L'equivoco sta nel nome, bio carburante. Si chiamano così i carburanti tratti da olii vegetali, e la definizione è corretta anche se sommaria - anche il petrolio è ‟bio”, massa vegetale trasformata da un lungo processo naturale. Il punto è che quel prefisso fa pensare a qualcosa di ‟verde” nel senso di ‟rispettoso dell'ambiente”, ‟sostenibile”, non inquinante. Un bio-carburante ad esempio è tratto dall'olio di palma: anzi, la palma da olio ha un rendimento energetico superiore a ogni altra specie vegetale usata per produrre olii, e questo ne fa una derrata privilegiata nel mercato dei biocarburanti. Ma non ha niente di ‟verde” - al contrario.
Il servizio pubblicato da Down to Earth Indonesia, bollettino on-line di una coalizione di gruppi ‟per la giustizia ambientale” in Indonesia, spiega perché l'olio di palma è una minaccia per l'ambiente e gli umani. Le piantagioni di palma sono una delle grandi industrie agro-alimentari in Indonesia: piantagioni gigantesche che a partire dagli anni '90 hanno preso milioni di ettari di terreno soprattutto in Kalimantan (la parte indonesiana del Borneo) e Sumatra. Quei terreni erano una volta foreste (prima spogliate degli alberi di qualche utilità commerciale e poi dichiarate ‟terreno degradato” da ‟valorizzare”) e spesso erano foreste o aree coltivate su cui vivevano comunità locali che ne rivendicavano una proprietà e un uso comune.
Il sistema legale indonesiano considera le risorse naturali, comprese le foreste e terre incolte, come proprietà dello stato che può darle in concessione per ‟metterle in valore”, ma non riconosce i diritti consuetudinari delle popolazioni che vi abitano. Così l'Indonesia degli ultimi decenni ha visto infiniti conflitti sorti quando comunità locali di poveri contadini sono state sloggiate per fare spazio a grandi concessioni date ad aziende forestali e poi agro-industriali...
Friends of the Earth International e la rete ambientalista indonesiana Walhi considerano che l'industria della palma da olio sia responsabile della distruzione di circa 10 milioni di ettari di foresta tropicale in Indonesia, e si allarmano: al livello attuale, la domanda di olio di palma è la più grave minaccia per le foreste del paese; se alla domanda dell'industria alimentare (dall'olio di palma di fanno margarine e grassi vegetali) si aggiungeranno i biocarburanti, la copertura forestale del Borneo e di Sumatra rischia l'estinzione. Malaysia e Indonesia sono i due grandi produttori mondiali di olio di palma, e Jakarta progetta di strappare il primato alla Malaysia nei prossimi anni - non che faccia molta differenza, la sorte dei due paesi è legata poiché sono aziende malaysiane che spesso investono in Indonesia. Jakarta prevede di produrre 17,6 milioni di tonnellate di olio di palma quest'anno, contro poco meno di 16 milioni di tonnellate nel 2006.
Insomma, il boom dell'industria della palma da olio ha come risvolto deforestazione e conflitti per la terra. Un documento presentato alle Nazioni Unite dall'Alleanza dei popoli indigeni di Kalimantan Occidentale (Ama Kalbar), in occasione di uno dei Forum che segnano il secondo ‟decennio dei popoli indigeni”, riassume: ‟Lo sviluppo di piantagioni di palma da olio su larga scala ha distrutto l'economia locale di molte comunità indigene” (e non solo indigene...); ‟le comunità indigene sono ora sotto il controllo delle compagnie dalla palma da olio e ne dipendono economicamente ... con effetti devastanti sulla loro vita quotidiana, società e cultura”. ‟La gestione comune \ è stata sostituita con la proprietà individuale della terra”. ‟Le piantagioni di palma su larga scala danneggiano gli ecosistemi e l'ambiente”, perché la deforestazione porta da a fenomeni di erosione dei suoli e degrado dei bacini idrici, e sostituire le foreste e i sistemi agricoli tradizionali con monoculture significa impoverire la diversità biologica: ‟Le piantagioni non danno la varietà di prodotti che le popolazioni locali usano raccogliere dalle foreste, come legna da ardere, cibo, erbe medicinali”, ‟le fonti d'acqua spesso sono ostruite dai sedimenti e si prosciugano”. Anche l'uso massiccio di prodotti chimici è una minaccia, per i terreni e i corsi d'acqua contaminati e per la salute delle persone.
Non solo: ‟L'espansione delle piantagioni ha ridotto il potere delle popolazioni indigene, il loro accesso all'informazione a partecipazione politica”. Infine, ‟Il processo di acquisizine delle terre per le piantagioni è pieno di vecchi conflitti che restano da risolvere. Le violenze e le violazioni dei diritti umani sono frequenti nelle contese tra comunità locali, grandi aziende e governo”. Ecco il risvolto - per nulla ‟verde” - dell'olio di palma.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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