Le bombe? Si possono mettere anche ‟in un ambito di idealismo, per quanto perverso e violento”. È più spregevole, sotto certi aspetti, sparare per divertimento ai cani. Lo dice una sentenza appena depositata e firmata dal giudice del Tribunale civile milanese Marisa G. Nardo. Sentenza che condanna il giornalista del Gazzettino Maurizio Dianese, l'ex deputato e prosindaco di Venezia Gianfranco Bettin e l'editore Feltrinelli per avere diffamato Delfo Zorzi, il neo-fascista che da anni vive in Giappone per sfuggire ai magistrati italiani decisi a interrogarlo su un mucchio di episodi, primi fra tutti la strage di piazza della Loggia a Brescia (8 morti per i quali è tuttora imputato, tanto da essere ancora un latitante) e quella di piazza Fontana. Per la quale, dopo essere stato condannato all'ergastolo in primo grado, è stato poi assolto in appello e in Cassazione.
Cambiato nome e assunto quello di Roi Hagen, Zorzi aveva fatto causa per il libro La strage. Piazza Fontana. Verità e memoria, in cui Bettin e Dianese raccontano una serie di cose che farebbero morire di vergogna una persona normale, quali il collegamento coi più fanatici di Ordine Nuovo, il coinvolgimento in una catena di violenze e i legami strettissimi con Franco Freda e Giovanni Ventura. Ma è qui che la sentenza, pur essendo forse impeccabile sotto il profilo formale è, per certi versi, sbalorditiva. Almeno per il comune buon senso che non sempre coincide coi codici.
Il verdetto, infatti, condanna i due autori e l'editore a pagare 25 mila euro di danni e rimuovere alcune frasi dal libro in future ristampe non per avere coinvolto Zorzi in una storia di stragi e stragisti, bombe e bombaroli. Ma per aver raccontato un paio di altri episodi. Il primo: ‟Qualcuno ricorda come un giorno, nella palestra di via Felisati a Mestre dove insegnava judo ai camerati, spense una sigaretta in un orecchio a tale Marcello che non aveva eseguito con diligenza l'esercizio prescritto”. Il secondo: ‟A metà degli anni Sessanta (...) andava in Emilia Romagna a ‘far strage di cani comunisti’. Era proprio cosi che si esprimevano: ‘far strage’, ‘cani comunisti’. Ma il linguaggio non alludeva a metafore. Era di cani veri e propri che si trattava”.
Ora, dice il magistrato contestando sul tema la mancanza di prove agli atti, giacché nel ‟civile” le prove sono documentali e non vengono quasi mai sentiti i testi, ‟i brani citati risultano lesivi della reputazione dell'attore”. Certo, ammette, ‟appare accertato che Zorzi fosse ritenuto persona decisamente tendente alla violenza, non aliena da comportamenti eversivi ed anzi disponibile a favorirli, amante delle armi e spesso attivo nel compimento di attentati e nell'uso di esplosivi. Tuttavia il racconto di episodi specifici di violenza, quale quello della determinata uccisione di animali al solo fine di divertimento o della punizione crudele di camerati nonché di comportamento di disinteresse totale verso la possibilità di uccisione di bambini, vale a completare la descrizione di Zorzi, connotando la sua figura di spregevolezza, come personaggio privo di umanità e circondato da un alone di crudeltà ehe ne fa un emblema di ferocia”.
AI nocciolo: ‟Non può poi non rilevarsi che, se i fatti addebitati a Zorzi e di cui nel volume si riferisce, nella loro gravità, comunque possono rientrare in un ambito di idealismo per quanto perverso e violento, l'indicazione di uccidere animali per puro divertimento, ovvero a punire crudelmente degli adepti alla sua stessa fazione od ancora a mettere a repentaglio la vita di innocenti bambini, sono comportamenti che non possono essere ricompresi neppure in una distorta (ed esecrabile) giustificazione politica, con il risultato di rimarcare una personalità gratuitamente violenta e feroce”. Per carità, sarà pure un verdetto ineccepibile, Però...
Gian Antonio Stella

Gian Antonio Stella

Gian Antonio Stella è inviato ed editorialista del “Corriere della Sera”. Tra i suoi libri Schei, L’Orda, Negri, froci, giudei & co. e i romanzi Il Maestro magro, La bambina, il pugile e il canguro, I misteri di via dell’Amorino. Insieme a Sergio Rizzo ha scritto, per Rizzoli, La Casta, La Deriva, Vandali e Licenziare i  padreterni. Con Feltrinelli ha pubblicato Tribù s.p.a. Foto di gruppo con Cavaliere bis (2005), Bolli, sempre bolli, fortissamente bolli (2014) e Se muore il Sud (con Sergio Rizzo, 2013; Premio Benedetto Croce 2014).

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