Qualche nota sul "caso Grillo", considerato, se possibile, nella sua oggettività e cercando, se possibile, qualche risposta istituzionale ai problemi che mette in evidenza.
1)Le interpretazioni, anzitutto. No al modello "Uomo Qualunque": allora la politica era forte, nessuno avrebbe detto che Guglielmo Giannini colmava un vuoto, piuttosto dava rappresentanza ad umori non ancora metabolizzati dalla nascente democrazia del dopoguerra. No al modello "Quinto potere": il predicatore televisivo di quel film usava una forma di comunicazione unidirezionale, dall´alto verso il basso, ben diversa dal magma che si crea in Rete, grazie alla comunicazione a due vie, agli interventi di chiunque lo voglia, resi possibili da Internet. No al modello Andersen: il re era nudo ben prima del V-Day. No allo scandalo per il linguaggio: il degrado e l´involgarimento del linguaggio politico hanno altri padri, ben collocati anche ai piani alti delle istituzioni, che in questi anni opinione pubbliche e sistema dell´informazione hanno accettato, anche con compiacimento.
2) Non da oggi si dice che le tecnologie elettroniche hanno messo a punto una forma di comunicazione congeniale al populismo del nostro tempo, che convive con le potenzialità democratiche di Internet, e riesce anche a sopraffarle. Ma populismo e personalizzazione della politica sono stati inoculati nel nostro sistema in modo massiccio già da molti anni, grazie all´uso spregiudicato della televisione e al ricorso massiccio alle tecniche di marketing. Questa "berlusconizzazione" della politica è stata accettata da tutti, o quasi, e appare tardiva la meraviglia di fronte al fatto che qualcuno fa appello diretto ai cittadini in forme (per ora) estreme.
3)Tutto merito, o colpa, di Internet e di quella nuova forma di comunicazione che si chiama blog? Attenzione. L´effetto Grillo si è fatto davvero sentire quando dalla piazza virtuale si è passati alle piazze reali, quando ad Internet si è affiancata la televisione. E´ un fatto noto fin dai tempi della famosa manifestazione di Seattle contro l´Organizzazione mondiale del commercio, organizzata su Internet, ma che arrivò davvero al mondo intero quando le televisioni mostrarono la folla che nelle strade bloccava le auto dei delegati. Le nuove tecnologie dell´informazione non sempre hanno un effetto sostitutivo di quelle tradizionali. Nasce un nuovo contesto, dove nuovo e vecchio s´intrecciano, ed alle tecniche tradizionale si conferisce nuova forma e significato. Le piazze, altrimenti abbandonate, non sono riempite con treni o pullman, ma con il tam-tam elettronico.
4) Ascoltare la piazza, essere consapevoli del vuoto lasciato dalla politica? Formule logore, mille volte ripetute. Una vera consapevolezza politica dovrebbe preoccuparsi del fatto che bisogna far funzionare nuovi canali di comunicazione tra società e istituzioni. A seguire, tre modeste proposte.
5) Da anni insisto sulla necessità di ripensare l´iniziativa legislativa popolare, già prevista dall´articolo 71 della Costituzione, che l´affida alla raccolta di cinquantamila firme. Ma il destino di queste proposte è stato quello di finire negli archivi delle Camere, senza influenza vera sulla discussione politica e l´azione legislativa. Bisogna cambiare registro. Lo si era capito nel progetto di trattato costituzionale europeo (e se ne comincia a discutere in Francia), prevedendo un diritto di petizione di un milione di cittadini rivolto alla Commissione perché presenti una "proposta appropriata" in materie per le quali si "ritiene necessario un atto giuridico dell´Unione ai fini dell´attuazione della Costituzione". Una indicazione corretta, una soluzione ancora troppo timida. Che, tuttavia, conferma la necessità di seguire questa strada. E, allora, si aumenti eventualmente il numero di firme necessario per presentare in Italia leggi d´iniziativa popolare. Ma si preveda poi anche un obbligo del Parlamento di prenderle in considerazione e un diritto dei promotori di far sentire la loro voce nelle commissioni parlamentari. I promotori dei referendum sono stati riconosciuti come "potere dello Stato", con il diritto di seguire l´iter referendario davanti alla Corte di Cassazione ed alla Corte costituzionale. Perché non rivitalizzare in questo modo il rapporto tra i cittadini proponenti e un Parlamento divenuto esangue e percepito come un luogo di parassitismo?
6) Vi è un altro venerabile strumento giuridico che meriterebbe nuova fortuna. Si tratta dell´azione popolare, cioè del diritto del cittadino di chiedere un intervento giudiziario a tutela di un interesse generale anche in mancanza di un suo diretto, privato interesse. Non invochiamo l´esperienza dei difensori civici, tutt´altro che positiva. Ampliamo, invece, e rendiamo davvero efficace l´azione diretta dei cittadini, prevedendo per essa anche "corsie preferenziali". La pulizia amministrativa, la lotta alla corruzione e alla inefficienza passano anche per questa via.
7) Ma, per agire, bisogna prima conoscere. E allora trasparenza, trasparenza. Qui l´elettronica al servizio del cittadino ha un ruolo fondamentale, permettendo un accesso, agevole, rapido, economico all´insieme delle informazioni in mano pubblica. L´agenda politica, quindi, dovrebbe considerare proprio l´eliminazione dei limiti che, in contrasto con indicazioni europee, sono previsti dalla legge sull´accesso ai documenti amministrativi; e insistere sulla necessità di strutture tecnologiche adeguate. I comuni, tanto per cominciare, non investano in elettronica soprattutto per la videosorveglianza. Ci penserà qualcuno?
Stefano Rodotà

Stefano Rodotà

Stefano Rodotà (1933-2017) è stato professore emerito di Diritto civile all’Università di Roma “La Sapienza”. Ha insegnato in molte università straniere ed è stato parlamentare in Italia e in Europa. È stato presidente del Garante per la protezione dei dati personali e del Gruppo europeo dei Garanti per la privacy, ha fatto parte del Gruppo europeo per l’etica delle scienze e delle nuove tecnologie. È tra gli autori della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Tra le sue opere recenti: Il terribile diritto. Studi sulla proprietà privata (il Mulino, nuova ed. 1990), Tecnologie e diritti (il Mulino, 1995), Libertà e diritti in Italia dall’Unità ai giorni nostri (Donzelli, 1997), Repertorio di fine secolo (Laterza, nuova ed. 1999), Tecnopolitica (Laterza, nuova ed. 2004), Le fonti di integrazione del contratto (Giuffrè, nuova ed. 2004), Intervista su privacy e libertà (Laterza, 2005), Perché laico (Laterza, 2009), Che cos’è il corpo? (Luca Sossella Editore, 2010), Diritti e libertà nella storia d’Italia. Conquiste e conflitti 1861-2011 (Donzelli, 2011), Elogio del moralismo (Laterza, 2011), Il diritto di avere diritti (Laterza, 2012), La rivoluzione della dignità (La scuola di Pitagora, 2013). Con Feltrinelli ha pubblicato La vita e le regole. Tra diritto e non diritto (2006) e ha scritto la prefazione a La società sorvegliata (2002) di David Lyon e a La fecondazione proibita (2004) di Chiara Valentini.

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