Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, legge le dichiarazioni di Romano Prodi da Madrid e di Emma Bonino da Lussemburgo sulla fusione tra Abertis e Autostrade e dice: ‟Mi pare non spostino di un centimetro il problema reale, che non è l’autorizzazione della fusione, ma il trasferimento della concessione al nuovo soggetto”.

Ma la Borsa interpreta le parole di Prodi come un via libera e premia il titolo Autostrade.
Il governo italiano non può, e quindi nemmeno deve, concedere o negare autorizzazioni a un negozio privato qual è la fusione tra due società quotate in Borsa. Questo dice Prodi. E questo dico anch’io. Il governo, e in particolare il ministero delle Infrastrutture, hanno invece la responsabilità di esaminare i problemi che si aprono sul fronte della concessione perché, in ultima analisi, rispondono anche di quello che fa o non fa il concessionario davanti agli utenti della rete autostradale. Questo anche ha detto Prodi. E io aggiungo: il ministero ha la responsabilità di fare questo esame e di prendere le decisioni conseguenti nei tempi necessari.

Ha chiesto ad Autostrade che cosa succederà nel caso la fusione non venisse perfezionata entro l’anno?
No. Non è materia di competenza del governo.

Se passa troppo tempo, i concambi azionari non avranno più senso.
Sono problemi delle società nelle quali non ero entrato ieri e non entro oggi. Da cittadino osservo che, per avere quei concambi, si è deliberato un dividendo straordinario per abbassare il valore di Autostrade. Si sono prese risorse e si sono date ai soci depauperando l’azienda che deve rendere un servizio ai cittadini e alle imprese. Da ministro dico che Autostrade e Abertis non possono decidere i tempi a piacer loro e poi pretendere di mettere in mora il governo. Noi dobbiamo proteggere i consumatori. Vede, non abbiamo trovato all’Anas e al ministero lo straccio di una prova che, dalla privatizzazione a oggi, siano mai stati effettuati controlli seri sul traffico, sulla sicurezza, sulle omissioni, i ritardi. Solo formalismo cartolare. Noi, invece, vogliamo vederci chiaro. Ci vorrà un pò di tempo? Beh, le autostrade non si spostano. E già generano la cassa che serve per gli investimenti. Fusione o non fusione.

Il ministro Bonino annuncia che il governo toglierà il tetto del 5% alla partecipazione dei costruttori al capitale delle concessionarie con ciò dando via libera ad Autoabertis dove l’Acs Dragados avrà il 12,5%. Alla Commissione Ue si profilano procedure d’infrazione contro l’Italia.
Anche la Commissione Ue deve stare nei parametri di legalità. Non abbiamo autorizzato il trasferimento della concessione perché c’era la norma sui costruttori. Ora quel divieto è rimosso ed è stato istituito un tetto del 5%. La Commissione Ue ritiene che non vada bene? Ce lo faccia sapere. Ne terremo conto. Ma i problemi veri sono altri, e di questi si occupa il decreto. Sono, per esempio, le concessioni che fissano lo standard di qualità come livello oltre il quale scattano i premi in tariffa, anziché come standard da rispettare pena sanzioni. Han detto: settimo non rubare e se non rubi ti premio. Noi vorremmo correggere: settimo non rubare e se rubi vai in galera. Vale per Autostrade e per tutti.
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

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