Il generale-presidente e la leader dell'opposizione si incontrano in gran segreto, in territorio neutro, e scendono a patti. Questa è la notizia riportata ieri dal quotidiano pakistano Daily Times: venerdì il generale Parvez Musharraf ha incontrato Benazir Bhutto, la ex premier e leader del Partito popolare, uno dei due importanti partiti dell'opposizione).
L'incontro sarebbe avvenuto a Abu Dabhi, negli Emirati Arabi; il generale e la ex premier hanno discusso la situazione politica in Pakistan, incluse le imminenti elezioni e la rielezione di Musharraf alla presidenza. Di una trattativa politica sotterranea tra il generale e la ex premier si parla già da qualche tempo: la notizia dell'incontro è dunque verosimile (anche se negata dalle fonti ufficiali). Ma fa scalpore, in Pakistan e fuori. ‟Non sappiamo ancora in quali termini, ma un accordo tra i due c'è e ne sentiremo parlare presto” ci dice Najam Sethi, direttore del Daily Times (e del settimanale The Friday Times), al telefono da Lahore, Pakistan.
Paese dei paradossi, il Pakistan: la vita democratica è ‟congelata” da quando il generale Musharraf ha preso il potere; da allora i due maggiori partiti, quello Popolare di Benazir Bhutto e la Lega Musulmana dell'ex premier Nawaz Sharif (avversari giurati, ma ora alleati in una coalizione ‟per restaurare la democrazia”), hanno pochissimo spazio pubblico e i rispettivi leader sono in ‟esilio” (al rientro in Pakistan sarebbero arrestati con gigantesche accuse di corruzione). Congelati i partiti ‟laici”, lo spazio politico è rimasto a quelli religiosi: le elezioni parlamentari organizzate nel 2002 dal regime militare hanno visto emergere un'alleanza di partiti islamici, che ha occupato un terzo del parlamento. Mai la destra religiosa aveva avuto tanto peso elettorale, anche se il nesso ‟mullah-militari” è una vecchia storia: i regimi militari hanno usato le forze religiose per darsi una legittimità, fin dai tempi del generale Zia ul Haq (che nel '77 depose Ali Bhutto, padre di Benazir).
Perché oggi il generale offre un compromesso alla leader politica che più ha avversato in questi anni? Calcoli di potere di un presidente in crisi di legittimità politica, spiega Sethi. Il generale Musharraf punta a farsi rieleggere presidente, senza però lasciare la carica di capo dell'esercito. Per questo avrebbe bisogno una modifica costituzionale che solo la Corte suprema può dargli. Ma è improbabile che la ottenga, dopo il colpo della settimana scorsa, quando la Corte ha reinsediato il procuratore generale dello stato, giudice capo Ifhtikar Chaudhry, che Musharraf aveva tentato di licenziare (facendone una sorta di simbolo dell'opposizione al regime). L'altro elemento della crisi è esemplificato dal sanguinoso scontro attorno alla ‟moschea rossa” di Islamabad e la nuova offensiva dei combattenti Taleban alla frontiera pakistano-afghana, a cui l'esercito ha risposto con un nuovo dispiegamento di truppe: uno scontro diretto che Musharraf avrebbe preferito evitare.
‟Per restare al potere, anche un generale sa che ha bisogno sia la forza militare sia quella politica. E la seconda gli sta mancando”, fa notare Sethi: ‟Per questo ha bisogno sia l'alleanza di almeno una parte dei mullah, i partiti della destra religiosa, sia di Benazir Bhutto”. Vuol dire che neppure lo showdown alla Moschea Rossa ha spinto Musharraf a rompere il tradizionale nesso tra ‟militari e mullah”? ‟No. Musharraf è nel solito dilemma: deve combattere i Taleban e al Qaeda, altrimenti gli alleati a Washington lo accusano di non fare abbastanza per la "guerra al terrorismo", ma quelle offensive militari creano ostilità e gli fanno perdere la sua base politica. Musharraf ha bisogno dell'appoggio politico dei mullah: non per ideologia ma per calcolo pragmatico. Quindi ora tenta di scaricare i partiti religiosi più estremisti, come la Jamiat Islami, e tenersi legati quelli più malleabili: anche se nel lungo termine questa alleanza gli creerà problemi, come al solito”.
Musharraf ha bisogno l'alleanza con Bhutto: ma perché lei dovrebbe dare il suo appoggio al generale? ‟Benazir Bhutto spera che siano cancellate le imputazioni per corruzione nei suoi confronti, e farebbe di tutto per ottenerlo”, risponde Sethi: ‟Comincia a rischiare l'arresto, forse non in Pakistan ma altrove”. Cancellate le imputazioni potrà invece tornare in patria e disputare le elezioni; Musharraf appoggerebbe una modifica costituzionale che le permetta di tornare premier per la terza volta; in cambio lei appoggerebbe l'ambizione del generale di farsi rieleggere presidente e mantenere l'uniforme militare.
E però, come potrà Benazir Bhutto scendere a patto col generale e mantenere la faccia? ‟Bel problema: infatti il Partito popolare è in rivolta, almeno metà dei suoi non si rassegnano al compromesso con il generale dopo tutto quello che è successo in questi mesi”. E la scena resta quantomai incerta.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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