Eventi esterni, passati e presenti non direttamente dipendenti da noi influenzano questo complesso percorso. Lo disegnano. E può diventare difficile. Hesse diceva che si ha paura di mille cose, dei dolori, dei giudizi, del proprio cuore, del risveglio. della solitudine, del freddo, della pazzia. della morte. Ma tutto ciò è maschera e travestimento. In realtà c’è una cosa sola della quale si ha paura: del lasciarsi cadere. del passo incerto, del breve passo sopra tutte le assicurazioni esistenti”. Ecco il punto: crescendo, proprio quando dovresti lasciarti andare alla scoperta del mondo, ti vengono a mancare le certezze, I ragazzi: trapezisti incerti in equilibrio precario sul filo. Non vedono reti di protezione. Problemi familiari. contrasti emotivi forti, incomprensioni e situazioni ancor più al limite si trasformano da disagio meramente interiore a rabbia. E la rabbia nei casi più gravi si traduce in violenza. Fisica e psicologica. Lo chiamano bullismo. Atto a tre che ha per protagonisti bullo. vittima e gruppo. Forza, competitività. aggressività. Alle spalle un disagio familiare, da non intendersi necessariamente e sempre come una situazione di precarietà sociale, abbandono o evidente marginalità. Disagio è anche dove mancano dialogo e confronto. Qualcosa che noi adulti dovremmo ricordare, senza voler per forza cadere nel ‟giustificazionismo sociale”. Bullismo: parolacce. atteggiamenti spacconi, botte e danni contro una vittima da parte di un’altra vittima, divenuta carnefice. Quasi un riscatto per una felicità negata, dimenticando che nulla ci e dovuto ma tutto può essere (ri)costruito. Vittima che non accetta di assumersi alcuna responsabilità in merito e cerca l’appoggio di un gruppo che gli dia forza e lo ‟assolva”. Ma io credo nell’evoluzione e nel miglioramento. Credo che, al di là di quale sia il punto di partenza, il traguardo non sia segnato. Credo alle cause e alle soluzioni, non alle scuse. Crescendo ci si deve guardare attorno. Non limitarsi agli scenari immediatamente vicini, ma spostare lo sguardo più in là. Per trovare gli strumenti e cambiare rotta. La salvezza si chiama scelta. E la scelta può essere dolorosa, perché implica rottura e cambiamento. Quando tutto sembra ineluttabile. dialogo e presa di coscienza somigliano a parole vuote. E invece no. Fanno parte, e tanto, del nostro personale vocabolario. E puoi essere povero, ricco, emarginato, pienamente integrato, donna, uomo. sud, nord, est. ovest. piccolo, anziano, puoi essere bianco, nero o arcobaleno: quella lingua sai parlarla. O puoi impararla. E un dovere di ciascuno di noi, Prima che la maschera del carnefice aderisca così tanto alla faccia da diventare una seconda – o prima – pelle. E dopo toglierla sarà più difficile.
Federico Moccia

Federico Moccia

È autore per la televisione e sceneggiatore per il cinema. Tre metri sopra il cielo (2004), il suo primo romanzo, pubblicato da Feltrinelli, ha superato la soglia di un milione di copie vendute diventando il caso letterario del 2004, vincitore del premio Torre di Castruccio, sezione Narrativa, e del premio Insula Romana, sezione Giovani adulti. Con Feltrinelli ha pubblicato anche Ho voglia di te (2006, premio Città di Padova), 3MSC. Emozioni e sogno (2007)e Amore 14 (2008); con Rizzoli, Scusa ma ti chiamo amore (2007), Cercasi Niki disperatamente (2007), La passeggiata (2007), Diario di un sogno (2008), Scusa ma ti voglio sposare (2009) e L’uomo che non voleva amare (2011); con Mondadori, Quell'attimo di felicità (2013). Dai suoi libri sono tratti i film omonimi Tre metri sopra il cielo (2003), Ho voglia di te (2006); dei film seguenti ha realizzato anche la regia: Scusa ma ti chiamo amore (2008), Amore 14 (2009), Scusa ma ti voglio sposare (2010), Universitari - Molto più che amici (2013).

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