Silvio Berlusconi ha dato da tempo il suo peggio e la vicenda politica di cui è stato ed è protagonista appare sempre meno avvincente. Meglio, adesso, è seguire il suo modo di rappresentarsi come essere umano avanti negli anni. Fino al malore di un paio di giorni fa sembrava uno spot sulla necessità di portare l'età pensionabile a ottantacinque anni. Ai normali cittadini settantenni, che hanno sgobbato duramente nell'arco della vita e ora, parecchio ammaccati, vivacchiano con una pensione non esaltante, il leader della Casa delle libertà, col suo aspetto, suggeriva di essere mal riusciti non solo socialmente ma anche fisicamente, I settantenni reali, infatti, hanno un corpo senza trucchi che gli dice, ogni giorno di più, che la vecchiaia non è stata abolita. Ma a guardare il proprietario di televisioni, a leggere di lui, gli anziani si sentivano o geneticamente sfortunati o come se ci fosse una congiura del padreterno ai loro danni. La finta buona forma di Berlusconi sembrava dimostrare che non si è allungata la vecchiaia ma la giovinezza, si resta giovani e gran lavoratori per sempre, addirittura non si muore più. Quell'uomo coi capelli nerissimi e scarse rughe, se solo apriva bocca aveva la funzione di quei vecchi che raccontano a un loro coetaneo credulone di vincere gare di ballo, giocare a calcetto, andare a letto con giovani e belle donne; tanto che il poveraccio si deprime e va da uno psicologo per dire: dottore, quelli raccontano tante belle cose, e io, io che devo fare? E lo psicologo prescrive, a mo di cura: racconti anche lei. Vale a dire: reciti, finga; se i suoi amici raccontano frottole, le racconti pure lei. Per essere vecchi-non vecchi, insomma, l'unica via è truccare le carte, ingannare, ingannarsi.
Perciò il malessere recente del leader è un fatto importante. Se, oltre che avere cedimenti reali, ne fingesse anche qualcuno in diretta, potrebbe dare inizio a un altro periodo della sua vita, questa volta meritorio: smettere di fare invidia alla gente comune; svelare col suo stesso corpo che la vecchiaia esiste ancora, fa parte della condizione umana; e che ritardare l'età della pensione è una crudeltà. A meno che non si viva in permanenza in uno spot, di quelli dove i vecchi sono giovani e non si capisce se uno ha la dentiera oppure no.
Domenico Starnone

Domenico Starnone

Domenico Starnone (Napoli, 1943) ha fatto l’insegnante e il redattore delle pagine culturali del ‟Manifesto”. Oltre a opere narrative, ha scritto molti libri sulla vita scolastica (da cui sono stati tratti i film La scuola di Daniele Luchetti e Auguri, professore di Riccardo Milani). Con Feltrinelli ha pubblicato Ex cattedra (1985, 1989, poi ampliato in Ex cattedra e altre storie di scuola nel 2006), Il salto con le aste (1989), Segni d’oro (1990), Fuori registro (1991), Eccesso di zelo (1993), Denti (1994, da cui Gabriele Salvatores ha tratto il film omonimo), Solo se interrogato. Appunti sulla maleducazione di un insegnante volenteroso (1995), La retta via. Otto storie di obiettivi mancati (1996), Via Gemito (2000, premi Strega e Napoli 2001), Labilità (2005, premi Flaiano e Castiglioncello) e Prima esecuzione (2007); con Einaudi, Spavento (2009), Autobiografia erotica di Aristide Gambia (2011) Lacci (2014), Scherzetto (2016), Le false resurrezioni (2018); ; con minimum fax, Fare scene. Una storia di cinema (2010). Ha inoltre introdotto, per i “Classici” Feltrinelli, Cuore (1993) di Edmondo De Amicis, Ultime lettere di Jacopo Ortis (1994) di Ugo Foscolo e Lord Jim (2002) di Joseph Conrad.

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>