Hamid Karzai apre ai Talebani. Non è la prima volta che il presidente afghano propone il dialogo anche ai gruppi più estremisti che con violenza crescente, specie dal 2004, causano caos, terrore e massacri in tutto il Paese. Ripetutamente nell’ultimo anno aveva addirittura proposto loro di entrare nel suo governo. Ma nel discorso di ieri a Kabul, cinque ore dopo che nel cuore della capitale un gravissimo attentato suicida contro un bus militare aveva causato la morte di almeno 30 persone e il ferimento di altrettante, Karzai si è spinto molto più in là, giungendo ad aprire il suo gabinetto al mullah Omar e a Gulbuddin Hekmatyar. ‟Un passo senza precedenti. Non era mai avvenuto che Karzai si riferisse in modo tanto diretto ai suoi due nemici storici”, osservano i più noti e navigati commentatori afghani. Sì, davvero un passo storico, perché il mullah Omar, alla macchia dall’invasione Usa nell’autunno 2001, fu il leader talebano che fortemente alla fine degli anni ‘90 volle coniugare il suo movimento ad Al Qaeda. Ed Hekmatyar, volubile capo delle milizie islamiche più pericolose, solo pochi mesi fa dai suoi rifugi sparsi tra le regioni montagnose orientali e le zone tribali pachistane ha ribadito la personale alleanza ad Osama Bin Laden. ‟L’Afghanistan ha bisogno di pace e stabilità. Dobbiamo dialogare, specie fra noi afghani. Sono pronto a parlare con il mullah Omar ed Hekmatyar. Se potessi trovare il loro indirizzo, non sarebbe necessario che fossero loro a venire da me. Sarei dispostissimo ad andare io a trovarli. Ma non conosco la strada, nè il loro numero telefonico. Se volessero una posizione nel governo sarei ben contento di accordargliela. Se volessero più potere, potrebbero candidarsi alle elezioni del 2009”, ha ribadito. Karzai non sembra temere l’ira americana. Tuttora il mullah Omar ed Hekmatyar compaiono ai primi posti sulle liste dei terroristi internazionali più ricercati dagli Usa. ‟Sembra che Karzai sia stato consigliato a compiere un simile passo dai governi europei, con in testa quello inglese”, sostengono i commentatori a Kabul. Tuttavia Karzai non esita a rifiutare la condizione centrale dei talebani prima di ogni negoziato: che vengano espulsi i circa 50.000 militari che compongono i contingenti Nato-Isaf ed ‟Enduring Freedom” Usa in Afghanistan. ‟È una condizione inaccettabile. Sino a che le nostre strade non saranno asfaltate, la rete elettrica e gli acquedotti non funzioneranno, esercito e polizia non saranno più efficienti, sarà impossibile che le truppe straniere se ne vadano”, ha sottolineato. Anche la sua condanna al terrorismo è senza appello. ‟Chi compie atti tanto sanguinari, per giunta nel mese di Ramadan, non può essere considerato un musulmano”, dice riferendosi alla strage della mattina. Poco dopo i talebani hanno rivendicato la paternità dell’attacco. Secondo le prime ricostruzioni, il kamikaze travestito da militare ha cercato di salire sul bus che stava trasportando una cinquantina di soldati verso il ministero della Difesa. Quando l’autista gli ha chiesto il documento di identità, questi si è fatto saltare in aria. Positivamente si è invece conclusa ieri la vicenda di quattro operatori della Croce Rossa (due afghani, un macedone e un birmano), che mercoledì erano stati rapiti a sud di Kabul dopo aver inutilmente cercato di negoziare la liberazione di un ingegnere tedesco rapito in luglio con un connazionale (poi ucciso) e cinque afghani. I quattro sono stati liberati dai talebani. Il tedesco e suoi collaboratori restano ostaggi.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>