È stata una battaglia particolarmente dura, a giudicare dai comunicati incrociati delle due parti. Da un lato le forze armate britanniche nell'Afghanistan meridionale: il ministero della difesa di Londra ha annunciato che due suoi soldati sono stati uccisi ieri mattina in combattimento nella provincia meridionale di Helmand. La Gran Bretagna ha circa 3000 soldati nell'Afghanistan meridionale, al momento sotto il comando Usa nell'ambito della missione Enduring Freedom (‟libertà duratura”), che in effetti è un'operazione di guerra al terrorismo ed è condotta in modo unilaterale dagli Stati uniti e loro alleati. Le truppe britanniche stanno partecipando dunque all'offensiva lanciata dieci giorni fa dalle forze Usa per ‟bonificare” le province meridionali e sud-orientali dell'Afghanistan dai ribelli Taleban, prima del passaggio di consegne alle forze Nato che assumeranno la responsabilità della regione dal 1 luglio (e per questo dovrenno aumentare la propria presenza in Afghanistan da 9.000 a 17mila uomini). Comandanti britannici ieri hanno detto alle agenzie di stampa di aver trovato da parte dei ribelli una resistenza molto più forte del previsto.
Anche l'altra parte ha dato notizia dei combattimenti di ieri. Un portavoce dei Taleban, Qari Mohamed Yousuf, ha detto che i loro combattenti hanno ucciso un gran numero di soldati afghani e stranieri e distrutto tre camion di rifornimenti delle forze straniere. Ha aggiunto che i combattimenti sono durati quattro ore. L'agenzia Reuter dice che gli abitanti della zona hanno parlato di combattimenti pesanti, con anche raid aerei delle forze straniere. I Taleban e i loro eredi non sono mai scomparsi dalle regioni meridionale e orientale del paese; anzi si sono riorganizzati e hanno lanciato questa primavera la più forte sfida militare degli ultimi 5 anni alle forze americane. I primi mesi del 2006 hanno registrato il più alto numero di vittime in scontri dal 2001, con oltre 1.100 morti di cui oltre 40 stranieri. Questo non include le vittime civili, di cui però non c'è un conto preciso (anche ieri un attacco suicida contro un convoglio tedesco della Nato nel nord del paese si è concluso senza vittime tra i tedeschi ma con la morte di due passanti).
L'operazione contro i Taleban nel sud e est del paese non va confusa con la missione forza di ‟stabilizzazione” (Isaf) nelle altre regioni dell'Afghanistan, che ha un mandato Onu come forza di peacekeeping, anche se poi è diventata ‟peace enforcing” (‟imporre” la pace) ed stata presa in carico dalla Nato. La stessa Nato-Isaf ora assumerà il controllo delle province meridioneli e orientali dove continua la guerra ai Taleban, così la confuzione tra missione ‟di pace” e di ‟guerra al terrorismo” sarà massima. A complicare le cose la frontiera tra Afghanistan e Pakistan è difficile da controllare e facile da valicare, e i Taleban che operano sul lato afghano hanno retrovie nei territori tribali su quello pakistano, cosa che ha messo ai ferri corti il governo di Hamid Karzai a Kabul e quello del generale Parvez Musharraf in Pakistan.
Di questo si sta occupando la segretaria di stato Usa Condoleezza Rice, arrivata ieri nella capitale pakistana Islamabad e attesa anche a Kabul. ‟La cosa su cui dobbiamo lavorare di più è la cooperazione tra Usa, Afghanistan e Pakistan nella regione”, ha detto.
Rice arriva mentre la stampa americana insiste sulla ‟perdita di popolarità” del presidente afghano Karzai - e del pakistano Musharraf. La segretaria di stato ha detto che Washington continua a dare tutto il suo sostegno a Karzai, un ‟leader straordinario”, e che apprezza gli sforsi di Musharraf nella guerra al terrorismo. Il Pakistan ha dispiegato 80mila soldati nei suoi territori tribali, per dare la caccia ai ribelli. Ma ciò ha creato grande tensione in quella regione semiautonoma: proprio ieri nel Nord Waziristan sono cominciati colloqui tra il consiglio tribale e il governo centrale per mettere fine al conflitto.
Il punto è che nonostante i 5 anni di guerra al terrorismo sui due lati della frontiera la ribellione si è rafforzata e nei territori tribali pakistani insieme a Taleban restano molti dei combattenti ‟arabi” di al Qaeda e forse anche i massimi dirigenti della vecchia rete di Osama bin Laden. L'Afghanistan, indicato come ‟successo” dell'amministrazione Bush, si rivela sempre più un problema. Condoleezza Rice ha spiegato ieri che la sua missione è stabilire quanti soldi l'amministrazione chiederà al Congresso da destinare all'Afghanistan nel prossimo anno.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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