Nell’anno in cui gli uomini più ricchi del mondo hanno dato in beneficenza una parte consistente delle proprie fortune, l’Accademia di Svezia ha assegnato il premio Nobel per la Pace all’economista che in 30 anni ha strappato alla miseria più di 6,5 milioni di suoi connazionali con la forza di un’idea: prestare denaro ai più poveri senza chiedere in cambio garanzie. Il 10 dicembre saranno Muhammad Yunus (66 anni) e la Grameen Bank, l’istituto di microcredito da lui concepito in Bangladesh nel 1976 e diventato realtà sette anni più tardi, a spartirsi 10 milioni di corone, oltre un milione di euro, del premio assegnato loro, ‟per l’impegno nel creare sviluppo sociale ed economico partendo dal basso”. Cioè da un prestito di 27 dollari a un’intrecciatrice di bamboo e 41 sue concittadine di Jobra, vicino a Chittagong, la città natale diYunus. Da quel giorno la Grameen Bank — grameen in lingua bangla significa villaggio — non ha smesso di allargare i propri confini. Oggi ha 2.226 filiali, serve 71.371 comunità e dà lavoro a 18.795 persone. Dalla fondazione ha prestato 5,71 miliardi di dollari ‟ai più poveri tra i poveri riuscendo a creare un modello che, pur essendo nato per gli unbankable, ovvero chi non ha gli strumenti né finanziari né culturali per avvicinarsi a un comune istituto di credito, con il tempo si è fatto più complesso e flessibile. La Grameen Bank, che offre anche prodotti assicurati- vie di risparmio, ha il merito di aver fatto attecchire il microcredito in più di 6o Paesi, dando un contributo decisivo a sollevare dalla miseria più di 40 milioni di persone indicando una strada virtuosa e finanziariamente sostenibile a un numero crescente di istituzioni private. ‟Alla base del successo della Grameeri Bank c’è l’idea di aggirare il problema d11e garanzie formali — spiega Lucia Wegner, economista dell’Ocse specializzata in microfinanza —. Nello schema ideato da Yunus, il gnippo che fa capo alla persona che riceve il prestito è responsabile in solido della restituzione del denaro. Questa forma di pressione sociale e il rapporto stretto ma informale tra il funzionario dellaban ca e il cliente sono i fattori determinanti nel successo di un’operazione di microcredito”. Il servizio di tipo quasi consulenziale fornito ai debitori e l’obbligo a ripagamenti piccoli ma frequenti haperrnesso negli anni alla Grameen Bank di poter vantare un tasso di restituzione delle somme prestate vicino al 99%, nonostante interessi più alti della media. ‟Il microcredito è costoso — spiega la Wegner — perché presuppone che la banca segua da vicino clienti geograficamente spesso molto lontani tra loro”. Le radici della Grameen Bank affondano nella carestia che nel 974uccise 1,5 milionidi abitanti del Bangladesh. Yunus, allora a capo del dipartimento di economia dell’università di Chittagong, decise di indagarne le ragioni. Giunse alla conclusione che senza accesso al credito, eccetto che per i prestiti al 10% di interesse mensile offerti dal mercato sommerso, non c’era speranza per i contadini. Secondo Ajay Tankha del Consultative Group to Assist the Poor, consorzio di associazioni riunite intorno alla World Bank, la grandezza della Grameen bank è quella di aver superato un modello pensato per fornire i mezzi di sussistenza. ‟L’obiettivo non è più solo quello di salvare i contadini dalla fame, ma permettere loro di crescere come imprenditori e chiudere per sempre con la povertà”.
Muhammad Yunus

Muhammad Yunus

Muhammad Yunus, nato e cresciuto a Chittagong, principale porto mercantile del Bengala, laureato in Economia, ha insegnato all’Università di Boulder, Colorado, e alla Vanderbilt University di Nashville, Tennessee. Ha poi diretto il dipartimento di Economia dell’Università di Chittagong. Nel 1977 ha fondato la Grameen Bank, un istituto di credito indipendente che pratica il microcredito senza garanzie. Oggi Grameen, oltre a essere presente in migliaia di villaggi del Bangladesh, è diffusa in decine di paesi in ogni parte del mondo. Yunus ha ricevuto la laurea honoris causa dell’Università di Firenze nel 2004. Feltrinelli ha pubblicato Il banchiere dei poveri (1998), Un mondo senza povertà (2008), Si può fare! Come il business sociale può creare un capitalismo più umano (2010), Un mondo a tre zeri (2018) e, nella collana digitale Zoom, La promessa del business sociale (2013). Yunus ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2006.

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