, tale che ‟quando l'avranno udita, gli iraniani si prostreranno davanti a dio onnipotente”, secondo le sue parole (riportate dall'agenzia ufficiale Irna). Alla fine l'annuncio è arrivato: l'Iran ha cominciato ad arricchire uranio. Solo che il presidente è stato battuto sul tempo da un suo predecessore, l'ex presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani. E' stato Rafsanjani, nel primo pomeriggio, ad annunciare che l'Iran sta producendo uranio arricchito: ‟Abbiamo messo in funzione la prima unità di 164 centrifughe, vi abbiamo immesso il gas [uranio esafluoruro, ndr], e abbiamo ottenuto il prodotto”, ha detto Rafsanjani all'agenzia stampa kuweitiana Kuna. Si tratta di uranio arricchito al livello (basso) necessario per gli usi civili, cioè per i reattori nucleari che l'Iran sta costruendo a Bushehr, località sul Golfo Persico. In serata, Ahmadi Nejad ha messo la stessa notizia in altri termini: ‟Annuncio ufficialmente che l'Iran si è unito al gruppo di quei paesi che hanno la tecnologia nucleare. Questo è il risultato della resistenza della nazione iraniana ‟, ha detto il presidente iraniano - anche se ma l'effetto sorpresa era ormai annullato. L'Iran chiede all'Occidente di rispettare il proprio diritto alla pacifica tecnologia nucleare, ha detto Ahmadi Nejad: nel rispetto delle norme internazionali ‟continueremo sulla nostra strada fino a raggiungere l'arricchimento su scala industriale”. Ha infine ribadito che il programma nucleare iraniano ha scopi pacifici: ‟Abbiamo ripetutamente detto che l'Iran non ha bisogno armi di distruzione di massa”. L'annuncio iraniano ha provocato immediate reazioni, come era ovvio. In primo luogo dagli Stati uniti: il portavoce della Casa Bianca, Scott McClellan, ha definito quello iraniano ‟un passo nella direzione sbagliata”; ha aggiunto che se Tehran persisterà gli Usa discuteranno dei prossimi passi da compiere con gli altri membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite. Uno dei primi effetti dell'annuncio iraniano è di accendere tutti i riflettori sulla missione di Mohammed el Baradei, il direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, atteso domani a Tehran. Da venerdì scorso un gruppo di ispettori dell'Aiea è al lavoro negli impianti di Natanz e di Isfahan, per raccogliere nuovi dati sullo stato delle operazioni nucleari dell'Iran. Il 29 marzo il Consiglio di sicurezza ha chiesto all'Iran di sospendere le attività di arricchimento dell'uranio, e ha chiesto al direttore dell'Aiea di riferire dopo 30 giorni sulla risposta iraniana. L'annuncio venuto ieri da Tehran significa che l'Iran non ha accolto la richiesta del Consiglio di sicurezza: e questa non è una sorpresa (Tehran ha sempre rivendicato il diritto di produrre combustibile per le sue centrali atomiche, che non è una violazione del Trattato di non proloferazione), ma non renderà più facili i futuri negoziati. A meno che non sia il preludio a dire che l'Iran ha raggiunto il suo scopo... Non è chiaro per la verità quanto vada preso sul serio l'annuncio iraniano. L'Iran aveva annunciato all'Aiea l'intenzione di installare 3.000 di quelle sofisticate centrifughe entro la fine del'anno; due settimane fa aveva annunciato di averne installate 164 (una ‟unità”), ma non aveva ancora immesso l'uranio in forma gassosa. In un commento riferito dall'agenzia Reuter, l'esperto nucleare (ed ex ispettore dell'Onu) David Albright fa notare che gli iraniani ‟sembrano aver raggiunto il punto in cui sanno come far funzionare una cascata [di centrifughe], e questo è significativo”: ma ‟la cascada è una cosa insidiosa e hai bisogno di tempo ed esperienza per garantire che funzioni ‟. Insomma: l'annuncio iraniano ‟potrebbe essere una dichiarazione di successo prematira”, commenta un altro esperto, l'ex funzionario Usa per la non-proliferazione Robert Einhorn (citato sempre dalla Reuter). Un'altra questione è se l'Iran ha prodotto le centrifughe, o se le ha acquistate dal Pakistan. ‟Certo è che hanno ancora parecchia strada prima di raggiungere l'arricchimento si scala industriale”, dice un diplomatico europeo al corrente del lavoro degli ispettori Aiea (anonimamente, alla Reuter). Insomma, nell'annuncio iraniano c'è un forte aspetto di ‟guerra di propaganda”. ‟Ci vorrà un'espansione delle operazioni se vogliamo una completa unità industriale; decine di unità sono necessarie permettere in piedi un impianto di arricchimento ‟, ha precisato Rafsanjani.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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