Finisce. E finisce male la presenza di Emergency in Afghanistan. Otto anni di attività della nota organizzazione non governativa italiana terminano tra le polemiche e le accuse contro il governo di Hamid Karzai, ma anche contro quello di Romano Prodi. Dopo che oltre due settimane fa il ministero della Sanità a Kabul aveva imposto la data limite del 25 di maggio per la ripresa delle attività nel Paese, ieri la stessa Emergency in un comunicato confermava che i suoi 3 ospedali e 25 ambulatori verranno oggi rilevati dalle autorità afghane. ‟Quando una Ngo decide di lasciare il Paese, per contratto stipulato all’inizio delle attività, tutte le sue strutture vanno allo Stato. Visto come si è comportata Emergency, assumendo posizioni politiche che non le competono, avremmo voluto comunque stipulare una nuova intesa”, specificano al ministero della Sanità. Il comunicato di Emergency è un atto di accusa al vetriolo. Sostiene che l’obbiettivo del governo Karzai fosse da subito ‟l’espulsione dal Paese di un testimone sgradito”. E aggiunge: ‟Dai registri degli ospedali di Emergency risulta la quantità di vittime civili della guerra in corso. Documentano la possibilità di un’assistenza sanitaria efficace, gratuita e rispettosa, che il governo Karzai non vuole attuare”. Anche l’ultimatum del 25 maggio viene giudicato ‟un mediocre espediente per espellere Emergency”. Un esito, aggiunge, ‟facilitato dall’indifferenza e dalla sostanziale complicità del governo italiano”. La crisi era scoppiata dopo la liberazione di Mastrogiacomo il 19 marzo e la detenzione da parte dei servizi segreti afghani di Rahmatullah Hanefi, responsabile dell’ospedale di Emergency a Lashkar Gha, che aveva fatto da mediatore con i talebani. Da allora Emergency chiede la sua liberazione quale condizione per continuare ad operare nel Paese. Ma proprio questa richiesta ha irrigidito le autorità. Il direttore dei servizi segreti, Amirullah Saleh, critica apertamente quelle che definisce ‟le prese di posizione politiche ostili a Karzai da parte in particolare di Gino Strada, il leader di Emergency”. Saleh è giunto a sospettare Hanefi di avere anche avuto un ruolo nel rapimento del freelance Gabriele Torsello nell’autunno scorso. Ieri Strada ha ribadito ai magistrati romani che l’Italia pagò due milioni di dollari per la liberazione di Torsello. Hanefi intanto resta in carcere. E l’ambasciatore italiano, nonostante le promesse di Karzai a Massimo D’Alema lunedì scorso, non ha ancora potuto vederlo. Il 26 aprile anche gli ultimi 5 operatori internazionali di Emergency chiedevano rifugio nell’ambasciata italiana e venivano imbarcati di fretta su un volo militare per Dubai. Ma l’intera struttura medica aveva già cessato di funzionare da circa 3 settimane. Da oggi l’ospedale di Lashkar Gha sarà preso in gestione dalla Croce Rossa Internazionale. Quello di Kabul potrebbe venire affidato invece alla Cooperazione italiana, che in tutto il Paese gestisce già 3 ospedali e 5 cliniche rurali con personale medico afghano.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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