Tristano muore: un titolo che sembra non lasciare spazio alla speranza se non fosse per il sottotitolo: "una vita". Il romanzo, infatti, ruota attorno all'amarezza di un eroe civile che in punto di morte si rende conto della doppia faccia di ogni vita e cerca di sviscerarne la paradossalità con l'unico mezzo che ha a disposizione: la voce.
La scelta del nome Tristano non fa riferimento né alla leggenda medievale di Tristano ed Isotta né a Wagner, bensì al Tristano delle Operette Morali di Leopardi. Entrambi, infatti, guardano il mondo con un distacco glaciale che permette loro di guardarsi in profondità e di scoprire le loro personalissime verità. Allo stesso modo, la scelta dell'uso del tempo presente del verbo muore è dovuta ad una riflessione profonda e mirata. "Il protagonista di Tristano muore - spiega Antonio Tabucchi ai numerosi lettori riuniti nel Cortile della Cavallerizza - muore un po' in ogni pagina. Il presente elastico e dilatato del verbo serve proprio a rendere l'idea di una lenta agonia, di un pericolo dilatato a cui il protagonista fa fronte respirando e parlando". Tutto il romanzo è ambientato in una stanza buia, in cui uno scrittore al capezzale di un eroe civile, roso dalla cancrena e dall'amarezza, ascolta la voce del moribondo allo scopo di riscrivere la sua biografia senza abbellimenti. In questo romanzo, la voce, il racconto e la letteratura hanno una funzione terapeutica, la cui massima espressione è costituita dal terzo personaggio: la signorina Frau. Questa donna che non appare mai, ma di cui si parla in continuazione, assume il ruolo della vestale che protegge il protagonista dal dolore: morfina per lenire il dolore fisico e poesia per lenire quello dell'anima delusa di Tristano.
"Il dolore morale causato dalle bassezze del mondo - ha proseguito quindi l'autore - si affievolisce con la scoperta di parole poetiche che ci innalzano e danno spazio all'anima".

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