A me Veltroni piace. Mi è simpatico. È un uomo che non la manda a dire, ma la canta chiara. Alla fine dell'intervista di ieri al ‟Corriere”, che ho scaricato, stampato e appeso al muro, a futura memoria, lui chiarisce finalmente perchè si è candidato. Per far vincere il centrosinistra dopo Prodi? Per coronare la sua infinita carriera politica, per il momento, e far vedere che è più bravo di D'Alema? Per elargirci ancora i suoi romanzi e le sue opinioni di cinefilo? Per far pratica d'inglese, una volta eletto premier, negli incontri con il futuro presidente Usa? Nulla di tutto questo, o non solo. Perché è giusto, confessa Veltroni. Perché è un'‟occasione storica”, ammette. Per lui? Ma no, ci mancherebbe: non per lui, ma ‟per il paese”, per noi. Deus lo vult, potremmo dire con gli antichi crociati. Dio vuole Veltroni. Perché però la storia riveli questo suo fine salvifico, è necessario che il candidato Veltroni sgombri il campo dagli equivoci. Chi ha detto che lui è buono? Lui non è affatto buono. Perchè altrimenti, parole sue, ‟non avremmo chiuso 28 campi Rom spostando 15 mila persone”. Si notino la finezza del rimando e anche l'ingiustizia nei confronti di altri leader del Pd. Il povero Rutelli, che non è troppo buono, per avere chiuso nel 2000 un paio di campi Rom si è beccato una condanna europea (vabbé, era morta una bambina). Veltroni sposta Rom a migliaia e migliaia, e gli danno del buonista! Chi sembra aver capito tutto - chi l'avrebbe mai detto - è Calderoli. Infatti, all'assessore Cioni di Firenze, un altro che non vuole passare per buono, e infatti fa arrestare i temibili lavavetri rumeni, il nostro leghista preferito ha promesso la tessera della Lega. Per la prima e ultima volta nella mia vita, sono d'accordo con il simpatico Calderoli. Ma gli chiedo: a quando la tessera onoraria a Veltroni? Ma la strategia veltroniana di conquista del centro con la cattiveria non si ferma a queste bazzecole sociali. Nell'intervista appare chiaro che il Nostro si sente, anzi è, Sarkozy. Se l'aspirante castratore chimico d'Oltrape ha imbarcato noti estremisti socialisti come Attali e Kouchner (il pacificatore a suon di bombe), e l'indimenticabile Bassanini, perché Veltroni - ancora parole sue - non dovrebbe imbarcare ‟Beppe Pisanu, Stefania Prestigiacomo e Letizia Moratti”? Ora, a parte la Prestigiacomo, le cui benemerenze politiche mi sfuggono, il messaggio è chiaro. Scaricata la sinistra radicale, che fa tanto rumore per nulla, ecco il nuovo ministro degli interni e quello, forse degli esteri (si sa che donna Letizia parla un ottimo inglese...). Quanto a Pisanu, che non sia buono lo sanno tutti. Poco tempo prima delle elezioni, imbarcò collettivamente un bel gruppone di pericolosi clandestini e li rispedì a Gheddafi. Che fine hanno fatto? E chi lo sa. Si dice che, dopo essere stati malmenati e alleggeriti dai solerti poliziotti libici, si siano incamminati a piedi verso il Ciad o il Mali. Le loro ossa biancheggiano probabilmente nel deserto. Bontà l'è morta. Tempi duri per gli stranieri, i lavavetri, i Rom (vi ricordate i bambini di Livorno?), gli accattoni, i nudisti, i bulli, i graffitari, tutti questi marginali che minacciano la nostra sicurezza la quale, come è noto, non è né di destra, né di sinistra. Ma dobbiamo smetterla, noi garantisti, di preoccuparci di questa marmaglia. Francamente, altri sono in pericolo mortale. Se Veltroni (che mi ricorda, chissà perché, il film Il candidato della Manciuria) vincerà le primarie, è finita per la destra. Vedo Fini ridotto a capo ultrà all'Olimpico, Bossi giocare con i soldatini in costume bergamasco, e Berlusconi godersi per l'eternità le ferie in Costa Smeralda. La destra è diventata inutile, anzi non c'è più! Le città senza lavavetri, le periferie senza Rom. L'ordine regna nelle classi scolastiche. Il festival di Sanremo patrimonio dell'umanità. Festival del cinema, della scienza, della letteratura, della sicurezza e della pastasciutta in ogni provincia. L'immigrazione clandestina abolita per decreto bipartisan. Lo scalo di Fiumicino ribattezzato ‟Alberto Sordi International Airport”, De Gregori, perdonato in una solenne assemblea pubblica al Campidoglio, e nominato ministro senza portafoglio alla Questione giovanile. D'Alema alla marina mercantile. Letta (Gianni, non Enrico) presidente della repubblica. Pisanu, agli Interni, e Cioni sottosegretario con delega alla pubblica decenza. Montezemolo al Lavoro... I have a dream, "Ho un sogno", direbbe Veltroni.
Alessandro Dal Lago

Alessandro Dal Lago

Alessandro Dal Lago (Roma, 1947) ha insegnato e svolto attività di ricerca nelle Università di Genova, Pavia, Milano, Bologna e Philadelphia. Si è occupato di teoria sociale e politica, sociologia della devianza e dello sport, migrazioni internazionali ed etnografia urbana. Con Feltrinelli, La produzione della devianza (1981); Elogio del pudore (con Pier Aldo Rovatti; 1990); Non-persone (1999); La città e le ombre. Crimini, criminali, cittadini (con E. Quadrelli; 2003). Inoltre ha curato Carteggio 1926-1969 (di Karl Jaspers e Hannah Arendt; 1989); Archivio Foucault 2. Interventi, colloqui, interviste. 1971-1977 (1997; 2017); ha tradotto Aby Warburg (con Pier Aldo Rovatti; 2003) e ha scritto inoltre dei contributi a I signori delle mosche di Peter Warren Singer (2006) e a La solitudine del cittadino globale di  Zygmunt Bauman (2008).

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