L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di tornare a usare l'insetticida Ddt nei suoi programmi per la lotta alla malaria. ‟I dati scientifici e programmatici sostengono questa decisione”, ha dichiarato venerdì il dottor Anarfi Asamoa-Baah, assistente direttore generale dell'Oms per i programmi su malaria, Aids e tubercolosi. ‟L'irrorazione residuale degli interni è utile per diminuire rapidamente il numero di infezioni causate dalle zanzare portatrici di malaria. È dimostrato che il Ddt è efficace e non presenta rischi per la salute se usato in modo appropriato”.
La decisione dell'Oms è il risultato di ormai anni di pressioni di alcune associazioni internazionali per la lotta alla malaria, che chiedevano di ridare cittadinanza al Ddt per combattere uno dei più grandi killer di tutti i tempi: la malaria uccide almeno un milione di persone ogni anno, in gran parte bambini sotto i 5 anni d'età; di queste persone l'80% vive nell'Africa sub-sahariana. Almeno mezzo milione di persone ogni anno si ammala gravemente di febbri malariche anche se sopravvive. Spruzzare gli interni delle case una volta all'anno e impregnare le zanzariere (basta una volta ogni 5 anni) con quell'insetticida, riconosce l'Oms, è il mezzo più efficace ed economico per tenere sotto controllo le zanzare che sono il vettore della malattia.
Il Ddt però non era al bando a caso. Il dicloro-difenil-tricloroetano (da cui l'acronimo ddt) è una sostanza sviluppata all'inizio degli anni '40 (il chimico svizzero Paul Hermann Müller della casa farmaceutica Geigy ebbe il Nobel per la medicina nel 1948 per la scoperta ‟dell'alta efficienza del Ddt come veleno da contatto contro diversi artropodi”); fu usato in modo massiccio dalle truppe Alleate durante la seconda Guerra mondiale e poi negli anni '50, anche sulla popolazione civile, contro gli insetti che diffondono tifo e malaria: e in effetti ha contribuito a eradicare la malaria negli Stati uniti meridionali e in Europa. Dal 1955 è entrato come elemento chiave dei programmi lanciati dall'Oms contro la malaria.
Poi però il Ddt è caduto in disgrazia. La svolta è stata nel 1962, quando la biologa americana Rachel Carson ha pubblicato un libro titolato Silent Spring (Primavera silenziosa), che segnò uno degli atti di nascita dell'ambientalismo: dimostrava che l'uso massiccio del Ddt in agricoltura aveva avuto un effetto devastante sull'ambiente, rotto la catena di insetti e uccelli che popolavano le campagne americane e in particolare causato l'assottigliarsi del guscio delle uova degli uccelli selvatici. La denuncia di Rachel Carson suscitò molta impressione e portò, negli anni '70, alla messa al bando del Ddt per gli usi agricoli, prima negli Usa e poi in tutti i paesi industrializzati. Dai primi anni '80 anche l'Oms ha smesso di promuoverne l'uso nei suoi programmi antimalarici, e in generale tutti i programmi internazionali di aiuti hanno messo al bando l'insetticida.
Carson sosteneva anche che il Ddt aveva effetti cancerogeni sugli umani, ma se i danni ambientali sono ben documentati, è meno chiaro il pericolo sulla salute umana (nel 2005 però la rivista medica ‟Lancet” segnalava che seppure non ha effetti tossici acuti, secondo alcuni studi l'esposizione al Ddt provoca nascite premature; dunque il bilancio tra danni e benefici nella lotta alla malaria va valutato con attenzione). Sta di fatto che oggi il Ddt è una delle 12 sostanze ‟inquinanti organici persistenti”, Pop secondo l'acronimo in inglese, messe al bando da un trattato internazionale nel 2004 entrato in vigore nel maggio scorso - salvo alcune deroghe.
A favore del Ddt si sono battute diverse organizzazioni di lotta alla malaria, negli Stati uniti e in Africa. Molti ambientalisti hanno cambiato atteggiamento; organizzazioni Usa come Environmental Defence, che negli anni '60 faceva campagna contro il Ddt, ora sono favorevoli a un uso limitato per combattere la malaria (è anche vero che si tratta di dosi minime rispetto a quelle usate una volta nell'agricoltura americana). D'altra parte, alcuni grandi paesi dell'Africa e dell'Asia non avevano mai smesso di usarlo: l'India, l'Indonesia. O il Sudafrica, dove le autorità sanitarie spruzzano una volta all'anno sui muri interni delle case e delle stalle nelle zone malariche - con tutte le precauzioni, fanno notare, per evitare che i residui non vadano a inquinare acqua e terreni. Ma questi sono paesi abbastanza ricchi da finanziare da sé i propri programmi anti-malaria: non così molti paesi africani, che dipendono da aiuti internazionali. La decisione dell'Oms dunque segna una svolta pratica: il Ddt torna nei programmi di lotta alla malaria finanziati da aiuti internazionali, a cominciare dal Global Fund sponsorizzato dal G8.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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