Sono scesi in campo pubblicitari multinazionali, produttori di musica hip-hop, associazioni di industriali, perfino governi: preoccupati che in questi giorni di shopping festivo i cittadini possano snobbare le gioiellerie e decidere di non comprare diamanti. E tutto per via di un film: e di quelli che fan notizia, una produzione hollywoodiana (Warner Brothers), un attore famoso (Leonardo DiCaprio), un titolo secco: Blood diamond, diamante insanguinato. La storia è molto realistica, ritrae un mercenario che contrabbanda diamanti dalla Sierra Leone in piena guerra civile. Il titolo stesso è un'allusione precisa: ‟diamanti insanguinati”, o ‟di guerra”, è il termine coniato negli anni '90 dalle organizzazioni per i diritti umani quando hanno denunciato che la sanguinosissima guerra civile in corso in Angola era alimentata proprio dalle gemme. I ribelli, denunciavano le organizzazioni umanitarie, si finanziavano con i diamanti estratti nelle zone sotto loro controllo, e questo perché il mercato ‟ufficiale” comprava quelle pietre senza farsi domande sulla provenienza. L'accusa mise in grave imbarazzo De Beers, azienda sudafricana che controlla il mercato mondiale dei diamanti. Il caso dell'Angola ha spinto l'industria diamantifera, e i paesi produttori, a darsi un meccanismo di autocontrollo che dovrebbe escludere dal mercato le gemme provenienti da zone di guerra - il ‟meccanismo di Kimberley”, di cui l'Unione europea assume la presidenza di turno nel 2007. Intanto però altre guerre sono state alimentate dai diamanti, dal Congo alla Sierra Leone alla Costa d'Avorio. Il film con DiCaprio è uscito negli Usa questo mese, ma già in settembre il Congresso mondiale dell'industria diamantifera risuonava di dichiarazioni preoccupate e un po' offese. Un noto produttore di hip-hop, Russell Simmons, è andato in tour in Africa (pagato dal Diamond Information Centre, che gestisce l'immagine di De Beers) per difendere l'industria diamantifera (il signor Russell è anche proprietario di una grande gioielleria). Il governo della Namibia ha pagato una campagna pubblicitaria per dire che ‟qui non c'è sangue sui diamanti”. Il Dipartimento di stato ha criticato Blood Diamond: gli Usa sono il più grande acquirente mondiale di diamanti. C'è da pensare che quel film abbia colpito nel segno.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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