Sarà l'aria spagnola, l'abbraccio con Zapatero e l'intesa con Madrid sulle questioni dell'immigrazione che ha fatto fare al presidente del Consiglio Romano Prodi un passo in più. Intervistato dalla Reuters ha detto di essere d'accordo con il ministro britannico Straw sulla questione del velo integrale (niqab) portato da alcune donne musulmane. ‟Non potete coprire il vostro viso... è senso comune, è importante per la nostra società. L'importante non è come siete vestite ma se siete nascoste o no”. E poi ha aggiunto per essere più chiaro: ‟Gli immigranti sono parte del nostro futuro”. L'affermazione, come è già successo in Gran Bretagna, susciterà reazioni non solo tra i musulmani ma anche tra i politici di casa nostra. La destra, soprattutto la Lega, appoggerà la prima parte del discorso ma non la seconda, il centro-sinistra sarà d'accordo sulla seconda ma sulla prima si scontrerà con i sostenitori del relativismo culturale che riconoscono nelle tradizioni più oscurantiste l'identità dell'altro da salvaguardare. Con una forma sottile di razzismo si ritiene che i diritti universali siano riservati all'occidente. L'altra faccia della medaglia di chi vuole esportare la democrazia con la guerra. E se la richiesta di non portare il velo integrale può apparire una insensibilità verso i musulmani basta pensare che non si tratta di imposizioni religiose ma di tradizione: le nostre nonne non portavano forse il fazzoletto in testa? E chi della sinistra oserebbe resuscitare la pena di morte in nome della tradizione? E poi se ci si sente tanto in colpa per privare i musulmani del controllo sulle ‟loro” donne attraverso il velo una via d'uscita può essere l'accelerazione dei termini per l'acquisizione della cittadinanza italiana. Altrimenti saremo superati dai turchi in Germania, dove un appello dei progressisti della comunità islamica invita le musulmane a togliersi il velo come segno di emancipazione. In Marocco e in Tunisia il velo è già proibito nelle scuole e nei luoghi pubblici. Ma il re marocchino Mohammed VI è andato oltre togliendo le immagini di donne velate dai libri di testo, così come gli accenni al Corano che imporrebbe l'uso del velo. Mentre l'Europa resterà indietro con buona pace di Tareq Ramadan che non a caso ritiene che il futuro dell'islam sia in Europa.
Giuliana Sgrena

Giuliana Sgrena

Giuliana Sgrena, inviata de ‟il manifesto”, negli ultimi anni ha seguito l'evolversi di sanguinosi conflitti, in particolare in Somalia, Palestina, Afghanistan, oltre alla drammatica situazione in Algeria. Negli ultimi due anni ha raccontato la guerra e l'occupazione in Iraq. Nei suoi servizi cerca di indagare la realtà che sta dietro lo scontro armato, la vita quotidiana delle principali vittime delle guerre moderne: donne e bambini. Ha dedicato particolare attenzione all'islamismo e al suo effetto sulla condizione delle donne. Attualmente collabora, tra l'altro, con RaiNews24, con il settimanale tedesco ‟Die Zeit”, con la radio della Svizzera italiana e con riviste di politica internazionale. Libri pubblicati: La schiavitù del velo, voci di donne contro l'integralismo islamico (manifestolibri 1995); Kahina contro i califfi, islamismo e democrazia in Algeria (Datanews 1997); Alla scuola dei taleban (manifestolibri 2002); Il fronte Iraq, diario da una guerra permanente (manifestolibri 2004).

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