Se José Arcadio Secondo avesse fatto il sindacalista dei raccoglitori di banane in questi anni e non a Macondo tre quarti di secolo fa, avrebbe avuto ancora meno probabilità di morire di vecchiaia. Le banane, allora come oggi, continuano a grondare sangue.
Lo conferma la sentenza del tribunale di Washington, che ha condannato la Chiquita Brands (delle famose ‟Chiquita 10 e lode”) a pagare una multa di 25 milioni di dollari per avere finanziato, dal 1997 al 2004, attraverso la sua filiale Banadex, le Autodefensas Unidas de Colombia (Auc). La storia, quindi, si ripete, sebbene siano cambiati il nome della multinazionale (che una volta si chiamava United Fruit) e i metodi della repressione, realizzata negli anni '20 con i massacri dell'esercito (come racconta Gabriel García Márquez in Cent'anni di solitudine), adesso con le mini-Uzi dei sicari paramilitari. Il pagamento delle Auc furono approvati ‟per garantire in buona fede la sicurezza dei nostri impiegati”, si è difeso dalla sua sede di Cincinnati, nell'Ohio, il presidente della Chiquita Brands. ‟La multa ad un'impresa, rea per avere pagato un gruppo illegale, è un magnifico segnale”, ha commentato il ministro della difesa colombiano, Juan Manuel Santos. Sebbene abbia suscitato scalpore, la sentenza del tribunale Usa è quasi una burla, per quello che decreta e omette.
A conferma dell'amaro refrain colombiano (‟negli Usa i soldi, a noi i morti”), i 25 milioni di dollari entreranno nelle casse statali Usa, invece di risarcire le vittime dei paramilitari che, a differenza di quello che sostiene il presidente della Chiquita, non proteggevano i lavoratori, ma si dedicavano, con la collaborazione dei militari, ad ammazzare e far sparire sindacalisti ed esponenti della sinistra legale, forti soprattutto nella zona ‟bananera”. Inoltre, i giudici di Wahington si sono guardati bene dall'approfondire alcuni episodi ben più gravi, che dimostrano un'unità d'intenti tra la Chiquita Brands e le Auc del (forse) defunto Carlos Castaño e dell'italo-colombiano Salvatore Mancuso. Il più clamoroso successe il 21 novembre 2001 (due mesi dopo l'inclusione delle Auc nella lista dei gruppi terroristi internazionali, decisa da Bush dopo l'attentato delle torri gemelle), quando nel porto privato della Chiquita Brands della cittadina atlantica di Turbo furono sbarcati dalla nave Otterloo 14 container contenenti 3400 mitra Ak-47 (i Kalashnikov) e 4 milioni di pallottole, destinati proprio al ‟Banana Bloque” dei paramilitari. Ovviamente con la complicità di militari, poliziotti e doganieri colombiani (oltre ai loro colleghi nicaraguensi e panamensi). Mentre un anno dopo, lo stesso Castaño, in un'intervista rilasciata al quotidiano El Tiempo, esaltò quell'operazione di rifornimento bellico come ‟il miglior gol” realizzato dalla sua organizzazione, l'inchiesta giudiziaria colombiana fu puntualmente insabbiata, grazie all'intervento del fiscale generale Luis Camilo Osorio (ex ambasciatore colombiano in Italia). La Chiquita Brands ne uscì tanto ‟pulita” da meritare nell'aprile del 2004 il premio della fondazione Trust for the Americas per il suo ‟impegno sociale contro la povertà e la corruzione”. A consegnarlo fu addirittura che il presidente dell'Organizzazione degli stati americani, l'ex presidente colombiano) César Gaviria, che poi ebbe l'impudenza di negare di sapere che la Chiquita Brands fosse implicata nello scandalo dell'importazione di armi per i paras.
I sindacati colombiani hanno dichiarato di non accontentarsi della sentenza di Washington, annunciando che continueranno a dare battaglia non solo alla Chiquita Brands, ma anche alla Coca Cola, Oxy e alla mineraria Drummonds, noti mandanti degli omicidi di attivisti sindacali. Chiedendo la solidarietà internazionale e utilizzando, oltre a quelle attuali, una legge del 1789, che prevede che uno straniero possa denunciare alla giustizia Usa i cittadini statunitensi responsabili di delitti contro l'umanità. Una norma che più di due secoli fa intendeva combattere i pirati eredi di sir Francis Drake e che ora potrebbe servire per frenare i ben più crudeli guerrieri del ‟libero mercato”.
Guido Piccoli

Guido Piccoli

Guido Piccoli, giornalista e sceneggiatore, ha vissuto a Bogotá gli anni più caldi della "guerra ai narcos". Sulla Colombia ha scritto la biografia di Escobar, Pablo e gli altri (Ega edizioni 1994) e la guida della Clup (1996).

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