Gli ayatollah iraniani, divisi in almeno tre diverse fazioni, hanno preso effettivamente la decisione di ricercare un compromesso con l’Occidente, come assicura la fazione più moderata, e mostrano intransigenza solo per ragioni tattiche? Oppure Ahmadinejad è convinto di non poter sopravvivere senza una crisi e tattica è invece la sua offerta di ‟negoziati seri”? Cercasi disperatamente un segnale che lasci intravedere le vere intenzioni di Teheran. Nemmeno la visita di due giorni Kofi Annan è riuscita a far luce. Il presidente Ahmadinejad gli ha detto sì e gli ha detto no. Ha sostenuto di voler risolvere la crisi con un negoziato, ma ha rifiutato di sospendere l’arricchimento dell’uranio secondo la condizione posta dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Anzi il parlamento iraniano esaminerà nei prossimi giorni ad una proposta di legge per ‟sospendere” le ispezioni dell’Aiea, se il Consiglio di Sicurezza deciderà di ‟privare l’Iran dei suoi diritti legali” alla tecnologia nucleare.
Più positivo è stato invece l’atteggiamento sul Libano. Ahmadinejad, che aveva già detto per telefono a Kofi Annan di appoggiare la risoluzione 1701, che prevede tra le altre cose il blocco delle forniture di armi a Hezbollah, di cui l’Iran è il principale patrocinatore, ha confermato al Segretario generale ‟il pieno appoggio” alla risoluzione. L’Iran sostiene la missione dei caschi blu in Libano e vuole che sia fatto il possibile per garantire l’integrità territoriale e l’indipendenza del paese, ha detto.
Durante la visita Annan ha espresso il rammarico per la mostra di caricature sull’Olocausto, organizzata a Teheran in risposta alle caricature su Maometto comparse un anno fa su un giornale danese. ‟La tragedia dell’Olocausto è un fatto storico innegabile” ha detto il Segretario generale. ‟Dobbiamo riconoscerlo e insegnare ai nostri figli che cosa è successo nella seconda Guerra mondiale”. Il diritto alla libertà di espressione deve essere esercitato con responsabilità e sensibilità: ‟Dobbiamo stare attenti a non dire cose che possano essere usate come pretesti per incitare all’odio e alla violenza”. Proprio ieri tuttavia il portavoce del governo Azefi ha confermato che a dicembre si terrà a Teheran l’annunciata conferenza sull’Olocausto, che era stata più volte rinviata. ‟L’Iran non considera questo argomento un tabù e pensa la portata storica dell’Olocausto sia stata molto esagerata”, ha detto Azefi.
Annan, che sabato aveva visto il ministro degli Esteri Mottaki e l’ex presidente Rafsanjani, ha fatto un bilancio ‟molto positivo” dei colloqui, pur invitando le parti a continuare gli sforzi per raggiungere un accordo. C’è da augurarsi che abbia più fortuna Xavier Solana, quando la settimana prossima incontrerà ‟per aver chiarimenti” il caponegoziatore Ali Larijani. Ma già gli iraniani, maestri nel ribaltare le posizioni occidentali, affermano che l’incontro dovrà dare loro ‟un’idea più chiara della posizione degli europei” come ha detto Azefi. ‟Gli europei ci hanno dato delle reazioni preliminari che non consideriamo definitive. Noi abbiamo fatto una seria offerta negoziale, che non è stata capita appieno” ha detto il portavoce.
Gli europei hanno rinviato di due settimane la decisione sulle sanzioni. Ma gli iraniani sanno bene che o le sanzioni saranno blande e non avranno effetto, o saranno dure e colpiranno i paesi industrializzati in misura ancora maggiore dell’Iran. Il negoziato sul pacchetto degli incentivi è stato reso enormemente più difficile dalla minaccia di sanzioni - è l’opinione dei diplomatici europei a Teheran - perché ‟ha trasformato un’offerta negoziale in un’ingiunzione fondata sul diritto internazionale”, aumentando le diffidenze degli ayatollah, convinti che l’obbiettivo vero dell’Occidente sia solo quello di rovesciare il regime. Una escalation, dicono, non porterà da nessuna parte.
Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini è inviata de “la Repubblica”, di cui è stata corrispondente dalla Germania negli anni della caduta del Muro. Ha seguito le Guerre balcaniche, lavorato in diversi paesi e, dal 1997, soprattutto in Iran. Nel 1973 era stata una delle fondatrici di “Effe”, il primo giornale femminista italiano. Tra i suoi libri Quarant’anni in faccia (Rizzoli, 1982), Piccolo viaggio nell’anima tedesca (con Francesca Predazzi, 2004; nuova edizione in Ue: 2014), Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica (Feltrinelli, 2006), Al di qua del muro. Berlino 1989 (Feltrinelli, 2010), L’amore a settant’anni (Feltrinelli, 2012) e Suonare il rock a Teheran (con Benedetta Gentile; Feltrinelli Kids, 2014).

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