Ecco come il mullah Dadullah risponde, in lingua pashtun via telefono satellitare da una località imprecisata dell’Afghanistan, alle accuse di ‟terrorismo”. In questa prima intervista a un giornale italiano, il rapitore di Daniele Mastrogiacomo ha anche voluto chiarire il suo rapporto con l’uomo di Emergency oggi chiuso nelle carceri dei servizi segreti afghani, Ramatullah Hanefi.

Perché ha rapito Mastrogiacomo? E perché ha decapitato il suo autista e il suo traduttore, non è terrorismo questo?
I media occidentali sono faziosi, sostengono i loro governi e i loro soldati in Afghanistan. La versione talebana è riportata raramente, spesso distorta. Lo abbiamo denunciato anche quando abbiamo preso Daniele e i suoi colleghi afghani. Abbiamo detto che erano stati arrestati alcuni portavoce talebani anche se non partecipavano ai combattimenti. I nostri militanti erano invece offesi dal fatto che i giornalisti occidentali, alcuni dei quali sono spie, si muovevano liberamente nelle nostre regioni. Noi avevamo molti sospetti nei confronti di Daniele. E questi erano rafforzati dalla presenza del suo autista, Sayed Agha, che noi sappiamo essere un informatore per i militari afghani e stranieri. È stato decapitato dopo aver confessato. Quanto al traduttore, Adjmal Nashqbandi, abbiamo fatto le nostre indagini e scoperto che appartiene a un importante famiglia legata al governo afghano. Uno degli zii lavora nella base Usa di Bagram. Altri sono dipendenti del ministero dell’Informazione e simili.

Eppure lei stesso affermò che Adjmal era un giornalista. Come definisce la feroce decapitazione di innocenti?
Non ho mai affermato che Daniele o Adjmal fossero giornalisti. Questa è pura propaganda contro di noi. Io dissi che erano tutti spie e lo provano le nostre ricerche. Su Agha non avevamo dubbi: lo decapitammo per primo. Nel caso di Adjmal concedemmo al governo Karzai di salvarlo liberando tre prigionieri talebani, anche se noi sapevamo che era una spia. Daniele fu liberato solo grazie al rilascio di cinque talebani, dopo che il governo afghano aveva accettato le richieste italiane.

Come possiamo noi giornalisti raccontare la versione talebana se voi ci torturate e uccidete?
Tutti i giornalisti, compresi gli occidentali, possono venire tra noi. Solo vogliamo che riportino la situazione in modo fattuale e onesto. Non intendiamo torturare o uccidere veri giornalisti.

Considera Hanefi un vostro uomo, un ‟facilitatore”?
Hanefi lavora per gli italiani da una decina d’anni. Emergency si fida di lui, per questo gli affidò la gestione dell’ospedale nella provincia di Helmand. Ma lui non è mai stato pro-talebano o un nostro facilitatore. Penso che sia stato arrestato a causa della liberazione di mio fratello Mansoor e altri quattro talebani nello scambio di prigionieri per ottenere Mastrogiacomo. Voglio aggiungere che l’ospedale di Emergency non è utilizzato dai nostri combattenti feriti, ma assiste la gente comune, spesso colpita dalle bombe Nato. Sarebbe triste se dovesse chiudere per sempre, anche se Emergency è stata fondata da non musulmani.

Hamid Karzai e l’ambasciatore italiano a Kabul sostengono che Adjmal doveva essere liberato assieme a Mastrogiacomo il 19 marzo. Perché lei tradì i patti?
Non dicono il vero. Non c’è mai stato alcun accordo in questo senso. Sin dal primo giorno dissi con chiarezza che il caso di Daniele era diverso da quello di Adjmal. Non venne fatta alcuna richiesta per Adjmal sino a che l’italiano fu nelle nostre mani. Sino al 19 marzo la trattativa riguardò esclusivamente Daniele. E non è neppure vero che quel giorno anche Adjmal venne portato a Lashkar Gha. Rimase sempre con noi. Per lui chiedemmo in un secondo tempo il rilascio di altri tre talebani.

Ora avete nelle vostre mani ancora un operatore umanitario francese e diversi afghani. Li ucciderete se Karzai non accettasse nuovi scambi di prigionieri?
I francesi sono stati presi dalle nostre truppe. La ragazza è stata rilasciata per motivi umanitari. Ma sia ben chiaro che i talebani sono un movimento unico diretto dal Mullah Omar e operano in modo disciplinato sotto il comando dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan. I francesi sono stati rapiti in coerenza con il nostro principio per cui tutti gli stranieri legati alla coalizione guidata dagli Stati Uniti saranno colpiti. Anche i cittadini afghani sono stati avvisati di non collaborare con il governo-marionetta di Karzai. Non abbiamo ancora deciso quale sarà la sorte del francese e dei suoi tre colleghi afghani. Ma abbiamo chiesto che vengano rilasciati alcuni talebani e le truppe francesi lascino il Paese. Quanto ai cinque dipendenti della sanità afghana, abbiamo stabilito che alcuni di loro sono parenti di Gul Agha Sherzoi, attuale governatore di Nangarhar ed ex di Kandahar. Per loro abbiamo chiesto la liberazione di quindici talebani. Il nostro principio guida è: un nostro ostaggio in cambio di tre nelle mani del governo. Karzai è pronto a farlo in segreto, ma vogliamo che si sappia pubblicamente.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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