D'improvviso, i toni sono ottimisti. Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadi- Nejad ha dichiarato ieri che l'Iran ‟sta esaminando” il pacchetto di proposte avanzate il 6 giugno dal gruppo delle 5 potenze del Consiglio di sicurezza più la Germania, e che lo considera ‟un passo positivo”. Lo ha dichiarato a Shanghai, in Cina, dove ieri ha anche incontrato il presidente cinese Hu Jintao e il giorno prima aveva incontrato quello russo Vladimir Putin: quest'ultimo aveva poi riferito che l'Iran ‟è pronto a negoziare” con le potenze mondiali su quelle proposte, una serie di incentivi se Tehran accetterà di fermare il suo programma di arricchimento dell'uranio. ‟Dall'incontro avuto ... l'Iran sta esaminando seriamente quelle proposte e forse avrà bisogno altro tempo”, ha detto da parte sua il portavoce del ministero degli esteri cinese. E' solo una questione di toni, per il momento, perché il presidente iraniano non ha detto né quando l'Iran darà la sua risposta, né se il suo paese accetterà la condizione posta dalle potenze occidentali per negoziare, cioè che la sospensione del programma di arricchimento sia previa. Ha invece ripetuto che l'Iran non vuole armi nucleari, e non teme eventuali sanzioni. La Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei (prima autorità dello stato, a cui spetta l'ultima parola in ogni decisione strategica), ieri ha ribadito che la ricerca nucleare resta unapriorità per l'Iran. Ma i toni contano: a Shanghai Ahmadi Nejad è apparso molto più possibilista di quando parla alla sua audience interna. Certo è che il caso Iran sta monopolizzanto l'attenzione internazionale verso il vertice della Shanghai Co-operation Organization (Sco), che riunisce Cina, Russia e le repubbliche centroasiatiche di Uzbekistan, Kazakhstan e Tajikistan e nel 2001 si è allargato, ammettendo come osservatori l'India, la Mongolia e l'Iran. Certo è che Washington non ha preso bene la presenza iraniana. Nel suo intervento al summit, Ahmadi Nejad ha fatto appello ai vicini asiatici a resistere alle ‟interferenze aggressive di potenze dominatrici negli affari globali”, riferimentochiaro anche se implicito agli Stati uniti. Non c'è un termine temporale per la risposta iraniana, si parla dei primi di luglio. Intanto Washington ha confermato che la proposta (scritta) presentata all'Iran parla di incentivi,manon fa parola di possibili sanzioni nel caso Tehran non accetti di sospendere l'arricchimento dell'uranio. Lo aveva scritto il New York Times: dice che le possibili ‟serie conseguenze ‟ sono state evocate solo oralmente dall'inviato dell'Unione europea Javier Solana, latore della proposta, al suo interlocutore Ali Larijani. Da Tehran, commentiraccolti da alcuni corrispondenti stranieri tra i funzionari governativi dicono che l'Iran sta ancora cercando di capire a cosa si debba la svolta di Washington, l'improvvisa disponibilità a negoziare con un paese tutto'ora definito ‟asse delmale”: l'amministrazione Bush ha davvero deciso di trovare una soluzione onorevole con l'Iran, o è una manovra per ‟imbarcare” Russia eCina in un processo che alla fine porterà a sanzioni verso Tehran? Fino a un mese fa in effetti il Dipartimento di Stato Usa stava cercando di ottenere l'accordo deimembri permanenti del Consiglio di sicurezza a una risoluzione che doveva porre un aut aut all'Iran, sospendere l'arricchimento dell'uranio o essere dichiarato una ‟minaccia alla sicurezza mondiale” in forza del Capitolo VII della Carta dell'Onu, cosa che legittima sanzioni e alla fine anche unattacco militare. Condoleezza Rice però non ha trovato il consenso dei partners al Consiglio di sicurezza, in particolare di Mosca e Pechino - le quali hanno messo in chiaro, in un vertice al Palazzo di vetro dell'Onu l'8 e 9 maggio, che non avrebbero mai accettato di tirare in ballo il Capitolo VII (la cosa è stata poi ricostruita dal New York Times). Dunque la svolta del 31maggio, quando la segretaria di stato ha dichiarato che gli Usa sono disposti a negoziare con l'Iran, sarebbe il segno della sconfitta della linea dell'amministrazione Bush. Il fatto che la proposta inviata a Tehran non faccia parola di sanzioni lo confermerebbe. D'altra parte, molti commenti attribuiscono il tono disponibile del governo iraniano a una pressione da parte di Russia e Cina. Ora c'è chi prevede che Tehran potrebbe sospendere l'arricchimento dell'uraniomagari per ‟motivi tecnici”, in modo da salvare la faccia ma avviare i negoziati.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>