Da qualche tempo ormai tenevano assemblee infocate e proteste online. Alla fine, sono esplosi: decine di studenti ieri mattina hanno contestato in modo rumoroso il presidente della repubblica, Mahmoud Ahmadi Nejad.
E' la prima volta che il presidente viene contestato in modo così plateale da quando è stato eletto, nel giugno 2005. Eì successo durante un discorso all'Università Amir Kabir, cioè il Politecnico di Tehran, in occasione della rituale ‟giornata dello studente”. Il suo portavoce dice che il presidente ha reagito con calma alla contestazione, e che ha portato a termine il suo discorso. Eppure gli studenti hanno fatto di tutto per interromperlo: fischi, slogans (‟abbasso il dittatore”), hanno perfino bruciato foto del presidente e fatto scoppiare mortaretti - secondo quanto ha detto, con tono di riprovazione, il portavoce. Secondo l'agenzia di stampa ufficiale Irna, Ahmadi Nejad ha risposto agli slogans dicendo: ‟Lo sanno tutti che i veri dittatori sono l'America e i suoi servitori”. Un'altra agenzia di stampa, la semi-ufficiale Fars, ha riferito che allo scoopio della contestazione i sostenitori del presidente si sono frapposti, per impedire di avvicinarsi al podio, e hanno scandito ‟Ahmadi, ti sosteniamo”.
La protesta del Politecnico non arriva a freddo. La settimana scorsa sulle agenzie erano già filtrate notizie di assemblee e azioni dimostrative: come il 6 dicembre, quando circa 300 studenti si erano riuniti nel campus dell'Università di Tehran (la statale) - lo riferiva l'agenzia di stampa studentesca Isna (un'altra agenzia semi-ufficiale). ‟Vogliamo libertà d'espressione e associazioni indipendenti”, dicevano. Protesta ripetuta il 10 dicembre, domenica scorsa, sempre all'Università statale: ne riferisce, qui a fianco, una cronista di Rooz online, notiziario web che attinge a un gran numero di corrispondenti in Iran e rispecchia l'attivismo democratico (e indipendente).
Gli studenti legati alle organizzazioni riformiste sono stati particolarmente tartassati nell'ultimo anno di presidenza Ahmadi-Nejad. Gli attivisti dell'Ufficio per il Consolidamento dell'Unità - la più estesa organizzazione studentesca, presente in decine di università in tutto il paese - denunciano che intimidazioni e minacce sono aumentate. All'Università di Tehran, dicono, 181 studenti sono stati convocati dagli organismi disciplinari e 105 di loro sono stati sospesi. ‟Vogliamo che tutti abbiano il diritto di iscriversi, e vogliamo che i gruppi politici possano svolgere liberamente le loro attività”, diceva Mehdi Aminzadeh, uno degli studenti espulsi, all'agenzia reuter.
‟Le restrizioni all'attività studentesca esistono da sempre, anche durante il governo riformista. Ma sono molto aumentate negli ultimi mesi” spiega Abbas Hakimzadeh, studente del Politecnico a cui quest'anno è stata rifiutato l'ingresso nel campus perché è tra i dirigenti dell'Associazione islamica degli studenti (affiliata all'Ufficio per l'Unità): in un'intervista a Rooz online parla di bollettini studenteschi vietati, studenti espulsi, famiglie minacciate. Una ‟normalizzazione” di cui sono vittima anche i professori: decine di insegnanti giudicati troppo critici sono stati spinti in pensione o allontanati.
La protesta studentesca avviene a solo quattro giorni da una tornata elettorale che potrebbe avere un forte impatto sulla scena politica iraniana. Venerdì infatti si vota per rinnovare il Consiglio degli Esperti, organismo di giuristi islamici che è tra le istituzioni chiave della repubblica Islamica perché ha il potere di eleggere (o dimettere) la Guida suprema, cioè la massima autorità dello stato. Si vota anche per i consigli municipali. Nel primo caso, lo scontro politico è tra lo schieramento ‟neoconservatore” (che si autodefinisce fondamentalista) vicino al presidente Ahmadi Nejad e al suo mentore, l'ayatollah Mesbah-Yazdi, e lo schieramento dei conservatori moderati o ‟pragmatici” in cui primeggia l'ex presidente Hashemi Rafsanjani. Nei consigli comunali lo scontro è più aperto, i riformisti si presentano con liste unitarie e molti segnali dicono che potrebbe cominciare proprio da qui la loro ripresa sulla scena politica iraniana. L'elettorato non ha mostrato finora grande entusiasmo per la campagna elettorale in corso. Chissà che le contestazioni studentesche non riaccendano l'interesse del pubblico.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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