‟Sarà molto, molto peggio che al tempo delle vignette danesi. Se il Papa non chiede scusa e ritira il suo discorso, a farne le spese saranno anche i cristiani in Siria”. Suona come una minaccia. E, a sentire le reazioni a caldo tra politici, religiosi islamici e commentatori, a Damasco si preparano tempi difficili per una delle più antiche comunità cristiane del Medio Oriente. Qui vennero a predicare San Paolo e San Barnaba direttamente da Gerusalemme. Qui oggi i cristiani sono circa il 9 per cento dei 17 milioni di siriani. In grande maggioranza greci ortodossi, ma con il 25 per cento di latini. Per decenni hanno goduto la protezione del regime laico baathista. Nessuna persecuzione, nessun esodo all’estero come invece avviene in Iraq, Egitto e nelle zone palestinesi. Ma ora tutto rischia di venire pregiudicato. ‟Potrebbero esserci attacchi contro le Chiese, luoghi religiosi cristiani dati alle fiamme. Occorre che le autorità corrano ai ripari subito per prevenire le violenze. C’è chi da tempo è interessato a soffiare sul fuoco, magari gli stessi gruppi che hanno appena attaccato l’ambasciata americana a Damasco”, sostiene Samir Altaqi, direttore di ‟Orient Center for Studies”, che raccoglie un folto numero di intellettuali locali chiamati spesso a offrire consulenze al regime di Bashar al Assad. La prova del nove sarà già durante le preghiere del venerdì, oggi a mezzogiorno. ‟Dobbiamo sentire cosa diranno gli imam dai pulpiti delle moschee. Ma non sono per nulla ottimista. Le dichiarazioni del Papa sono troppo gravi per passare inosservate”, aggiunge Altaqi. Sulla televisione del suo ufficio fa zapping tra Al Jazeera e Al Arabiya. Il tono non cambia sulle due maggiori emittenti del mondo arabo: offesa, rabbia, appelli alla mobilitazione. Entrambe fanno scorrere sullo schermo le frasi più controverse del discorso papale. Le vede anche Mohammd Al Habash, membro del parlamento e direttore del Centro di Studi Islamici, noto per i suoi sermoni che ogni settimana raccolgono oltre 5.000 persone nella sua moschea. Esclama: ‟Mi sembra assurdo. Ma le affermazioni del Papa non possono che generare violenza. Il suo è un vero attacco teologico alla dottrina islamica. Come si permette? E con che autorità condanna la guerra santa? Perché un musulmano non dovrebbe combattere per difendere la sua famiglia, il suo Paese, la sua religione?”.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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