La fusione Autostrade-Abertis è a un punto di svolta. Da una parte alcune dichiarazioni accomodanti farebbero pensare a un esito positivo dell’operazione in tempi brevi. ‟Nessun senso di ostilità nei confronti della Spagna, non c’è nessuna controversia sul caso Autostrade-Abertis - ha detto il premier Romano Prodi dopo un incontro a Bruxelles con José Luis Zapatero - la questione è tutta italo-italiana dato che non esiste una problematica, un confronto con imprese spagnole”. Una sensazione supportata da una serie di incontri proseguiti nella giornata di ieri. L’amministratore delegato di Abertis Salvador Alemany Mas ha incontrato il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, che nei giorni scorsi aveva piantato paletti ben precisi in cambio del via libera alla fusione. L’incontro è andato ‟bene” per Alemany Mas che poi ha partecipato al consiglio di amministrazione di Autostrade nel quale si è dato mandato al presidente Gian Maria Gros Pietro ‟di proseguire i colloqui con Anas al fine di definire il quadro dei possibili specifici impegni o delle garanzie rispondenti al proprio interesse sociale e alla tutela dell’interesse pubblico”. Un nuovo incontro tra Autostrade ed Anas è stato fissato per il 20 giugno mentre le date delle assemblee che dovrebbero sigillare la fusione sono state confermate per fine giugno. Autostrade, però, nel commentare le decisioni prese dal cda, non fa cenno ad integrazioni concessorie o ad atti aggiuntivi, ma di impegni e garanzie purché ‟rispondenti al proprio interesse sociale”, quindi nel quadro della salvaguardia degli interessi societari. E qui sta il punto. Nelle ultime ore si è diffusa la sensazione che il governo si accontenterebbe di un pre-accordo su alcuni punti critici emersi finora con il quale si potrebbe procedere con l’approvazione dell’operazione da parte delle assemblee. Poi, nei prossimi mesi, ci si dovrebbe sedere a tavolino per riscrivere con calma la nuova Convenzione, una sorta di quinto atto aggiuntivo. Ma non è detto che andrà così. Nei giorni scorsi Di Pietro ha detto chiaramente, scrivendo anche una lettera all’Anas, che occorre riscrivere la Convenzione prima di procedere con le assemblee. E non si capisce perché dovrebbe cambiare idea. Un processo del genere comporterebbe inevitabilmente di spostare la data delle assemblee con la non semplice implicazione che tutta la negoziazione con Abertis dovrebbe essere rivista. A quel punto non si esclude che l’operazione possa anche saltare. Il governo vuole procedere in questo modo perché la nuova Convenzione da scrivere con Autostrade deve rappresentare una sorta di modello da applicare anche agli altri gestori autostradali. Il punto nodale è quello di legare maggiormente il meccanismo di revisione delle tariffe (price cap) alla realizzazione effettiva degli investimenti piuttosto che all’inflazione. Un tentativo in questo senso era stato fatto anche dal precedente governo ma era naufragato sotto le pressioni della lobby dell’ex ministro Pietro Lunardi che aveva trovato sponda in esponenti di An e di Forza Italia. Ora Di Pietro dovrebbe riprovarci a meno che gli ultimi incontri con gli esponenti spagnoli gli abbiano fatto cambiare idea.
Giovanni Pons

Giovanni Pons

Giovanni Pons lavora alla redazione milanese de ‟la Repubblica” come caposervizio dell'economia. Ha esordito a ‟Milano Finanza” e ha scritto successivamente per altri periodici specializzati: ‟Investire”, ‟Borsa & Finanza” e ‟Gente Money”. Ha seguito i principali eventi finanziari di questi anni: dalle lotte di potere per il controllo di Mediobanca ai riassetti del sistema bancario. È coautore con Oddo de L'affare Telecom.

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