Non suoni esagerato: la ‟tripla crisi” è stato il tema di tre giorni di confronto tenuto a Washington la settimana scorsa per iniziativa del International Forum on Globalization insieme al Institute for Policy Study.
Il primo è un Forum internazionale formato negli anni '90 da una sessantina di intellettuali, attivisti, ricercatori, economisti e giornalisti per analizzare e trovare risposte ai processi di ristrutturazione dell'economia e della politica andati sotto il nome di globalizzazione (rappresentano altrettante organizzazioni o reti di movimenti in 25 paesi): ‟Una ristrutturazione che si sta realizzando a grande velocità, con poca trasparenza verso il pubblico e profonde conseguenze che incidono sulla democrazia, il welfare umano, le economie locali, e l'ambiente naturale”, dice la presentazione del Ifg. L'Institute for Policy Studies è invece uno dei ‟pensatoi” della sinistra statunitense, istituto di ricerca e insieme punto di riferimento per i movimenti politici e sociali americani.
Lo scorso weekend dunque questi due istituti hanno riunito a Washington un forum pubblico, dal titolo Confronting the Triple Crisis (‟affrontare la tripla crisi”), per lanciare quello che sperano sarà un ‟movimento internazionale combinato” per rispondere alle minacce combinate del riscaldamento del clima, l'esaurimento del petrolio, e del declino della diversità delle specie viventi. E' forse la prima volta che le tre crisi vengono trattate come un problema unico, e anche per questo l'iniziativa va guardata con interesse (la rete OneWorld ne ha pubblicato un resoconto). Gli oratori, una sessantina, venivano da 16 diversi paesi; in parte attivisti politici e sociali, per i diritti umani, leader indigeni, movimenti contro la guerra, in parte esperti di politica estera, economisti, studiosi. ‟Speriamo che questa diversità e la mescolanza (degli oratori) aiuti a costruire un movimento forte”, commentava Jerry Mander, il co-direttore dell'International Forum on Globalization nel presentare il forum (chiamato un ‟teach-in”, da teach, insegnare, per sottolineare che voleva essere un momento di studio collettivo).
Con l'occasione le due organizzazioni promotrici hanno diffuso due documenti. Il primo un rapporto scientifico sui cosiddetti biocarburanti come l'etanolo, combustibile tratto dalla distillazione di alcuni vegetali, che diventato un elemento chiave delle ‟nuove” politiche energetiche sia negli Usa, sia anche nell'Unione europea: nel loro rapporto (The False Promises on Industrial Biofuel Production, ‟Le false promesse della produzione industriale di biocarburanti”), mettono in guardia dal considerare questi carburanti come la panacea all'emergenza energetica imminente, provocata ‟dal diminuito accesso alle riserve di petrolio e dai conflitti geopolitici”. Basti guardare come la corsa a trasformare il mais in etanolo sta esacerbando l'insicurezza alimentare in molte regioni del pianeta.
L'altro documento è un ‟Manifesto on Global Economic Transition”, sulla transizione economica globale. Le questioni del clima e dell'energia richiedono cambiamenti drastici nelle scelte politiche ed economiche e negli stili di vita (consumare meno, non solo consumare prodotti ‟verdi”), dicono. La ‟tripla crisi”, secondo Mander, è basata in un sistema economico globale che dà la priorità alla crescita esponenziale, che a sua volta dipende dall'uso sfrenato di risorse naturali - e si nutre di una cultura del consumisnmo universale che distrugge le economie locali sostenibili. Messa in questi termini non c'è dubbio: la ‟tripla crisi” mette in gioco la sopravvivenza stessa del pianeta.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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