Camicie nere, aquile imperiali (del Terzo Reich), esponenti del Ku Klux Klan, note voci del negazionismo europeo. Simili ‟studiosi” sono riuniti da ieri a Tehran, sotto gli auspici del presidente iraniano Mahmoud Ahmadi Nejad, in una conferenza sull'Olocausto su cui il governo iraniano ha montato una velenosa operazione di immagine. ‟La Conferenza non cerca di negare né di provare l'Olocausto”, ha detto il ministro degli esteri inaugurando i lavori; ‟vogliamo solo offrire agli studiosi un'atmosfera scientifica appropriata per dibattere liberamente su un fatto storico”. A dibattere ‟in libertà”, nostalgici di Hitler e dei roghi dei neri in Alabama, più quattro ebrei ultraortodossi con palandrane e cappelli neri per poter dire che anche la religione ebraica era rappresentata... Basterebbero simili presenze a smontare la pretesa scientificità della conferenza di Tehran.
Tanto poco credibile, come operazione di propaganda, da chiedersi perfino perché prestargli tanta attenzione. L'Iran è tra i paesi islamici dove aveva avuto ascolto, negli anni '90, lo scrittore francese Roger Garaudy con la sua tesi che lo sterminio degli ebrei nella Germania nazista è un'invenzione. La tesi negazionista piace a ‟falchi” e dottrinari perché ne fanno un argomento contro l'esistenza dello stato di Israele (che nella retorica ufficiale iraniana non è mai nominato come tale, è ‟l'entità sionista”). E questo è anche il senso della conferenza in corso a Tehran: ‟Se la versione ufficiale dell'Olocausto è messa in dubbio, allora sono in dubbio identità e natura di Israele. Se sarà provato che l'Olocausto è una realtà storica, per quale ragione i musulmani della regione e i palestinesi devono pagare il prezzo dei crimini nazisti?”, ha chiesto platealmente il ministro degli esteri Mottaki. Come se fosse necessario ricorrere a rigurgiti di nazismo per difendere i diritti del popolo palestinese...
Il presidente Ahmadi Nejad si è costruito un'immagine con le sue dichiarazioni incendiarie - ‟l'entità sionista” è il cancro che va cancellato dalla mappa del Medio Oriente, l'Olocausto degli ebrei è ‟una leggenda”. Tutto questo però è diretto più all'opinione internazionale che a quella interna. Verso i suoi concittadini, il presidente iraniano si è dato un'altra immagine: l'uomo del popolo, fuori dalle mafie di potere, che pensa ai poveri. Di più: l'uomo ispirato dal misterioso dodicesimo imam di cui gli sciiti attendono l'avvento. Ed è forse qui il suo fallimento più cocente, a giudicare dalle frequenti proteste di lavoratori: le difficoltà economiche, l'inflazione che è tornata a salire.
Proprio mentre si inaugurava la vetrina negazionista, ieri gli studenti del Politecnico di Tehran hanno sonoramente contestato il presidente, durante un comizio all'università, gridando ‟abbasso il dittatore”: è la prima volta che una cosa simile succede da quando Ahmadi Nejad è stato eletto. E' stata una settimana di assemblee nelle università iraniane: gli studenti protestano per la censura su internet e per la repressione contro i sindacati indipendenti, contro l'arresto di noti avvocati dei diritti umani e attivisti sociali. Su questo sfondo, tra pochi giorni gli iraniani sono chiamati alle urne per una duplice consultazione assai importante: le assemblee municipali e il Consiglio degli esperti, organismo eletto a suffragio universale che ha il potere, tra l'altro, di eleggere o dimettere la Guida suprema. Tutto questo dice soprattutto una cosa: che l'Iran è un paese dove lo scontro politico è aperto e la società non è zittita.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>