La notizia era questa: alla fine di aprile alla periferia di Caacupé, una bella cittadina di diecimila abitanti a cinquanta chilometri da Asunción, alcuni operai avevano trovato il corpo senza vita di un uomo alto e robusto in costume da bagno.
Caacupé, fondata dagli spagnoli nel 1770, è una delle mete turistiche più importanti del Paraguay: gli episodi di violenza sono molto rari e quel corpo pugnalato ripetutamente alla schiena e abbandonato lì a morire dissanguato turbò gli abitanti.
Secondo la prima versione dei fatti fornita dalle autorità la vittima si chiamava Alcides Barrientos ed era un pastore evangelico ecuadoriano di quarant'anni, alto un metro e sessantasei. Il movente era oscuro e si attendevano notizie dalla famiglia di Barriento a Guayaquil per sapere quando era arrivato e che cosa stesse facendo a Caacupé.
La seconda versione, data poche ore dopo, annullava la prima: il corpo era di Victor Bahiano. Il breve rapporto diceva che Bahiano era alto un metro e ottanta e che era un maestro brasiliano di yoga e leader spirituale di una nuova religione: un misto di buddismo, Scientology e capoeira. Il giorno dopo l'autopsia rivelò che prima di essere pugnalato Bahiano aveva ingerito forti dosi di alcol e cocaina, cosa insolita per un maestro di yoga.
I giorni passavano e il cadavere rimaneva all'obitorio mentre le autorità aspettavano che qualcuno lo reclamasse.
La terza versione fu data dall'assassino in persona in una lettera anonima spedita a un giornale locale: Daniel Aguirre, la vittima, era il suo amante e lo aveva ucciso perché aveva minacciato di lasciarlo. Stando alla lettera, Aguirre era alto un metro e settantaquattro ed esercitava la stregoneria per le signore dell'alta società di Monterrey.
Questa versione dei fatti fu smentita dalla polizia, convinta che la vittima fosse Victor Bahiano. Due giorni dopo arrivarono notizie dal Brasile: il passaporto di Bahiano era falso e le impronte digitali non corrispondevano a nessuna delle persone archiviate.
Neanche il calco della dentatura diede risultati positivi. Quella notte una telefonata dall'Argentina fece spuntare la quarta versione; secondo Patricia Rosselli la vittima poteva essere suo fratello Nicolás, che alcuni anni prima era diventato un mormone ed era a capo di un tempio a Medellín.
Il giorno dopo, quando la donna e sua madre arrivarono all'obitorio per il riconoscimento del cadavere, trovarono un elegante signore di origine cubana arrivato da Miami, il quale assicurava che la vittima era un famoso sciamano della gente ricca di Miami, scappato due anni prima portando con sé il figlio minorenne del cubano.
"Non mi interessa questo tipo", disse irritato. "Voglio solo ritrovare mio figlio". "Venite", disse il poliziotto invitando anche Patricia e la madre. "Togliamoci il dubbio una volta per tutte".
Sia Patricia e la madre, che piangevano sconsolate, sia il signore cubano riconobbero il cadavere, e tre giorni dopo lo riconobbe anche un industriale di São Paulo che, nonostante il morto gli avesse spillato trentamila dollari per la costruzione di un grande tempio, lo considerava ancora il suo maestro. Da Guayaquil, Medellín e Monterrey cominciarono ad arrivare messaggi di persone che erano state truffate dal sacerdote multiplo; alcuni lo riconducevano al movimento spirituale della Oración fuerte por el espíritu santo.
La descrizione che fece suo padre permise alla polizia di catturare Leonel Stevenson, che si nascondeva in un lussuoso appartamento nel nord di Caacupé; l'appartamento era intestato a Gregorio Trujillo, un'altra delle identità della vittima. Aveva proprietà anche in Colombia, a Panama e a Miami, conti bancari in Svizzera e una casa di campagna a Nizza.
Leonel confessò il delitto. Nella sua dichiarazione disse di sapere solo che l'amante aveva esercitato la professione di sciamano a Miami e che poi aveva tenuto corsi di yoga in Brasile e Messico. Assicurò che viaggiava molto, stava via tre settimane e una la passava con lui a Caacupé.
Non gli aveva mai permesso di accompagnarlo in nessuno di quei viaggi e gli aveva promesso che molto presto sarebbero andati a vivere in Europa, ma quell'ultima notte, dopo aver bevuto e fatto uso di droghe, gli aveva annunciato che la loro storia non poteva continuare perché si era innamorato di un altro.
"Era una brava persona", disse Leonel tra le lacrime. "Non gli piaceva uscire, preferiva chiudersi qui a leggere i libri di Paulo Coelho e Deepak Chopra. Li leggeva sempre, sempre gli stessi, ancora e ancora e diceva che erano la sua massima fonte d'ispirazione".
Quando gli domandarono dei templi e delle identità del suo amante in diverse città dell'America Latina, Leonel si limitò a dire che era un uomo riservato e che andava sempre di fretta. "Il tempo è denaro, mi diceva quando mi salutava. Era la sua frase preferita".
Efraim Medina Reyes

Efraim Medina Reyes

Efraim Medina Reyes è nato nel 1967 a Cartagena e vive tra la Colombia e l’Italia. Nel 1995 ha vinto il Premio nazionale per il racconto con la raccolta Cinema Albero (Fusi orari). Ha diretto tre film e scrive per il teatro. È uno dei tre membri della 7 Torpes Band.
Con Feltrinelli ha pubblicato: C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo (2002), Tecniche di masturbazione tra Batman e Robin (2004) e La sessualità della Pantera rosa (2006) e Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio (2013).

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