Alla fine è stato approvato, con l’unanimità del consiglio dei ministri. E il plauso di tutto il centrosinistra. Il disegno di legge per combattere la piaga del lavoro nero degli immigrati ha avuto ieri mattina il via libera da Palazzo Chigi. Due articoli in tutto: uno (il secondo) per introdurre un nuovo reato, il caporalato, punibile con pene fino ad otto anni di carcere. L’altro (il primo) per concedere il permesso di soggiorno anche agli immigrati che denunciano casi di schiavismo e di caporalato (l’attuale legge lo prevede soltanto per denuncie sullo sfruttamento della prostituzione), ma anche per immigrati che vengano trovati dalla pubblica autorità in stato di grave sfruttamento. Il provvedimento, che dovrà adesso passare al vaglio delle Camere, ha fatto levare subito gli scudi dell’opposizione. Quello di Alfredo Mantovano, ex-sottosegretario di An, prima di tutti. ‟Il governo gestisce l’immigrazione all’insegna della sanatoria permanente”, ha detto, replicando alla soddisfazione di Giuliano Amato, ministro dell’Interno, che ha definito il ddl ‟essenziale alla nostra civiltà”. Pensato per combattere lo sfruttamento dei lavoratori clandestini, il provvedimento del governo, voluto anche dai ministri per il Lavoro Cesare Damiano e della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, modifica l’articolo 18 della legge Bossi-Fini sull’immigrazione. E introduce un comma aggiuntivo all’articolo 600 del codice penale. Che recita: ‟Chiunque recluta manodopera e ne organizza l’attività lavorativa mediante violenza, minaccia intimidazione o grave sfruttamento è punito con una reclusione da 3 a 8 anni e la multa di novemila euro per ogni lavoratore occupato”. In quanto al permesso di soggiorno, sono ben precisi i criteri che definiscono il ‟grave sfruttamento” di un lavoratore. Ovvero: la retribuzione del lavoratore deve essere ridotta di oltre un terzo rispetto ai minimi contrattuali, ma devono esistere anche gravi e sistematiche violazioni della disciplina sull’orario di lavoro e sui riposi giornalieri e settimanali. Un altro punto sono le gravi violazioni dei requisiti di sicurezza e igiene, tali da esporre i lavoratori a pericoli di salute, sicurezza, incolumità. C’è poi una punizione speciale per i datori di lavoro: succede quando in un posto vengono trovati ‟almeno quattro” lavoratori extracomunitari irregolari. E’previsto quindi il sequestro del luogo di lavoro, ma vengono previste anche una serie di sanzioni accessorie: per il datore di lavoro colto in flagrante si va dall’interdizione di un anno di contratti con la pubblica amministrazione alla perdita del diritto a beneficiare di agevolazioni e finanziamenti. In caso di cantieri edile, si prevede la sospensioni dei lavori quando vengono trovati almeno tre lavoratori in ‟grave sfruttamento”. Ma non finisce qui. In tema di immigrazione il governo è pronto ad intervenire con nuove norme per la tutela dei minori. Lo spiega Marcella Lucidi, sottosegretario all’Interno. Dice: ‟Il destino dei minori stranieri che arrivano nel nostro Paese è tra le priorità di questo ministero che, a riguardo, ha già avviato insieme agli altri ministri competenti un lavoro di approfondimento per modificare la normativa che li riguarda ed anche per predisporre interventi a legislazione vigente”.
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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