Poiché la malattia più diffusa d’Occidente è l’ipocondria, sono addirittura entusiasta dell’idea del ministro Turco di far pagare un ticket a chi si rivolge a un Pronto Soccorso senza averne urgenza. Quasi a ognuno di noi è capitato di dover passare da un Pronto Soccorso trovandolo intasato di persone gravemente minate da un raffreddore, da qualche linea di febbre, da botte o ustioni curabili con un cerotto. Una cagionevolezza diffusa, parente stretta della dilagante incapacità di affrontare il benché minimo disagio tipica del nostro tempo. Non ci sono solo i bisogni indotti, esistono anche i dolori indotti. Normalissimi disagi ingigantiti dall’ossessione (o dalla presunzione) di dover star bene a qualunque costo: neanche mezz’ora di malessere può essere sopportata con una normale alzata di spalle e un grammo di pazienza. Quando poi il costo è zero, il Pronto Soccorso diventa un’attrazione irresistibile anche per i tanti che non ne hanno affatto bisogno. E diventa un luogo penosissimo per i pochi che ne avrebbero urgenza, e devono fendere una folla di moribondi immaginari per riuscire a farsi curare. Per l’ipocondria acuta ci vuole un bravo psichiatra. Ma per i casi meno gravi, anche un ticket sull’ipocondria può aiutare a guarire.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma nel 1954 ed è cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su “la Repubblica” e “L’Espresso”. Scrive per il teatro e ha scritto per la televisione. Ha fondato e diretto il settimanale satirico “Cuore”. Per Feltrinelli ha pubblicato, tra l’altro, Il nuovo che avanza (1989), Poetastro (1993), Il ragazzo mucca (1997), Canzoni politiche (2000), Cerimonie (2002), Gli sdraiati (2013), Ognuno potrebbe (2015), Il grande libro delle Amache (2017), La sinistra e altre parole strane (2017) e Le cose che bruciano (2019).

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