Questa volta il silenzio è durato due giorni. Il tempo di raccogliere le idee, dopo il diluvio di critiche scatenato dall' intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung; e ieri, Günter Grass ha parlato. «Stanno cercando di trasformarmi in una non persona». L' accusa peggiore, per uno scrittore che dell' individuo e della sua responsabilità civile ha fatto il fulcro della propria opera. «Ma proprio per questo sono grato del fatto che ci siano opinioni contrastanti e differenziate. Posso solo sperare che alcuni tra coloro che mi hanno attaccato ora leggano con attenzione il mio libro». Sulla richiesta di restituire cittadinanze onorarie e premi, in primo luogo quello conferitogli nel 1999 dall' Accademia svedese, Grass non vuole esprimersi. «Non la finirei più con i commenti, se lo facessi». Torna, piuttosto, su un concetto per lui fondamentale: in quei due mesi scarsi che separarono il suo ingresso nelle Waffen SS dal suo ferimento, non sparò un colpo. E non partecipò a nessun delitto. Di questo, l' uomo che un tempo era la coscienza critica del Paese si dice sicuro. Più che di tutto il resto, e sembra quasi scusarsene: «Potendo fare ricorso solo al ricordo, non sono riuscito a esprimere in maniera più precisa quale sia stato il mio modo di agire a 16-17 anni. O il fatto che abbia dovuto sentirmi addosso questa macchia - perché è come una macchia che l' ho vissuta - per oltre sessant' anni, e che abbia cercato di trarne le mie conseguenze. A questo si è conformato il mio successivo comportamento, come scrittore e come cittadino». Ma perché quel silenzio così prolungato, signor Grass? Perché quei sessant' anni di mutismo che stanno mettendo sottosopra la Germania (e non solo)? «Solamente quando mi sono deciso a scrivere qualcosa sui miei anni di gioventù, ho trovato questa forma letteraria. Che mi ha infine consentito di scrivere e parlare del periodo in cui sono stato membro delle Waffen SS». Una risposta non morale o politica, dunque, bensì artistica: mi sono espresso perché ho trovato, finalmente, il modo giusto per farlo. Ma non sono quei mesi nelle SS, sostiene Grass, a rappresentare il nocciolo del nuovo libro. Centrali sono piuttosto gli interrogativi che lo tormentarono negli anni successivi. E che lui snocciola come grani di un rosario consumato dall' uso: «Come ho potuto rincorrere in maniera tanto ingenua questa ideologia? Perché non ho fatto domande, quando mio zio polacco fu fucilato secondo la legge marziale, nel 1939, dopo l' assalto nazista agli uffici postali di Danzica (un episodio ricordato anche nel Tamburo di latta, ndr)? Perché non ho indagato quando il mio insegnante di latino, che aveva espresso apertamente i suoi dubbi sulla vittoria finale, sparì all' improvviso?». Così si chiude, con una serie di punti interrogativi sospesi nell' aria, l' intervista rilasciata da GG (insieme a «BB», vale a dire Bertolt Brecht, uno degli intellettuali-simbolo della nazione tedesca) all' agenzia di stampa Dpa. Ma sono ben altre le domande rimaste a fluttuare nel vuoto pneumatico che la delusione e la rabbia hanno creato nel cuore di critici e lettori. Chissà se Grass deciderà di rispondervi giovedì sera, quando sul canale televisivo Ard, ore 22.45, andrà in onda il suo incontro con il critico Ulrich Wickert. Era in scaletta per il 7 settembre, poco dopo l' uscita dell' autobiografia (per cui la casa editrice nega qualsiasi «operazione commerciale»). Dati gli eventi, si è deciso di anticipare. Nel frattempo, il fronte del dibattito si è spostato dal terreno intellettuale a quello politico. Se Angela Merkel ha deciso di trincerarsi dietro un no comment, i suoi compagni di partito non perdonano a Grass le critiche ad Adenauer espresse nell' intervista: «Grass ha avuto pretese per tutta la vita, soprattutto verso i politici. Le abbia verso se stesso e restituisca i premi. Nobel incluso», attacca l' esperto culturale della Cdu, Wolfgang Börnsen. Perfino tra le file della Spd, il partito per cui Grass si è schierato, serpeggia l' imbarazzo. Franz Müntefering, vicecancelliere in carica, ammette: massimo rispetto per Günter, ma avrei preferito che avesse parlato prima. Dalla Germania, al resto del mondo. In una Polonia già in allerta per la discussa esposizione berlinese sulle deportazioni, i primi sussurri sono ormai diventati grida: «Inaccettabile che la città in cui ha avuto inizio la Seconda guerra mondiale - attacca Jacek Kurski, del partito di governo Legge e giustizia - abbia tra i suoi cittadini onorari un membro delle SS. Se non restituirà la cittadinanza, gliela toglieremo noi». E Lech Walesa, tra i primi a invocare il ritiro dell' onorificenza, rincara la dose: «Sono felice di non averlo mai incontrato, di non aver mai dovuto stringergli la mano. Ho perso mio padre in guerra, e Grass era nelle SS». Quella di Grass è, secondo la Lega ebraica tedesca, «una confessione giunta stranamente in ritardo». Che «riduce ad absurdum i suoi discorsi precedenti», chiude il Consiglio centrale degli ebrei. E per Lars Gustaffson, vecchio compagno di Grass, Frisch ed Enzensberger ai tempi di Berlino Ovest, «questa è una storia spaventosa. Provate a pensarci: sessant' anni di silenzio». Chiude, lo scrittore svedese, citando Strindberg: «Non si può vivere con un segreto». C' è anche chi, come lo storico Norbert Frei, minimizza: «Non è poi gran cosa», quel periodo nelle SS. Ma il basso profilo non convince, e il «caso Grass» rimbalza sui media, soprattutto all' Est (e Politika, giornale di Belgrado, commentando le «ombre calate sull' integrità morale» dello scrittore, ricorda il suo sostegno ai bombardamenti sulla Serbia durante la guerra in Kosovo). «Aspettiamo di sapere la verità - ammonisce sul Riformista Franca Rame, voce storica della sinistra militante -. Se dovesse venir fuori che era un massacratore non gli daremo la medaglia al valore; ma questo linciaggio è inaccettabile». E a chi invoca la restituzione dei premi, la moglie del Nobel Dario Fo risponde con una battuta: «Allora cosa dovrebbe fare Benedetto XVI? Restituire il pontificato?». la vicenda In un' intervista uscita sulla «Frankfurter Allgemeine Zeitung» sabato scorso, Günter Grass ha rivelato di aver fatto parte delle Waffen SS Lo scrittore, nato a Danzica nel 1927, voleva arruolarsi tra i sommergibilisti, ma venne assegnato ai reparti combattenti delle SS La notizia ha diviso i critici: soprattutto ci si chiede perché il romanziere abbia taciuto così a lungo questo particolare della sua giovinezza I critici più severi di Grass gli hanno chiesto di restituire il premio Nobel vinto nel 1999, mentre l' ex leader di Solidarnosc Lech Walesa lo ha invitato a rinunciare alla cittadinanza onoraria di Danzica, sua città d' origine.
Günter Grass

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Günter Grass (Danzica 1927 - Lubecca 2015) ha raggiunto la massima notorietà con Il tamburo di latta, pubblicato nel 1959 (Feltrinelli, 1962, nuova edizione 2009). Delle sue opere successive ricordiamo: Gatto e topo (Feltrinelli, 1964, 2009), Anni di cani (Feltrinelli, 1966, 2009), Dal diario di una lumaca (Einaudi, 1974), Il Rombo (Einaudi, 1979), La Ratta (Einaudi, 1987), Il richiamo dell’ululone (Feltrinelli, 1992), È una lunga storia (Einaudi, 1998), Il mio secolo. Cento racconti (Einaudi, 1999), Il passo del gambero (Einaudi, 2002), Sbucciando la cipolla (Einaudi, 2007), Camera oscura (Einaudi, 2009), Da una Germania allaltra. Diario 1990 (Einaudi, 2012). Nel 1999 Grass ha vinto il premio Nobel per la letteratura.

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