‟Scade nel 2050”: così intitolava il manifesto, sullo sfondo di una foto della Terra, la notizia, diffusa dal Wwf, che intorno a quella data il nostro pianeta potrebbe essere allo stremo, esaurito da un modello di sviluppo e di consumo che, per durare, avrebbe bisogno di almeno il doppio delle risorse disponibili.
Questa emergenza, davvero planetaria, è da tempo al centro delle preoccupazioni di tutte le persone consapevoli. E' da essa che nascono le esperienze degli ecologisti impegnati nei movimenti politici, culturali e sociali non rassegnati alla consunzione e al degrado del pianeta. Una reazione che, con l'avvento dei movimenti di critica alla globalizzazione neoliberista, ha assunto una dimensione senza precedente. Anche i movimenti e i partiti Verdi vengono da lì.
I Verdi italiani, nati esattamente vent'anni fa come federazione nazionale che ha unificato un vasto arcipelago di esperienze locali, porranno questa emergenza al centro del prossimo congresso (a Fiuggi dal 10 al 12 novembre). Crediamo si tratti di un passaggio importante, e non solo per noi. Siamo coscienti dei nostri limiti, della sproporzione tra le nostre forze e il compito immane a cui ci richiama la crisi ambientale. Ma sappiamo altrettanto bene che senza un ruolo incisivo e innovativo dei Verdi le fin troppo timide svolte politiche e culturali, capaci di riaprire speranze per il futuro, sarebbero ancor meno efficaci.
L'Italia è un paese ambivalente sotto il profilo della propria impronta ecologica (il costo ambientale dello sviluppo). Da una parte ha sciaguratamente dissipato in pochi decenni uno straordinario patrimonio ambientale. Dall'altra, queste eccezionali valenze ambientali, pur ferite, resistono e, per certi aspetti, riescono tuttora a fungere da agente equilibratore per un'area molto più vasta dello stivale. La responsabilità del nostro paese è dunque ancora più grande.
L' ambiente Italia non solo ci è dato in prestito dai nostri figli, ma già nel presente fa bene a tutto il pianeta. Per questo non è più tempo di azioni timide e, tornati al governo, i Verdi italiani sono decisi a giocare fino in fondo la propria parte. Abbiamo però bisogno di contributi, di idee e di energie nuove. Il congresso sancirà questa apertura.
Certo, ragionerà anche su come i Verdi siano tornati nei movimenti, a cominciare da quello pacifista, su come abbiano cercato di legare una diffusa presenza territoriale di protesta e di testimonianza con un'azione e un'elaborazione progettuale, capace di alternativa, capace anche di governo, sia su scala locale che nazionale, con la vittoria dell'Unione.
Rispetto ad altre stagioni, sappiamo di poter contare su un'Italia ‟verde” molto cresciuta e strutturata non solo in campo associativo ma sempre più in ambiti direttamente produttivi (imprese cooperative e professioni) che occupano centinaia di migliaia di addetti con fatturati crescenti. Un'Italia che ha sviluppato stili di vita alternativi, modi nuovi di pensare e organizzare i territori in una dialettica necessaria tra forme centrali di governo e, sconfitta la sciagurata devolution, vero rilancio federalista su base soprattutto municipale, la più attrezzata per favorire una vera partecipazione e tutela dei ‟beni comuni”.
E' su queste linee che i Verdi intendono muoversi, consapevoli della peculiarità del quadro politico nazionale e dei processi che lo segnano, come quelli che portano ai due contenitori in fieri del Partito democratico e della Sinistra europea. Guardiamo a chi vi partecipa con rispetto e amicizia, continuando tuttavia a coltivare lo spazio in cui abbiamo scelto, oltre vent'anni fa, di agire politicamente.
Le alleanze elettorali e le coalizioni sono nella tradizione dei Verdi italiani e del nostro sistema politico, ma resta indispensabile la soggettività autonoma di un partito Verde che deve saper sempre più rappresentare i cittadini preoccupati per il futuro del pianeta e di tanti che già lavorano e costruiscono il nuovo modello economico e sociale necessario per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici in atto e dell'esaurimento delle risorse naturali.
Un partito Verde che lavori per la globalizzazione dei diritti e che lotti contro le nuove povertà e le guerre. Potremmo chiamarlo il terzo campo del futuro politico italiano (alternativo alle destre, distinto dalle sinistre riformiste e comuniste o post), in forte sintonia con quello che i partiti e i movimenti Verdi occupano da tempo su scala europea e mondiale, uno spazio che pensiamo abbia comunque bisogno di essere rivisitato.
Per questo il congresso di Fiuggi rappresenterà soltanto una tappa di un percorso di rinnovamento e potenziamento dei Verdi italiani. La mozione, che ha ottenuto una grande maggioranza di voti, prevede un'assemblea composta per metà dalle innumerevoli esperienze associative, produttive, di movimento, e di quell'ecologismo popolare, sociale, innovativo e moderno che serve a dare una nuova spinta dinamica alla politica italiana. E' il ‟sogno ecologista”, che dà il titolo alla stessa mozione congressuale. Vorremmo fosse anche un progetto, condiviso da tanti.
Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin è autore di diversi romanzi e saggi. Con Feltrinelli ha pubblicato, tra gli altri, Sarajevo, Maybe (1994), L’erede. Pietro Maso, una storia dal vero (1992; 2007), Nemmeno il destino (1997; 2004, da cui è stato tratto il film omonimo di Daniele Gaglianone), Nebulosa del Boomerang (2004), Gorgo. In fondo alla paura (2009). Insieme a Maurizio Dianese, ha pubblicato per Feltrinelli l’inchiesta La strage. Piazza Fontana. Verità e memoria (1999), Petrolkiller (2002) e La strage degli innocenti. Perché Piazza Fontana è senza colpevoli (2019). Con Marco Paolini ha scritto lo spettacolo teatrale Le avventure di Numero Primo e il romanzo omonimo (2017). Con Andrea Segre ha scritto il docufilm Il pianeta in mare (2019), in selezione ufficiale alla Mostra del Cinema di Venezia 2019. Il suo ultimo romanzo è Cracking (2019).

 

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