‟Ci sono momenti in cui la pazienza paga”. È una massima che il Segretario generale dell’Onu applica con energia al conflitto sulla politica nucleare dell’Iran. ‟Un po’di pazienza può avere molti risultati”, ha detto Kofi Annan al suo arrivo a Teheran. I primi risultati li ha incassati già nei primi colloqui con il ministro degli Esteri Mottaki e il caponegoziatore sul dossier nucleare Larijani. Dopo aver ottenuto a Damasco la promessa di collaborazione siriana all’applicazione della risoluzione 1701 per la pace in Libano, Annan ha ottenuto lo stesso impegno da parte di Teheran. Mottaki ha detto che l’Iran è pronto ‟a collaborare pienamente” con il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il portavoce di Annan, Ahmad Fawzi, ha sottolineato che è stato fatto un riferimento specifico al paragrafo 15 della risoluzione, che riguarda l’embargo sulle forniture di armi a Hezbollah. L’Iran s’impegna dunque, almeno a parole, a interrompere i rifornimenti di armi alle milizie sciite libanesi di cui è considerato il primo rifornitore, anche se pretende che il proprio appoggio a Hezbollah sia solo di natura politica e morale. Se è difficile credergli altrettanto illusorio è credere, come fa la Casa Bianca, che Hezbollah esista unicamente grazie all’Iran - un’illusione che ha spinto Bush a dare carta bianca a Israele nella guerra in Libano. ‟ E’stato un colloquio positivo che mi ha molto aiutato per il mio lavoro futuro”, ha detto il Segretario generale. Sulla risoluzione 1701 Annan aveva avuto un colloquio telefonico con lo stesso presidente Ahmadinejad prima di venire a Teheran: ‟Il presidente ha detto di nutrire delle riserve su alcuni articoli del testo della risoluzione ma di essere pronto in ogni caso a collaborare alla sua applicazione”. Pagherà la pazienza anche sul dossier nucleare? E’questo il tema cruciale dei colloqui di Teheran, due giorni dopo la scadenza, fissata dal Consiglio di Sicurezza e ignorata dall’Iran, della cessazione dell’arricchimento dell’uranio. Il Segretario generale avrebbe dovuto venire a Teheran nel novembre scorso, nel tentativo di trovare un’intesa sulla questione nucleare, ma dovette cancellare il viaggio dopo che Ahmadinejad, alla vigilia della sua partenza, disse che Israele doveva ‟essere cancellata dalle carte geografiche”. Stamani ci sarà il faccia a faccia con il presidente iraniano, il quale ormai quotidianamente ribadisce la più assoluta intransigenza nei confronti delle richieste dell’Onu. Anche oggi, in un discorso nella città di Maku, nell'Iran nordoccidentale, Ahmadinejad ha giurato che l'Iran difenderà ‟con fermezza” i propri diritti e i propri obbiettivi anche nel corso dei negoziati. ‟Il popolo iraniano non cederà di un millimetro nel suo desiderio di usare l’energia nucleare a scopi pacifici e per il progresso del paese”, ha detto. E’questa retorica, dicono gli analisti, che impedisce ormai anche ai dirigenti più moderati come Larijani e l’ex presidente Rafsanjani di fare un passo indietro. Larijani, dopo i colloqui con Annan, ha lanciato un appello alla ripresa dei negoziati per risolvere l’impasse nucleare, ma ha di nuovo scartato ‟qualsiasi precondizione” - cioè la cessazione dell’arricchimento che gli Stati Uniti hanno voluto mettere nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza accanto agli incentivi concordati con gli europei. Washington si aspetta ora che il Consiglio decida le sanzioni, sulla base del Capitolo VII della Carta dell’Onu. Gli europei frenano. Hanno dato mandato al responsabile per la politica estera Solana di ottenre da Larijani tutti i ‟chiarimenti” necessari. Non c’è una scadenza ultimativa sui tempi, ha detto Solana, ma ‟quanto prima tanto meglio. L’Europa non chiude le porte. Ma ha bisogno di un segnale che le venga incontro dall’altra parte”. Il tempo stringe. Gli europei si ritroveranno il 15 settembre. ‟Decidere le sanzioni accanto agli incentivi è stato un errore”, dice l’ex ambasciatore svizzero a Teheran Tim Guldimann. ‟Il problema è che in questo modo quello che un anno fa era ancora possibile oggi non lo è più e quello che è possibile oggi non lo sarà più tra un anno”.
Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini è inviata de “la Repubblica”, di cui è stata corrispondente dalla Germania negli anni della caduta del Muro. Ha seguito le Guerre balcaniche, lavorato in diversi paesi e, dal 1997, soprattutto in Iran. Nel 1973 era stata una delle fondatrici di “Effe”, il primo giornale femminista italiano. Tra i suoi libri Quarant’anni in faccia (Rizzoli, 1982), Piccolo viaggio nell’anima tedesca (con Francesca Predazzi, 2004; nuova edizione in Ue: 2014), Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica (Feltrinelli, 2006), Al di qua del muro. Berlino 1989 (Feltrinelli, 2010), L’amore a settant’anni (Feltrinelli, 2012) e Suonare il rock a Teheran (con Benedetta Gentile; Feltrinelli Kids, 2014).

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