L’escalation della guerra psicologica tra Iran e Occidente ha raggiunto un nuovo apice, mentre autorevoli siti specializzati e giornalisti investigativi annunciano che siamo arrivati al countdown: gli Usa - scrivono gli esperti di intelligence su www.global security.org e www.stratfor.com - potrebbero attaccare subito dopo la prossima riunione dell’Aiea il 9 marzo, comunque non oltre settembre. Ma l’Iran continua a non avere paura di giocare al rialzo. Il leader Khamenei non si fida del guanto di velluto usato dal segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, che anche ieri ha ripetuto di essere pronta a sedersi a un tavolo con gli iraniani se Teheran sospenderà l’arricchimento dell’uranio. E’ convinto che l’obiettivo di Washington sia quello di rovesciare il regime a qualsiasi costo, incluso fomentare i dissidi etnici e religiosi tra sciiti e sunniti per spaccare il paese. Per questo lascia mano libera a Ahmadinejad.
Il presidente fa parte di quella generazione che ha combattuto otto anni di guerra in Iraq contro tutto il mondo occidentale (che in quegli anni sosteneva Saddam Hussein) ed è convinto, come diceva allora l’imam Khomeini, che gli Stati Uniti non possono fare ‟a damn thing”. ‟La Repubblica islamica ha raggiunto la tecnologia nucleare e il suo progresso non può essere fermato. Il programma nucleare è come un treno in corsa che non ha freni né marcia indietro” ha detto Ahmadinejad. ‟Siamo preparati per qualsiasi situazione, anche per la guerra”, ha aggiunto il vice ministro degli Esteri Manucher Mohammadi. E i comandanti militari, che avevano condotto nei giorni scorsi esercitazioni militari nel Golfo Persico, durante le quali erano stati testati nuovi missili, hanno detto che le esercitazioni hanno mostrato che l’Iran è pronto a rispondere a qualsiasi attacco. Ad Ahmadinejad ha subito risposto Condi Rice, ribattendo che non è necessario innestare la marcia indietro, ‟basta premere il bottone dello stop dell’arricchimento”.
La via diplomatica comunque continua, con un viaggio del capo negoziatore Ali Larijani in Sudafrica, paese che è come l’Italia membro non permanente del Consiglio di Sicurezza. Teheran, ha insistito Larijani, vuole tornare a sedersi al tavolo delle trattative ‟per risolvere le differenze esistenti attraverso negoziati fruttuosi e attenti”. Ma ha avvertito che l’Iran ‟risponderà in proporzione” ad ogni nuova pressione, e ha ammonito i 5 membri del Consiglio di Sicurezza più la Germania che oggi si riuniranno a Londra ‟a non continuare nel comportamento ostile”.
‟Cosa hanno in mente gli Stati Uniti?”, si chiedono anche i membri più moderati del regime, messi a tacere dalla escalation della guerra psicologica proprio mentre stavano riacquistando voce, facendo leva sui consensi persi da Ahmadinejad per la disastrosa situazione economica. Il presidente ieri ha imputato al ‟complotto dei nemici” anche il prezzo dei pomodori (i generi alimentari sono aumentati in un anno del 30-40 per cento). Il Teheran Times accusa Washington di lavorare a una ‟nuova guerra fredda”, addestrando in Pakistan terroristi come quelli che una settimana fa Zahedan avevano fatto esplodere un’autobomba che ha ucciso 11 pasdaran.
Al crescendo della sfida aveva contribuito ieri mattina anche la notizia che Teheran aveva lanciato il suo primo missile nello spazio, notizia poi ridimensionata dal vice direttore del Centro aerospaziale Golru, secondo cui si era trattato della sperimentazione per verifiche metereologiche di un ‟razzo-sonda”, ricaduto dopo avere raggiunto una quota di 150 chilometri.
Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini è inviata de “la Repubblica”, di cui è stata corrispondente dalla Germania negli anni della caduta del Muro. Ha seguito le Guerre balcaniche, lavorato in diversi paesi e, dal 1997, soprattutto in Iran. Nel 1973 era stata una delle fondatrici di “Effe”, il primo giornale femminista italiano. Tra i suoi libri Quarant’anni in faccia (Rizzoli, 1982), Piccolo viaggio nell’anima tedesca (con Francesca Predazzi, 2004; nuova edizione in Ue: 2014), Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica (Feltrinelli, 2006), Al di qua del muro. Berlino 1989 (Feltrinelli, 2010), L’amore a settant’anni (Feltrinelli, 2012) e Suonare il rock a Teheran (con Benedetta Gentile; Feltrinelli Kids, 2014).

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