Ecco le immagini dell'esecuzione di Saddam diffuse dai media. L'ex rais iracheno con il cappio al collo e poi avvolto in un sudario. La prova della sua morte. È stato mostrato come un trofeo, ma non fino in fondo. Per timore o per pudore? E come avrebbe potuto? Di fronte all'orrore del mondo, l'unico leader mondiale fautore e favorevole all'impiccagione dormiva. Difficile immaginare sonni tranquilli. Possibile che Bush abbia potuto scacciare gli incubi con i suoi sogni di gloria? Che finora si sono mostrati vacui? Il risveglio riporterà il presidente dentro la tragedia dell'Iraq.
Bush ha definito l'esecuzione di Saddam una pietra miliare nella costituzione della democrazia. Quale democrazia? Quella dell'occupazione, di Abu Ghraib, dei massacri quotidiani, dell'illegalità, dei rapimenti, degli stupri, dei delitti d'onore? O quella del processo a Saddam Hussein? Che ha violato qualsiasi standard minimo del diritto internazionale. Perché non si è voluto un tribunale internazionale come per Milosevic?
Gli Stati uniti hanno voluto decidere la sorte del «nemico» prima ancora di poter proclamare la propria vittoria sugli iracheni e soprattutto sopprimerlo prima che potesse rivelare le complicità dei vecchi amici e sostenitori, in primo luogo gli americani. Con l'esecuzione si è impedito che Saddam fosse processato per tutti i suoi crimini. La pena non è stato un atto di giustizia ma solo una vendetta che sta scatenando i peggiori sentimenti.
Paradossalmente l'unico atto di sobrietà di fronte alla morte è stato quello dell'ex dittatore che ha invitato gli iracheni a mantenere l'unità, che aveva imposto con la violenza e che ora altri stanno distruggendo con altrettanta violenza. Le vittime sono sempre iracheni. Per mandare sulla forca Saddam - per la morte di 143 sciiti - sono stati uccisi circa 600.000 iracheni. In nome di quale giustizia?
Il premier iracheno Maliki ha firmato la condanna a morte soddisfatto di avere una parte in commedia che libera gli sciiti di un feroce repressore e gli alleati iraniani di un temibile nemico, ma soprattutto offre una parvenza di vittoria ai fautori della guerra, al presidente Bush la cui uscita di scena si avvicina e che vuole rendere meno ignobile. Ma ormai negli Usa sono sempre meno a credere nella giusta scelta della guerra. L'effetto peggiore tuttavia si avrà in Iraq. Se gli sciiti hanno festeggiato, i kurdi sono rimasti con la bocca amara per non avere avuto giustizia e i sunniti, amici o meno di Saddam, aumenteranno la loro guerra all'occupazione. I terroristi, ancor più legittimati da tanto orrore, faranno il resto.
L'impiccagione di Saddam può fare di un dittatore un martire. Per quella resistenza che non ha ancora trovato un leader, Saddam può diventare un simbolo indelebile. Adesso che è morto e non può più commettere orrori chi potrà infrangere un mito? Non solo. L'esecuzione avvenuta il primo giorno dell'Aid al Adha, la festa del sacrificio, una delle più sacre dell'islam, in cui tutte le armi vengono deposte, darà alla morte dell'ex rais un forte valore simbolico. La morte di Saddam - che per gli iracheni rappresentava ormai il passato - invece di cancellarlo dalla memoria lo riporterà sulla scena politica dando nuovo impulso alla resistenza e alla violenza. E Bush sarà sempre più solo.
Giuliana Sgrena

Giuliana Sgrena

Giuliana Sgrena, inviata de ‟il manifesto”, negli ultimi anni ha seguito l'evolversi di sanguinosi conflitti, in particolare in Somalia, Palestina, Afghanistan, oltre alla drammatica situazione in Algeria. Negli ultimi due anni ha raccontato la guerra e l'occupazione in Iraq. Nei suoi servizi cerca di indagare la realtà che sta dietro lo scontro armato, la vita quotidiana delle principali vittime delle guerre moderne: donne e bambini. Ha dedicato particolare attenzione all'islamismo e al suo effetto sulla condizione delle donne. Attualmente collabora, tra l'altro, con RaiNews24, con il settimanale tedesco ‟Die Zeit”, con la radio della Svizzera italiana e con riviste di politica internazionale. Libri pubblicati: La schiavitù del velo, voci di donne contro l'integralismo islamico (manifestolibri 1995); Kahina contro i califfi, islamismo e democrazia in Algeria (Datanews 1997); Alla scuola dei taleban (manifestolibri 2002); Il fronte Iraq, diario da una guerra permanente (manifestolibri 2004).

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