Due episodi del braccio di ferro che oppone da tempo alcuni grandi paesi in via di sviluppo (e molte organizzazioni non governative per il diritto alla salute), alle più grandi aziende farmaceutiche mondiali.
Il primo riguarda l'India. Il ministro della sanità Anbumani Ramadoss ha chiesto alla multinazionale svizzera Novartis di ritirare la sua causa legale contro la legge indiana sui brevetti: si è detto ‟molto preoccupato” da una sfida che potrebbe finire per negare a milioni di persone la disponibilità di farmaci a basso costo per le terapie associate all'Aids.
La sfida legale nasce dal ricorso presentato da Novartis contro le autorità indiane che avevano rifiutato di brevettare un suo farmaco antitumorale, con l'argomento che era solo una formula ‟migliorata” di un farmaco già in commercio (il Glivec). Il processo cominciato presso l'Alta Corte di giustizia di Chennai (Madras) ha implicazioni che vanno ben oltre il farmaco in questione (vedi terraterra, 31 gennaio): Novartis impugna la legge sui brevetti che New Delhi ha approvato nel 2005 per adeguarsi alle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio (fino ad allora l'India non riconosceva brevetti sui medicinali...). Quella legge mantiene delle salvaguardie: una, generale e riconosciuta dal Wto, permette a un paese di sospendere un brevetto e autorizzare la produzione di generici in caso di emergenza sanitaria. L'altra riconosce il brevetto solo ai prodotti davvero innovativi, quindi non solo banali miglioramenti di farmaci già noti - ed è questa che Novartis sfida in tribunale.
Il processo Novartis-India ha mobilitato organizzazioni non governative indiane e internazionali, dal People's Health Network a Médecins sans Frontières, che ora applaudono al ministro Ramadoss: ‟Riconosce che c'è una minaccia contro la legge indiana sui brevetti e che l'India ha un ruolo chiave nel fornire cure a prezzi accessibili per milioni di persone nel mondo in via di sviluppo”, ha dichiarato Leena Menghaney, di Msf India (Reuter, 10 aprile).
L'altra notizia viene dalla Thailandia. Qui il ministro della sanità Mongkol na Songkhla si dice incoraggiato dai primi successi della campagna per costringere le grandi case farmaceutiche mondiali ad abbassare i prezzi. Bangkok ha fatto scandalo tra le big pharma, nel dicembre scorso, quando ha emesso una ‟licenza obbligatoria” per importare o produrre un farmaco essenziale per il trattamento di malati di Aids, l'Efavirenz, coperto da brevetto della Merck & Co. Inc, statunitense. Con la ‟licenza obbligatoria”, che sospende l'effetto del brevetto, la Government Pharmaceutical Organization (Gpo), industria dello stato thailandese, potrà produrre la versione ‟generica”; conta di metterlo in commercio dal giugno del 2007 (e verserà lo 0,5% del ricavato a Merck); nel frattempo può importare il generico da paesi che lo producano, come l'India (tt, 2 dicembre 2006). Poco dopo è stata la volta di Abbott Laboratories: un'altra ‟licenza obbligatoria” permette di produrre o comprare generici di un altro farmaco anti-Aids, il Kaletra. ‟Le licenze obbligatorie sono l'unico modo che abbiamo per portare le aziende farmaceutiche a scendere a patti sui prezzi”, ha fatto notare il ministro Mongkol. Proprio vero: in febbraio Merck ha annunciato un ribasso del 46% del prezzo del Efavirenz (ma non basta, ha detto il ministro, e non revocherà la ‟livenza obbligatoria). Mentre Abbott ha offerto di vendere il suo Kaletra (ma non la nuova versione che non richiede la conservazione in frigorifero) a prezzo più che dimezzato in 40 paesi in via di sviluppo. Neanche questo metterà fine alla campagna thailandese, ha deto il ministro: ‟Vogliamo vedere le case farmaceutiche abbassare ulteriormente i loro margini di profitto, per distribuire i farmaci a più persone”. Ma ha ragione: è tutto merito di quelle licenze obblicatorie.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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