‟Alé, adesso comincia la rumba”. Massimiliano Semini significa cambio ruote. Significa Mavic, la macchina gialla che viaggia con le biciclette in testa e che in gergo viene definita ‟assistenza neutra” interviene cioè quando le ammiraglie non possono. Ferdinando Ansaldo è il suo capo, che, visto di profilo, mentre guida, è il sosia di Montezemolo. ‟E adesso comincia la rumba”. Sulla macchina del cambio ruote non c’è tregua. Si sale imprecando, sfiorando macchine, moto, biciclette e muri di persone. Si scende a velocità folle tagliando tornanti, evitando le rocce da un lato e i burroni dall’altro. Sudando e tenendo il fiato. E appena arrivano le montagne affiora un fantasma con bandana: è Pantani. Dovunque, sulle strade, sui muri, sui prati. Non c’è che lui: sulle enormi bandiere nere e sugli striscioni: ‟Pirata sei sempre nei nostri cuori”, ‟W il Pirata”, ‟Pirata! E basta”, ‟Marco, un mito”, ‟Ora e sempre Pantani”, ‟Le strade salutano Pantani”, ‟Marco, ci vedremo tra le stelle”. Anche senza troppa fantasia, Pantani è sempre lì, come un dolore che non passa. Non c’è Cunego che tenga, né Simoni, né Basso, né Savoldelli. In montagna, oltre ai tifosi delusi della Juve (‟Moggi, dicci chi vincerà il Giro”), c’è ancora lui. A sua madre Tonina non importa molto. E venerdì sera, a Cesenatico, dove si teneva una conferenza su ‟Chi ha ucciso Pantani?” (sic!) interrotta dalle sue urla, a chi le chiedeva, se tutto questo affetto persistente riusciva a darle un po’ di serenità, rispondeva scrollando la testa: ‟Mai, mai, mai, finché non saprò la verità vivrò sempre peggio”. La verità, intanto, è che la rumba in montagna si balla con la bandana di Marco, tra attacchi, contrattacchi, bagarre e il suo anagramma ‟barrage” (le ammiraglie che vengono tenute a distanza in salita), cadute, polvere, imprecazioni: ‟Mamma mia, questa tappa non finisce mai...”.
Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano, nato ad Avola (Siracusa) nel 1956, giornalista e scrittore, già responsabile della pagina culturale del “Corriere della Sera”, dove attualmente è inviato speciale, ha lavorato anche per “la Repubblica” e per la casa editrice Einaudi come editor. Ha insegnato Cultura giornalistica alla facoltà di Lettere dell’Università Statale di Milano. Tra le sue opere ricordiamo: la raccolta di poesie Minuti contati (Scheiwiller, 1990), l’intervista con Giulio Einaudi, Tutti i nostri mercoledì (Casagrande, 2001), il romanzo Nel cuore che ti cerca (Rizzoli, 2008), La catastròfa (Sellerio, 2011, premio Volponi), sulla tragedia di Marcinelle; Giallo d'Avola (Sellerio, 2013), Ogni altra vita (il Saggiatore, 2015), I pesci devono nuotare (Rizzoli, 2016), La parrucchiera di Pizzuto (con il nome di Nino Motta, Bompiani, 2017), Respirano i muri (con il fotografo Massimo Siragusa, Contrasto 2018) e il romanzo per ragazzi Sekù non ha paura (Solferino, 2018). Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi Baci da non ripetere (1994, premio Comisso per la narrativa), Azzurro, troppo azzurro (1996), Tutti contenti (2003, premi super Flaiano, super Vittorini, Chianti, finalista premio Città di Bari), Aiutami tu (2005, premio Mondello 2006), e il reportage La famiglia in bilico (2001), oltre a l’introduzione a La mite (1997) di Dostoevskij per i “Classici”.

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