Noi del ‟No” voteremo contro la riforma costituzionale del centrodestra e faremo non bene ma benissimo. Lo faremo dicendoci intanto: la Costituzione, come tutte le cose di questo mondo, è un prodotto storico e quindi è martellata dai mutamenti; perciò essa ha bisogno qua e là di una messa a punto; dopo la vittoria, con un consenso politico il più largo possibile, realizzeremo gli aggiornamenti necessari volti a far funzionare meglio la democrazia e caso mai ad allargarla un po'. D'altra parte stiamo anche dichiarando con fondatissime ragioni che le forze che hanno concepito la riforma a cui andremo a dire no o sono nei fatti, e qualche volta persino in teoria, nemiche giurate di una parte cospicua dei 139 articoli della costituzione vigente (la Lega); o hanno messo su carta un disegno di caudigliàto (si può scrivere così?) anziendal-populistico-spettacolare a immagine e somiglianza del loro capo (Forza Italia); o discendono con ramificazioni varie e gemme nuove da quel fascismo, invenzione squisitamente italiana, contro il quale la Costituzione attuale provò a corazzarci per sempre (An). Come dire che, fatti salvi gli ex democristiani dell'Udc (quelli almeno che hanno memoria delle loro tradizioni), se noi del ‟No” oggi scrivessimo un giallo, le forze politiche che hanno fatto la riforma avrebbero tutte un movente valido non per riformare ma per assassinare la Costituzione del 1948, o almeno formare una gang a suo danno. Tuttavia, poiché noi del ‟No” giustamente non pensiamo che la costituzione abbia origine divina ma umana, e poiché di conseguenza la consideriamo modificabilissima a patto che le modifiche abbiano un vasto consenso politico, con queste stesse forze (e quali se no?), dopo l'eventuale vittoria, promettiamo di trovare gli accordi più ampi per cambiare la Costituzione. Morale della favola: anche questo referendum è la prova di come, nell'attuale stato del paese, ogni giorno il vicolo cieco si muta in circolo vizioso e il circolo vizioso in vicolo cieco.
Domenico Starnone

Domenico Starnone

Domenico Starnone (Napoli, 1943) ha fatto l’insegnante e il redattore delle pagine culturali del ‟Manifesto”. Oltre a opere narrative, ha scritto molti libri sulla vita scolastica (da cui sono stati tratti i film La scuola di Daniele Luchetti e Auguri, professore di Riccardo Milani). Con Feltrinelli ha pubblicato Ex cattedra (1985, 1989, poi ampliato in Ex cattedra e altre storie di scuola nel 2006), Il salto con le aste (1989), Segni d’oro (1990), Fuori registro (1991), Eccesso di zelo (1993), Denti (1994, da cui Gabriele Salvatores ha tratto il film omonimo), Solo se interrogato. Appunti sulla maleducazione di un insegnante volenteroso (1995), La retta via. Otto storie di obiettivi mancati (1996), Via Gemito (2000, premi Strega e Napoli 2001), Labilità (2005, premi Flaiano e Castiglioncello) e Prima esecuzione (2007); con Einaudi, Spavento (2009), Autobiografia erotica di Aristide Gambia (2011) Lacci (2014), Scherzetto (2016), Le false resurrezioni (2018); ; con minimum fax, Fare scene. Una storia di cinema (2010). Ha inoltre introdotto, per i “Classici” Feltrinelli, Cuore (1993) di Edmondo De Amicis, Ultime lettere di Jacopo Ortis (1994) di Ugo Foscolo e Lord Jim (2002) di Joseph Conrad.

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