Olimpia era una città speciale per i greci: sede di uno dei grandi santuari comuni, era il luogo ove, a partire dal 776 avanti Cristo, venivano celebrati a intervalli di quattro anni i giochi panellenici noti come Olimpiadi, sui quali i greci computavano gli anni (questo accadde - dicevano - nel secondo anno della ottantaquattresima Olimpiade...). Ma le Olimpiadi erano molto di più di quello che è oggi un evento sportivo: erano un momento fondamentale nella vita dei greci. Nella competizione, infatti, essi esprimevano uno dei caratteri comuni più forti, la voglia di raccogliere la sfida e di dimostrare la capacità di vincere, superando in primo luogo se stessi. Gareggiare, per loro, significava confrontarsi sul piano di una comune antica etica competitiva, secondo la quale un uomo doveva mettere alla prova la sua virtù, fatta di ricerca della vittoria, dovuta all’unione della forza fisica e della volontà. Vincere era un dovere morale. Chi non vinceva, scrive Pindaro, provava tale vergogna da tornare a casa ‟per obliqui sentieri nascosti”. Erano un momento così importante, le Olimpiadi, che per garantire il loro pacifico svolgimento, nei mesi che precedevano l’inizio delle gare (che si svolgevano tra fine luglio e inizio settembre e duravano sei giorni), gli araldi percorrevano tutto il territorio greco, annunciando la data delle gare, invitando a parteciparvi e proclamando una tregua (ekékeiria), durante la quale era vietata qualunque operazione militare e che doveva durare fino a quando gli atleti non fossero rientrati nelle loro città. In quel momento ogni rivalità era cancellata, i greci erano una nazione. Si può ben capire oggi cosa significhi per i greci vedere Olimpia accerchiata dalle fiamme.
Eva Cantarella

Eva Cantarella

Eva Cantarella ha insegnato Diritto romano e Diritto greco all’Università di Milano ed è global visiting professor alla New York University Law School. Tra le sue opere ricordiamo: Norma e sanzione in Omero. Contributo alla protostoria del diritto greco (Milano, 1979), Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico (Milano, 1987; 2006; In Ue Feltrinelli, con nuova prefazione dell'autrice, 2016), Il ritorno della vendetta. Pena di morte: giustizia o assassinio? (Milano, 2007), I comandamenti. Non commettere adulterio (con Paolo Ricca; Bologna, 2010), “Sopporta, cuore...”. La scelta di Ulisse (Roma-Bari, 2010). Per Feltrinelli ha pubblicato Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia (1996), Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto (2002, premi Bagutta e Forte Village), L’amore è un dio. Il sesso e la polis (2007, premio Città di Padova per la saggistica; “Audiolibri-Emons Feltrinelli”, 2011), Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’antica Roma (2009), L’ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell’antichità greca e romana (2010), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2011), Pompei è viva (con Luciana Jacobelli; 2013), Perfino Catone scriveva ricette. I greci, i romani e noi (2014), Non sei più mio padre. Il conflitto tra genitori e figli nel mondo antico (2015), L'importante è vincere. Da Olimpia a Rio de Janeiro (con Ettore Miraglia; 2016), Come uccidere il padre. I problemi della famiglia dai romani a noi (2017), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2018), Gli inganni di Pandora. L'origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica (2019) e ha tradotto Le canzoni di Bilitis (2010) di Pierre Louÿs. Nella collana digitale Zoom è uscito L’aspide di Cleopatra (2012). Per Gli amori degli altri. Tra cielo e terra, da Zeus a Cesare (La Nave di Teseo, 2018) e per la sua opera in generale, ha ricevuto recentemente il premio Hemingway e il premio Pescasseroli.

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