Sarà pure un golpe ‟per salvare la democrazia”, come dicono alcuni in Thailandia, ma resta sempre un golpe. A Bangkok la giunta militare che martedì notte ha preso il potere ha vietato le attività pubbliche dei partiti e emenato ulteriori restrizioni per gli organi d'informazione. Allo stesso tempo il deposto premier Thaksin Shinawatra ha auspicato elezioni ‟il prima possibile” e fatto appello a tutti a lavorare per ‟la riconciliazione nazionale”, ‟per il bene del nostro re e del paese”. Ha anche detto che si concederà un ‟meritato riposo”, ovvero prende atto della sconfitta.
Legittimato dal re Bhumibol Adulyadej, il golpe è ormai un fatto. Il ‟Consiglio per le riforme democratiche sotto la monarchia costituzionale” (Cdrm, così si chiama la giunta formata dai capi delle forze armate e della polizia) ieri mattina ha ordinato ai partiti di sospendere ogni attività e publica riunione, e ha vietato la formazione di nuovi partiti - in un paese abituato a una vita politica e sociale molto libera. Il Consiglio presieduto dal generale Sonthi Boonyaratglin ha anche assunto il potere legislativo, in assenza di un parlamento (sciolto da mesi: segno dell'impasse politico in cui si trovava la Thailandia dopo le elezioni anticipate di aprile). Il ministero dell'informazione poi ha convocato i direttori di giornali, radio, tv e operatori internet per chiere la loro ‟cooperazione”: sono responsabili di ‟non presentare articoli o commenti” che possono ostacolare le riforme democratiche (ovvero l'operato del Consiglio stesso). Del resto la legge marziale, proclamata nella notte di martedì, già vietava assembramenti di più di 5 persone e ordinava di ‟restringere, controllare, fermare o distruggere le informazioni che minacciano la monarchia costituzionale”. Ieri il sito web dell'influente quotidiano The Nation continuava a dare aggiornamenti e (e commenti dal titolo, ad esempio, ‟quando l'esecrabile pratica del colpo di stato è giustificata?”).
Altre misure per rafforzare il controllo sono più discrete, ma significative. Il generale Sonthi ieri ha rimosso quattro generali dai loro posti di comando della polizia, tutti amici stretti (e un cognato) del deposto premier. Le fedeltà sono essenziali: Thaksin, ex ufficiale di polizia, aveva in quel corpo appoggi molto solidi. Aveva anche cercato di piazzare uomini a lui vicini ai vertici dell'esercito, un round di nuove nomine era proprio di questi giorni: l'ex premier si era assicurato generali a lui fedeli nella catena di comando responsabile della sicurezza a Bangkok - la città dove decine di migliaia hanno manifestavato contro di lui. Alcuni analisti considerano questo uno dei principali elementi alla radice del golpe (lo scrive il corrispondente di AsiaTimes, 21 settembre).
I giornali thailandesi ieri facevano ipotesi sul premier della transizione (i militari hanno promesso di passare mano a un governo civile entro due settimane). Ieri un portavoce dell'Alleanza popolare per la Democrazia - la coalizione che all'inizio dell'anno aveva guidato le proteste contro Thaksin - ha detto che sospende la sua campagna, per ora: ‟Ma osserviamo i responsabili del golpe perché mantengano le promesse e restituiscano il potere al popolo”, altrimenti ‟torneremo, per ripristinare la democrazia”. In un'intervista alla Reuter il capo del Partito Democratico (che era all'opposizione del deposto premier), Abhisit Vejjajiva, ha detto che il suo partito accetta la momentanea limitazione in nome della stabilità. Ma ha detto che non c'è bisogno di riscrivere la costituzione, e fatto appello a tornare subito a un governo civile e convocare elezioni entro sei mesi (i militari vogliono riscrivere la legge fondamentale, e prevedono elezioni tra un anno).
Ieri Bangkok è tornata al lavoro e al suo normale traffico, dopo un giorno di vacanza di uffici pubblici e scuole. E la Borsa, che ha aperto con un ribasso del 4%, ha chiuso a meno 1,42 - dicono che l'appoggio del re ai golpisti abbia ‟rassicurato i mercati”. Il governatore della Banca di Thailandia ha detto che l'economia migliorerà, dopo il golpe. Mentre la magistratura ha annunciato entro questo mese le conclusioni dell'indagine sull'affair che in gennaio aveva innescato la crisi di Thaksin, le tasse non pagate sulla vendita della quota di famiglia di una grande azienda di telecom.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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