Ma perché quasi ogni critica dell’opposizione viene definita "insulto" dalla maggioranza? E viceversa? Che cos’è questo isterismo (in favore di telecamere e taccuini) che trasforma una normalissima e perfino blanda dialettica politica in insopportabile affronto, in onta da lavare col sangue? Siamo l’unico Paese europeo nel quale criticare il governo israeliano significa essere "antisemita", e simpatizzare con Israele vuol dire essere come minimo imperialista. Nel quale dissentire da Bush attira l’accusa di essere collusi con Bin Laden, e criticare il fondamentalismo islamico scatena l’accusa di razzismo. Peggio ancora, perfino le noiosissime dispute su noiosissimi temi economici e fiscali vengono affrontate con animosità da spadaccini nevrastenici, che non vedono l’ora di infilzarsi come tordi. A giudicare da certi titoli di giornale, e da certe dichiarazioni di politici (magari rese in pullover nel giardino di casa, una tranquilla domenica pomeriggio), l’Italia parrebbe un paese in preda a convulsioni rivoluzionarie e tumulti di strada. Invece, poi, il lunedì si ritrovano tutti dalle parti del Pantheon per l’aperitivo: e nessuno sembra presentare ecchimosi.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma nel 1954 ed è cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su “la Repubblica” e “L’Espresso”. Scrive per il teatro e ha scritto per la televisione. Ha fondato e diretto il settimanale satirico “Cuore”. Per Feltrinelli ha pubblicato, tra l’altro, Il nuovo che avanza (1989), Poetastro (1993), Il ragazzo mucca (1997), Canzoni politiche (2000), Cerimonie (2002), Gli sdraiati (2013), Ognuno potrebbe (2015), Il grande libro delle Amache (2017), La sinistra e altre parole strane (2017) e Le cose che bruciano (2019).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>