La ricerca doveva essere una delle tante sull’inquinamento dell’aria. Sulle polveri sospese nell’aria di Roma, di Taranto, di Algeri. Andavano a caccia di benzopirene, un idrocarburo, i ricercatori del Cnr. Non immaginavano di imbattersi nella cocaina. Cocaina nell’aria di Roma. E, dieci volte in meno, anche in quella di Taranto. Nulla di nulla nella pur inquinatissima Algeri. È la prima volta che succede. ‟È il primo studio del genere che viene fatto nel mondo”, dice Angelo Cecinato, responsabile della ricerca. E spiega: ‟Abbiamo trovato concentrazioni di cocaina anche fino a 200 picogrammi al metro cubo. Per capire: questa è una concentrazione appena cinque volte inferiore ai limiti riconosciuti per legge alle sostanze tossiche”. Per capire: è una concentrazione possibile soltanto se di cocaina in circolazione in quel posto ce ne è in una quantità considerevole. In media a Roma i ricercatori del Cnr ne hanno trovata tra i 30 e i 120 picogrammi, dieci volte più che a Taranto. Per questo Ivo Allegrini, direttore dell’Istituto inquinamento atmosferico del Cnr, non esita: ‟Ci aspettiamo di trovare droghe in sospensione anche in città come Milano o Bologna”. Per adesso l’hanno trovata a Roma. ‟È una notizia di una gravità inaccettabile, l’effetto di una politica dissennata, permissiva, buonista e con scarso rispetto delle leggi”, attacca Francesco Giro, coordinatore regionale di Forza Italia. E Luciano Ciocchetti, dell’Udc, rilancia: ‟Questo di Roma è un dato che deve far riflettere”. La ricerca avrebbe dovuto essere una normale ricerca. ‟E invece quando ci siamo imbattuti nella cocaina abbiamo chiesto di estendere gli studi”, dice ancora Cecinato. E aggiunge: ‟Abbiamo trovato nell’aria una concentrazione di cocaina maggiore che di diossina. Il picco? Nella zona attorno alla città universitaria. Anche se a causa del limitato numero di misure eseguite non si può dire con certezza che il quartiere universitario sia quello più inquinato di cocaina. Né che qui siano più diffusi il consumo e il commercio di droghe. La verità è che le cause di questa concentrazione sono tutte da indagare”. La verità è che i ricercatori hanno trovato nell’aria di Roma lo specchio dei nostri vizi quotidiani. Insieme alla cocaina, anche cannabinolo (il principio attivo degli spinelli) e persino nicotina e caffeina. ‟Sono studi tutti da indagare”, ribadisce Cecinato. E spiega: ‟A cominciare dal perché la cocaina finisca nell’aria. Fino ad oggi siamo certi che la cocaina rimane nell’aria abbastanza da poter essere rilevata. Ma sul come ci finisca possiamo fare soltanto delle ipotesi legate all’uso, al consumo o allo smaltimento, ovvero dopo i sequestri delle forze dell’ordine”. È la prima volta che viene trovata cocaina nell’aria. Ma perché non era mai stata cercata. Fino ad oggi gli scienziati si erano fermato ad analizzare i fiumi. Ed avevano trovato grandi sorprese, nel Po come nel Tamigi. Era stato l’Istituto Mario Negri di Milano che era andato a mettere le mani nel Po e aveva trovato circa 40 mila dosi giornaliere di cocaina in un’area popolata da 5 milioni di persone. Il fiume di Londra era stato ancora più spietato: aveva rivelato che ben 4 abitanti su 100 facevano uso di cocaina.
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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