Via i premi, via i riconoscimenti, via tutto. Quello che ieri era solo un rumore di fondo, una reazione istintiva dallo stomaco del Paese - lettori delusi, oppositori storici trionfanti, semplici cittadini - si sta trasformando in bufera. Danzica, Polonia: il premio Nobel per la pace Lech Walesa suggerisce al premio Nobel per la letteratura Günter Grass di rinunciare alla cittadinanza onoraria della sua città d' origine (e il consiglio comunale riflette sulla possibilità di ritirargliela). Praga, Repubblica Ceca: il Pen Club medita di chiedere allo scrittore tedesco la restituzione del Premio Karel Capek, conferitogli nel 1994. Berlino, Germania: il tabloid Berliner Kurier si domanda se «da un punto di vista morale», sia giusto che ora Grass si tenga il Nobel. «Una situazione spiacevole, non mi sento a mio agio in sua compagnia - ha dichiarato alla Bild l' ex presidente polacco, anch' egli cittadino onorario di Danzica -. Se si fosse saputo che era nelle SS non avrebbe mai ricevuto quell' onorificenza. La cosa migliore sarebbe che vi rinunciasse volontariamente». Perfino il presidente della Spd Kurt Beck ammette di essere «piuttosto scosso», pur confermando il sostegno alla «grande personalità» di Grass. Non c' entrano le SS, non c' entra nemmeno l' arruolamento volontario a soli 15 anni. Il silenzio, ecco cosa viene rimproverato allo scrittore. Il tamburo di latta che per quarant' anni ha rimbombato nelle orecchie e nei cuori dei tedeschi, per denunciare gli strascichi della dittatura e aprire le porte alla democrazia, non ha emesso alcun suono quando si sarebbe trattato di far cadere ogni velo sul proprio passato. «Questo baffuto praeceptor Germaniae ha sempre avuto qualcosa da dire, su tutto e tutti; tranne su come egli stesso abbia indossato l' uniforme di Himmler e Heydrich - scrive la Süddeutsche Zeitung -. Certo, è un paragone ingiusto verso i molti giovani che volenti o nolenti entrarono nelle SS. Ma chi tanto a lungo, così di frequente e spesso a ragione ha preteso chiarezza di pensiero e discorso, non avrebbe dovuto stare zitto su questa parte della sua biografia». Intanto i due fronti, colpevolisti e innocentisti, guadagnano partigiani. Martin Walser, scrittore ed ex soldato della Wehrmacht, le cui dichiarazioni su nazismo e Olocausto in più occasioni hanno agitato la Germania, dichiara alla Stuttgarter Zeitung: «Il suo silenzio getta una luce distruttiva sul nostro superamento del passato attraverso il ricorso a pensieri e parole regolati da norme. Ma con la sua esternazione plateale Grass ha dato una lezione a questo clima morale poliziesco». Di tutt' altro avviso lo storico Joachim Fest, sullo Spiegel: «Per uno che per decenni si è messo in scena come istanza morale del Paese, questa confessione arriva con un po' di ritardo». E ora, a solo un giorno dalla pubblicazione di quel dialogo con Frank Schirrmacher sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, già un' altra ombra cala sulle spalle di Grass. «Perché abbia taciuto così a lungo, e perché solo ora sia arrivato alla decisione di dire la verità, questo rimane oscuro. Ma lo scrittore dimostra ancora una volta il suo talento per il marketing», scrive lo Handelsblatt. Ancora più espliciti i dubbi del Tagesspiegel: tutti i critici del Paese hanno in mano Sbucciando la cipolla, l' autobiografia in cui Grass ha deciso di raccontare la sua gioventù. Il libro, 480 pagine e 11 disegni a sanguigna di mano dell' autore, uscirà il primo settembre. Fino a quella data, embargo per ogni recensione. Come mai proprio ora lo scrittore ha deciso di rompere le regole, e proprio con un giornale che domenica uscirà con larghe anticipazioni del libro? Gregor Dotzauer, critico del Tagesspiegel, si vendica a modo suo: «anticipando» tutto quel che è possibile svelare. L' episodio sulle SS «che è ben lungi dall' essere al centro del libro», l' amore per l' arte culinaria, la dichiarazione d' amore per la madre. E il finale: «Così vissi da quel momento in poi, da pagina a pagina e tra libro e libro...». «Il suo romanzo più vitale, da molto tempo a questa parte», commenta Dotzauer. Come scrive il Rheinische Post: «Il caso Grass non è chiuso, è solamente iniziato».
Günter Grass

Günter Grass

Günter Grass (Danzica 1927 - Lubecca 2015) ha raggiunto la massima notorietà con Il tamburo di latta, pubblicato nel 1959 (Feltrinelli, 1962, nuova edizione 2009). Delle sue opere successive ricordiamo: Gatto e topo (Feltrinelli, 1964, 2009), Anni di cani (Feltrinelli, 1966, 2009), Dal diario di una lumaca (Einaudi, 1974), Il Rombo (Einaudi, 1979), La Ratta (Einaudi, 1987), Il richiamo dell’ululone (Feltrinelli, 1992), È una lunga storia (Einaudi, 1998), Il mio secolo. Cento racconti (Einaudi, 1999), Il passo del gambero (Einaudi, 2002), Sbucciando la cipolla (Einaudi, 2007), Camera oscura (Einaudi, 2009), Da una Germania allaltra. Diario 1990 (Einaudi, 2012). Nel 1999 Grass ha vinto il premio Nobel per la letteratura.

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