È un papa tragico quello che dalla sua Baviera ci sorprende con un’omelia acuminata. Un intellettuale europeo pessimista ma ambizioso che rivolge il suo sguardo all’islam, all’Asia e all’Africa: quasi prefigurando un nuovo "asse globale del sacro" nel nome del timore di Dio, contrapposto alla globalizzazione cinica, materialista e utilitarista di matrice occidentale. A leggere tra le righe la meditazione sconsolata di Benedetto XVI, pare addirittura che il fanatismo religioso vada riconosciuto come reazione speculare alla caduta dei nostri codici morali, alla corruzione dei nostri costumi. Un occidente afflitto da "debolezza d’udito nei confronti di Dio", e incapace perciò di fare buon uso delle sue prestazioni tecniche, della sua scienza, della sua malintesa libertà. Neppure la piaga dell’Aids può essere debellata solo con la prevenzione e i farmaci se non si propugna - è sottinteso - il ripristino di una morale sessuale che valorizzi la castità e il divieto dei rapporti extraconiugali. Una ricerca scientifica spregiudicata e il libertinaggio, nella visione pontificia, rappresenterebbero il tallone d’Achille della nostra civiltà destinata alla perdizione. Non sono certo temi nuovi per Joseph Ratzinger. Ricordiamo la cupa via crucis del 2005 in cui denunciava: "La superbia di pensare che siamo in grado di produrre l’uomo ha fatto sì che gli uomini siano diventati una sorta di merce, che vengano comprati e venduti, che siano come un serbatoio di materiale per i nostri esperimenti". Mentre nell’enciclica "Deus caritas est" ci metteva in guardia contro la degenerazione di un "eros" disgiunto dall’"agape", cioè dall’amore divino. Pericoli reali, come negarlo, che il papa tedesco enfatizza però fino a tracciare un affresco inquietante: un occidente triste perché in larga misura già blasfemo, geneticamente modificato, pornografico. Dunque in imminente pericolo di scristianizzazione, disumanizzato. La novità dell’omelia di Monaco è nello sguardo che Ratzinger volge all’"altro mondo". L’islam adirato per le offese recate al suo Profeta. Un’aspirazione al sacro che, estromessa dall’occidente, invece si esprimerebbe nelle pulsioni collettive dell’Asia e dell’Africa. Ma ne siamo sicuri? Possiamo davvero leggere come empito al trascendente l’integralismo islamico, induista, le credenze animiste? La ricerca scientifica contemporanea necessita senz’altro di codici morali e controllo democratico. La libertà sessuale, è vero, produce anche un’illusoria mercificazione della ricerca del piacere. Ma l’una e l’altra rappresentano conquiste irrinunciabili dell’uomo e della donna contro cui l’integralismo ha scatenato una guerra oscurantista e liberticida. La scienza e la medicina del terzo millennio non sono riducibili alla cinica caricatura che sembra proporne il vertice della Chiesa di Roma. Così come il piacere della seduzione e la liberazione dei rapporti sessuali da vincoli repressivi, non possono essere denigrati come impudicizia e mercimonio. In altre parole: nessuno, neanche il papa, potrebbe mai sostenere che la biancheria sexy pubblicizzata sui nostri cartelloni stradali legittimi la reazione del burqa nel mondo islamico. La descrizione apocalittica di un occidente laico che calpesta la vita nascente e sprofonda nelle sabbie mobili del libertinaggio appare ingenerosa nei confronti della nostra società, e non aiuta certo a frenare il cinismo che effettivamente la corrode. Bisognerebbe semmai denunciare, non certo assecondare, la falsa rappresentazione del nostro modo di vivere e della nostra libertà su cui insiste la predicazione dei capi integralisti. Non è certo un caso che la libertà femminile sia il loro primo bersaglio, e le donne siano le prime vittime del conflitto di civiltà che tentano di scatenare. Negare così disperatamente i valori - e sì, diciamolo, anche i bisogni e i desideri - che contraddistinguono il nostro vivere, favorisce semmai le reazioni di cinismo che tanto preoccupano il pontefice. Ho tra le mani il romanzo "Troppi paradisi" (Einaudi) di Walter Siti, curatore delle opere di Pier Paolo Pasolini. Dove l’omosessualità viene elevata a emblema narcisistico, nucleo immaginario dell’occidente. "Sono l’Occidente perché odio le emergenze e ho fatto della comodità il mio dio", scrive. "Sono l’Occidente perché detesto i bambini e il futuro non mi interessa". Una deformazione uguale e contraria della nostra realtà. La mitizzazione parossistica del piacere erotico che giunge fino a proporlo come arma: "Il sesso è uno dei grimaldelli più potenti per l’Occidente: precettare le letterine di Passaparola e spedirle nelle celle dei terroristi catturati". Ma noi non siamo la nuova Sodoma, così come i nostri camici bianchi non sono trafficanti di organi. Descrivendo i nostri nemici come uomini di fede spaventati da un occidente che "oscura Dio", minacciati "non da Cristo ma dal dileggio del sacro", Benedetto XVI si cimenta in un’analisi suggestiva. Ma rischia di fare ai fanatici un regalo che non si meritano. Il dialogo tra le fedi può dare un contributo decisivo alla pace nel mondo, ma non sarà la sacra alleanza delle comunità religiose a preservare le nostre libertà.
Gad Lerner

Gad Lerner

Gad Lerner è nato a Beirut nel 1954 da una famiglia ebraica che ha dovuto lasciare il Libano dopo soli tre anni, trasferendosi a Milano. Come giornalista, ha lavorato nelle principali testate italiane da inviato o con ruoli di direzione. Ha ideato e condotto vari programmi d’informazione televisiva alla Rai, La7 e Laeffe. Ha diretto il Tg1. Le sue ultime trasmissioni d’inchiesta sono “Operai” e Ricchi e poveri. Con Feltrinelli ha pubblicato Operai (1988, 2010) e Tu sei un bastardo. Contro l’abuso delle identità (2005), Scintille (2009) e Concetta. Una storia operaia (2017).

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