Due ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica sono arrivati ieri in Iran per una missione che li porterà anche all'impianto nucleare di Natanz, quello dove Tehran afferma di aver cominciato ad arricchire uranio ‟su scala industriale”. L'ispezione dell'Aiea sarà la prima conferma esterna sul solenne annuncio dato lunedì dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadi Nejad. L'annuncio è stato accolto in effetti con molto scetticismo negli ambienti internazionali. E il dubbio più esplicito viene da Mosca: ‟Non ci risulta che l'Iran abbia compiuto i progressi tecnologici che gli permettono di arricchire uranio su scala industriale”, ha detto ieri il portavoce del ministero degli esteri Mikhail Mamynin.
I dirigenti iraniani affermano di aver cominciato a iniettare gas uranio esafluoruro in 3.000 delle sofisticate centrifughe che lo trasformano in uranio arricchito (al livello necessario per farne combustibile atomico). Un anno fa, quando l'Iran aveva annunciato che i suoi tecnici erano riusciti ad arricchire uranio in via sperimentale, si parlava di due ‟cascate” di centrifughe (serie di 164 macchine collegate tra loro), ma risultò che avevano notevoli problemi tecnici; in seguito si è parlato di 4 ‟cascate”. Fino a lunedì l'Iran aveva dichiarato di lavorare su 350 centrifughe; nell'impianto sotterraneo di Natanz ce ne starebbero 52mila.
Diplomatici occidentali presso l'Aiea a Vienna, citati ieri dalle agenzie di stampa, credono che in quell'impianto ci sia un migliaio di centrifughe: che funzionino però pochi lo credono. Il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov ha detto ieri di non credere che le nuove centrifughe iraniane siano pienamente operative: ‟Cercheremo precisazioni con l'Aiea”.
L'annuncio dell'Iran sarebbe un bluff? ‟Non credo che sia un annuncio credibile”, ci ha detto ieri Trita Parsi, professore di relazioni internazionali e presidente del National Iranian American Council che ha sede a Washington (e che sostiene la necessità del dialogo con l'Iran). ‟Il punto è che se anche l'Iran non è arrivato ad arricchire uranio su scala industriale sta andando in quella direzione. E l'occidente, mentre insiste che Tehran sospenda il suo programma nucleare come precondizione per aprire un negoziato, sta dando all'Iran tempo di andare avanti”. Con meno ispezioni, oltretutto: l'Aiea continua le visite gli impianti iraniani previste dal Trattato di non proliferazione, ma non quelle più approfondite, sospese da Tehran in risposta alle sanzioni decretate dal Consiglio di sicurezza dell'Onu.
Ma chi controlla il gioco a Tehran, quando si tratta della politica nucleare? ‟Il sistema politico iraniano è un grande mistero. Diverse voci concorrono a determinare il consenso sulla questione nucleare, non credo che Ahmadi Nejad sia una voce decisiva. Posso dire però che ora il governo è più unito di quanto lo sia mai stato, su questo punto. Le Guardie della Rivoluzione hanno acquistato più influenza? E' naturale, più andiamo verso un confronto internazionale, più i militari guadagnano peso. Non sarebbe così se i negoziati fossero decollati”.
Proprio in questi giorni c'è stata una ripresa di contatti tra l'inviato dell'Unione europea Javier Solana e il capo del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano Ali Larijani; sembra che una nuova partita di negoziati sia imminente. ‟Perché abbia chances di riuscita però bisogna che gli occidentali smettano di insistere sulle precondizioni”, insiste Trita Parsi: ‟In passato l'Iran ha accettato di spspendere le operazioni nucleari finché i colloqui erano in corso; oggi non accetterà di sospenderli senza prima vedere un risultato di questi colloqui”.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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