Ahmadinejad usa toni sempre più duri, anche rispetto agli standard ai quali ci ha ormai abituato. Per il consueto rituale della Giornata di Gerusalemme, istituita nel 1979 dall’imam Khomeini per chiedere la restituzione della città ai palestinesi, il presidente iraniano ha chiamato i dirigenti israeliani ‟un gruppo di terroristi” e ha lanciato un ultimatum a tutti i paesi che sostengono Israele. ‟Avete imposto un gruppo di terroristi su questa regione. È nel vostro interesse prendere le distanze da questi criminali. Questo è un ultimatum. Non dite poi che non siete stati avvertiti” ha detto. Presi di mira sono soprattutto gli europei, che venerdì hanno dichiarato di non avere altra scelta che rinviare il dossier nucleare iraniano al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dopo il fallimento dei colloqui tra Solana e Ali Larijani. ‟Le nazioni di questa regione sono come un oceano che ribolle e si gonfia. Quando l’uragano si scatenerà non ci saranno limiti geografici a fermarlo. Israele trascinerà nella rovina anche i suoi sostenitori. L’America è lontana, ma voi europei siete i vicini di casa di questa regione”. Ahmadinejad si sente vittorioso. È sicuro che riuscirà a spuntarla sul nucleare senza rischiare punizioni troppo severe. Qualche giorno fa in una moschea del quartiere di Teheran dov’è cresciuto, ha rassicurato i fedeli: ‟Dico sempre agli amici: non vi preoccupate per il nucleare. L’Occidente grida e strepita ma non può fare altro. Noi siamo in una botte di ferro sia dal punto di vista legale sia da quello dell’opinione pubblica. Loro invece sono bloccati. Non sanno che fare con noi. Non arretreremo nemmeno di un millimetro, altrimenti diranno al mondo che abbiamo sospeso l’arricchimento dell’uranio sotto la loro pressione. Non ha detto Dio che gli infedeli non possono nulla contro i credenti?”. Dio, Israele, il dossier nucleare, tutto è collegato nel populismo del presidente. ‟Perché non chiudete voi i vostri impianti di arricchimento? In cinque anni produrremo combustibile nucleare e ve lo venderemo noi, anche col 50 per cento di sconto”, ha detto beffardo agli occidentali. L’Iran non può fidarsi delle loro promesse di fornire l’uranio arricchito per le centrali nucleari iraniane ‟perché l’Occidente non ha mai mantenuto una promessa”. Un milione di pasdaran in divisa mimetica sono sfilati sulla via Enqelab. Ragazzi con le camicie bianche simbolo del martirio hanno aperto loro la strada. Le scuole avevano dato il loro contributo portando alle manifestazioni intere scolaresche guidate dagli insegnanti dopo che da giorni la televisione esortava tutti gli iraniani al ‟dovere patriottico” di partecipare. ‟Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu non ha legittimità”, ha detto Ahmadinejad riprendendo un’accusa già formulata all’Assemblea generale dell’Onu dove - con una diplomazia fatta di contratti petroliferi a prezzi vantaggiosi e una efficace propaganda in nome del riequilibrio contro lo strapotere dalla superpotenza globale - era riuscito a riunire intorno a sé un blocco anti-americano formato non solo da gran parte del mondo islamico ma anche dai paesi più diseredati del terzo mondo. ‟L’Olocausto è una leggenda” ha ripetuto. ‟Israele non sopravviverà. Il falso mito dell’invincibilità di Israele è caduto per la volontà dei giovani palestinesi e dei guerrieri di Hezbollah”. La tv ha mostrato le folle in tutto il paese mentre sventolavano ritratti di Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, accanto a quelli di Khomeini. Israele ha accusato l’Iran di aver dato 50 milioni di dollari a Khaled Mashal, capo dell’ufficio politico di Hamas, per convincerlo a sabotare un accordo che avrebbe dovuto portare alla liberazione del soldato israeliano Ghilad Shalit in cambio della scarcerazione di alcune centinaia di palestinesi.
Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini è inviata de “la Repubblica”, di cui è stata corrispondente dalla Germania negli anni della caduta del Muro. Ha seguito le Guerre balcaniche, lavorato in diversi paesi e, dal 1997, soprattutto in Iran. Nel 1973 era stata una delle fondatrici di “Effe”, il primo giornale femminista italiano. Tra i suoi libri Quarant’anni in faccia (Rizzoli, 1982), Piccolo viaggio nell’anima tedesca (con Francesca Predazzi, 2004; nuova edizione in Ue: 2014), Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica (Feltrinelli, 2006), Al di qua del muro. Berlino 1989 (Feltrinelli, 2010), L’amore a settant’anni (Feltrinelli, 2012) e Suonare il rock a Teheran (con Benedetta Gentile; Feltrinelli Kids, 2014).

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