Le forze armate hanno ‟temporaneamente” preso il potere in Thailandia, ha annunciato ieri notte un portavoce dell'esercito thailandese, il luogotenente-generale Prapart Sakuntanak, alla televisione nazionale. Era da poco passata la mezzanotte in Thailandia. Un paio d'ore prima una decina di carrarmati erano stati visti dirigersi verso il palazzo del governo, nel centro della capitale Bangkok, notizia subito diffusa dalla tv via cavo del giornale thailandese The Nation e dalle agenzie internazionali.
Poco dopo il primo ministro Thaksin Shinawatra, a New York per partecipare all'assemblea generale delle Nazioni unite, ha dichiarato lo ‟stato d'emergenza” e invitato le forze armate a non compiere ‟atti illegali”: lo ha detto al telefono alla tv Channel 9, controllata dal governo. Ordine vano: una cinquantina di militari erano già entrati nel palazzo del governo e avevano disarmato alla polizia di guardia.
Infine, a tv unificate, il proclama. Il portavoce dell'esercito ha annunciato che una ‟Commissione per la riforma politica, sotto la monarchia costituzionale democratica e comprendente i comandanti in capo delle forze armate e il capo della polizia” ha preso il controllo di Bangkok senza trovare resistenza. La capitale in effetti è calma, e del resto tutto è accaduto nella notte: nulla di simile all'ultimo colpo di stato della storia thailandese, nel 1991, seguito da manifestazioni per la democrazia con centinaia di morti. Il potere, ha aggiunto il portavoce militare, ‟tornerà al popolo”; il colpo è stato necessario perché Thaksin aveva spaccato il paese, ‟sovvertito” la democrazia.
Il comandante delle forze armate, generale Sondhi Boonyaratkalin, controlla dunque la situazione. Subito dopo il proclama, i militari hanno proclamato la legge marziale e revocato la costituzione (del 1997), che dicono andrà riformata. Sono in accordo con il re, Bhumibol Adulyadej? Così fa pensare quel richiamo alla monarchia costituzionale.
E' nota da tempo l'avversione del re verso Thaksin Shinawatra, l'ex poliziotto divenuto imprenditore miliardario e capo di un impero dei media e telecom, che nel 1998 ha fondato il suo partito ‟Thai amano i Thai” e ha stravinto due elezioni generali consecutive, nel 2001 e nel 2005. Il suo consenso è crollato nell'ultimo anno, tra denunce di malaffari della famiglia Thaksin; contro il premier si è formata una coalizione di classi medie modernizzanti, no-global e difensori dei diritti umani, religiosi tradizionalisti e ampi settori dell'élite urbana. In aprile, dopo settimane di massicce manifestazioni popolari, Thaksin ha convocato elezioni anticipate, boicottate però dall'opposizione e infine invalidate dalla Corte Costituzionale. Così la situazione era bloccata: non c'è un parlamento, elezioni previste in ottobre erano spostate forse a novembre, e il premier non sembrava affatto disposto a farsi da parte - forse convinto che nuove elezioni gli ridaranno i voti della Thailandia rurale.
Un golpe per uscire dall'impasse? Tra le voci circolate ieri notte c'è quella per cui il premier preparava il suo golpe con settori di esercito e polizia a lui vicini (in effetti ieri sera aveva destituito il capo delle forze armate e nominato un altro uomo): i generali fedeli alla monarchia lo avrebbero prevenuto, liberando la Thailandia dal politico più detestato degli ultimi tempi. Indiscrezioni dicono che uno stimato consigliere del re condurrà le riforme istituzionali, e poi ci saranno elezioni a cui parteciperanno tutti. Intanto i generali hanno vietato movimenti di truppe non autorizzati in tutto il paese: forse i giochi sono ancora aperti. Da New York ieri sera Thaksin si è detto in pieno controllo, ma ha annullato il previsto discorso all'Onu.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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