Il conflitto d’interessi? ‟Supponiamo che il sindaco d’una grande città attui una politica di depurazione dell’aria. Se respira meglio anche lui, non c’è conflitto d’interessi”. Lo diceva il ministro berlusconiano Antonio Marzano. Aggiungendo che lo stesso valeva per tutto, compresa una politica fiscale. ‟Vergogna!”, strillavano allora le sinistre. E denunciavano come la coincidenza tra gli interessi dello Stato e quelli del sovrano non venisse più teorizzata dai tempi del Re Sole. Pochi anni dopo, parti rovesciate. A strillare la loro indignazione, adesso, sono le destre. A difendere strenuamente la propria integrità di governante è il sindaco di una grande città, il messinese Francantonio Genovese. E in ballo non c’è l’impalpabile qualità dell’aria citata nell’estrosa sortita marzaniana. Ma il fruscio dei bigliettoni che quotidianamente vengono pagati da chi prende un traghetto per attraversare, nei due sensi, lo Stretto che unisce la Sicilia e il continente. Assediato da un traffico che in certi periodi, certi giorni e certe ore diventa infernale, il comune peloritano sarebbe infatti avviato a imporre un ticket agli automobilisti ma soprattutto ai camionisti di passaggio, che per arrivare ai moli di rada San Francesco o raggiungere le autostrade dopo lo sbarco devono attraversare il centro. Obbligando il municipio ad avere un mucchio di vigili urbani esorbitante per 260 mila abitanti e a farsi carico di una serie di altre spese. Una proposta sensata. Tanto più che la sospirata apertura del porto alternativo di Tremestieri, a sud della città, ha risolto il problema solo in parte. Al punto che il governo ha deciso di dare al sindaco, che in pochi mesi è miracolosamente riuscito a ribaltare il consiglio comunale che gli era ostile e dove oggi ha la maggioranza, poteri speciali. Ma questo è il nodo. A chi andrebbe la parte di esattore di questo ticket se non alla società privata che di fatto ha il monopolio del servizio di traghetto e può dunque accertare chi ingombra Messina per imbarcarsi o perché sbarcato? Una scelta scontata. Solo che il sindaco promotore del ticket e l’esattore delegato a riscuoterlo, sia pure per girare i soldi alle casse comunali, sarebbero la stessa persona: Francantonio Genovese. Che proprio per essere il socio di minoranza dei Franza nella società di traghetti dominatrice del mercato è stato ribattezzato "Franz-antonio". Non basta. La lentezza biblica dei lavori sulla Salerno-Reggio Calabria e lo stop al Ponte, rimesso nei cassetti per anni non solo dalla vittoria romana ma anche da quella messinese dell’Unione, hanno ‟soffiato nelle vele”, si fa per dire, del nuovo traghetto da Messina a Salerno. Il successo della prima nave è stato tale che ne è arrivata una seconda e dopo la seconda è in arrivo una terza. Tutte della società di Franz-antonio. Tutte in partenza da Tremestieri, il cui ampliamento già deciso (da due a sei attracchi) dovrebbe essere gestito ancora da lui, il primo cittadino-primo socio di minoranza della Tourist-Caronte. Un pasticcio. Tanto che perfino Luciano Violante, infilzato dalla ‟Gazzetta del Sud” col ricordo di come fosse venuto sullo Stretto per la campagna elettorale del candidato ulivista (‟non risulta che allora avesse sollevato la questione...”), ha dovuto precisare a Sky Tg24 che la nuova legge sul conflitto di interessi dovrà valere non solo per Berlusconi ma ‟naturalmente anche per il sindaco di Messina”. Saputa la cosa, Franz-antonio ha fatto spallucce. E ha insistito che no, non si sente toccato ‟in alcun modo da conflitti di interessi rispetto agli interessi generali della città”. E sempre lì torniamo...
Gian Antonio Stella

Gian Antonio Stella

Gian Antonio Stella è inviato ed editorialista del “Corriere della Sera”. Tra i suoi libri Schei, L’Orda, Negri, froci, giudei & co. e i romanzi Il Maestro magro, La bambina, il pugile e il canguro, I misteri di via dell’Amorino. Insieme a Sergio Rizzo ha scritto, per Rizzoli, La Casta, La Deriva, Vandali e Licenziare i  padreterni. Con Feltrinelli ha pubblicato Tribù s.p.a. Foto di gruppo con Cavaliere bis (2005), Bolli, sempre bolli, fortissamente bolli (2014) e Se muore il Sud (con Sergio Rizzo, 2013; Premio Benedetto Croce 2014).

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