Il Parlamento europeo ha dato via libera al finanziamento delle ricerche sulle cellule staminali embrionali. È una buona notizia, per molte ragioni, e deve essere valutata e commentata senza intenzioni agitatorie o toni apocalittici, tenendo nel giusto conto il fatto che la decisione è stata presa con una maggioranza che rivela l’esistenza di una forte divisione tra i parlamentari.
È una buona notizia perché quel voto respinge una linea che, se dovesse consolidarsi, potrebbe incrinare le dinamiche istituzionali dell’Unione europea.
Si è sostenuto, infatti, che si dovrebbe poter impedire ogni impiego di risorse europee ritenuto in contrasto con orientamenti esistenti all’interno di un singolo Stato membro. «Non voglio che le mie tasse servano a finanziare iniziative che non condivido», si è detto. Così argomentando, tuttavia, si propone una interpretazione dell’Europa che la rende prigioniera delle sue diversità, che in nessun momento potrebbero essere superate da una visione d’insieme, da una feconda dialettica che può nascere solo da un libero confronto tra idee e iniziative La diversità come limite invalicabile, non come risorsa. Ma la messa in comune di mezzi finanziari serve anche a sollecitare proprio il superamento dei particolarismi, a creare uno spazio irriducibile a quello degli Stati nazionali, a dare evidenza a posizioni culturali diverse, e dunque a rendere evidente una specifica soggettività europea. Di questo abbiamo bisogno anche per reagire ai molti ostacoli che si continuano a levare sulla strada di una compiuta costruzione dell’Unione europea.
Si sostiene, però, che la posizione italiana in Europa sarebbe condizionata in modo stringente da quel che dispone la legge 40 sulla procreazione assistita e dall’esito del referendum che l’ha riguardata. Ma è bene ricordare che quella legge non esclude in maniera assoluta ogni ricerca sulle staminali, dal momento che questa rimane legittima quando si utilizzano linee cellulari già disponibili in Italia. E gli studiosi del diritto costituzionale, e la stessa Corte costituzionale, hanno ben messo in evidenza come non possa essere accolta l’idea che il referendum abbia un effetto di indirizzo politico vincolante per il Parlamento e per il Governo, sì che non si può sostenere che la posizione assunta dal ministro Mussi sia illegittima dal punto di vista politico ed istituzionale.
Tornando al voto del Parlamento europeo, deve essere considerato l’insieme delle condizioni indicate per il finanziamento delle ricerche sulle cellule staminali embrionali: esclusione della clonazione riproduttiva, della creazione di embrioni umani per finalità di ricerca, di modifiche ereditabili del genoma umano, dei contributi agli Stati che vietano questo tipo di ricerca. Queste, peraltro non sono novità. L’Unione europea ha sempre considerato con grande consapevolezza e rigore questo tipo di ricerche, che già in passato potevano essere finanziate solo in presenza di una precisa serie di garanzie, seguendo anche indicazioni contenute in un parere del Gruppo europeo per l’etica delle scienze e delle nuove tecnologie. Inoltre, l’articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea vieta la clonazione riproduttiva: ma si è voluto esplicitamente escludere l’estensione di tale divieto alla cosiddetta clonazione terapeutica, sì che proprio quell’importante dichiarazione (votata anche dal Parlamento italiano) fornisce una indicazione significativa per quanto riguarda l’ammissibilità della tecnica di clonazione per finalità non riproduttive, dunque anche nel settore della ricerca sulle staminali. E il divieto di creazione di embrioni a fini di ricerca è già contenuto nella Convenzione sulla biomedicina che alcuni paesi, come la Gran Bretagna, non hanno firmato proprio perché consideravano quel divieto un inaccettabile ostacolo all’attività di ricerca.
Tutto questo dimostra che l’Europa si muove con prudenza e senso di responsabilità, trovando un punto di equilibrio tra libertà della ricerca e attenzione per valori riferiti al rispetto della vita. Questo orientamento dovrebbe essere apprezzato e sostenuto anche perché, legando la ricerca finanziata con fondi pubblici al rispetto di talune condizioni, offre un modello che, nei paesi dove questa ricerca è legittima, non può essere ignorato da chi svolge ricerca con fondi privati. Chiudere la porta alla presenza pubblica, quindi, offre solo una ingannevole garanzia, poiché spinge la ricerca verso i finanziamenti privati, dunque verso il mercato, dove le preoccupazioni etiche fanno maggior fatica a farsi valere nei confronti della logica del profitto.
Questa è un’altra ragione per guardare senza pregiudizi alla decisione europea, che aiuta a distinguere le questioni di principio dagli interessi mercantili, sì che appare singolare l’ostilità manifestata da taluni con l’argomento che, essendo l’Italia leader europeo nella ricerca sulle staminali adulte, dovrebbe convogliare i finanziamenti solo in questa direzione. Come non accorgersi che, in questo modo, si offre un formidabile argomento a quei paesi che premono per un finanziamento della ricerca sulle staminali embrionali proprio per rafforzare la supremazia in questo segmento del "mercato"?
So bene che questo modo di analizzare il complesso problema dell’uso delle cellule staminali embrionali si scontra con la barriera levata da chi considera l’embrione come persona e mette radicalmente in dubbio le prospettive di questo tipo di ricerca. Due argomenti che, tuttavia, devono essere valutati in modo diverso. Il primo riflette un punto di vista legittimo e rispettabile, ma che trova non solo tra gli scienziati legittime e rispettabili obiezioni. Si può partire, laicamente, da questo dato di realtà per cercare di mettere a punto, in comune, uno statuto dell’embrione che non sia fondato solo ideologicamente? Se guardo, tra gli altri, al contributo venuto dal dialogo tra il Cardinal Martini e Ignazio Marino, sembrerebbe possibile dire che non vi siano insuperabili questioni di fede sulla via di questo dialogo.
Per quanto riguarda, invece, l’utilità della ricerca sulle staminali embrionali, la pretesa di destituirla d’ogni utilità contrasta con l’opinione diffusissima tra gli scienziati d’ogni campo sulle sue enormi potenzialità. E, proprio perché queste potenzialità devono essere esplorate nell’interesse di tutti, il blocco di questa ricerca appare inammissibile.
Partiti dall’Europa torniamo così a casa nostra, alla legge 40 sulla procreazione assistita, Comprendo la ragion politica che ha indotto il Governo ad escludere proprie iniziative per sue eventuali modifiche. Ma non esistono vincoli per l’azione parlamentare, e tanto meno per una intensa azione dei cittadini, soprattutto perché i limiti e i guasti di quel cieco proibizionismo si fanno sempre più evidenti. Ma, per affrontare questa ineludibile questione e riaprire la discussione, non ci si può limitare ad invocare la libertà di coscienza per i parlamentari. Siamo di fronte a questioni che impegnano la coscienza di ciascuno e di tutti. Ed è proprio questa la libertà di coscienza che, per prima, deve essere rispettata, non sequestrata da un uso improvvido e autoritario della regola giuridica.
Stefano Rodotà

Stefano Rodotà

Stefano Rodotà (1933-2017) è stato professore emerito di Diritto civile all’Università di Roma “La Sapienza”. Ha insegnato in molte università straniere ed è stato parlamentare in Italia e in Europa. È stato presidente del Garante per la protezione dei dati personali e del Gruppo europeo dei Garanti per la privacy, ha fatto parte del Gruppo europeo per l’etica delle scienze e delle nuove tecnologie. È tra gli autori della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Tra le sue opere recenti: Il terribile diritto. Studi sulla proprietà privata (il Mulino, nuova ed. 1990), Tecnologie e diritti (il Mulino, 1995), Libertà e diritti in Italia dall’Unità ai giorni nostri (Donzelli, 1997), Repertorio di fine secolo (Laterza, nuova ed. 1999), Tecnopolitica (Laterza, nuova ed. 2004), Le fonti di integrazione del contratto (Giuffrè, nuova ed. 2004), Intervista su privacy e libertà (Laterza, 2005), Perché laico (Laterza, 2009), Che cos’è il corpo? (Luca Sossella Editore, 2010), Diritti e libertà nella storia d’Italia. Conquiste e conflitti 1861-2011 (Donzelli, 2011), Elogio del moralismo (Laterza, 2011), Il diritto di avere diritti (Laterza, 2012), La rivoluzione della dignità (La scuola di Pitagora, 2013). Con Feltrinelli ha pubblicato La vita e le regole. Tra diritto e non diritto (2006) e ha scritto la prefazione a La società sorvegliata (2002) di David Lyon e a La fecondazione proibita (2004) di Chiara Valentini.

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