‟Quindi, la cittadinanza: pienezza di diritti per i migranti, rapida approvazione della legge di superamento della Bossi - Fini, chiusura dei Cpt”: è uno dei punti, le ‟sette questioni fondamentali”, contenuti nel testo di convocazione della manifestazione di oggi. Un appello e una manifestazione niente affatto riducibili alle polemiche sul welfare o alle vicende strettamente politiche interne al centrosinistra. Al contrario, un appello e un testo aperti, come aperte, e complesse e cruciali, sono quelle ‟sette questioni”.
L'immigrazione lo è forse ancora di più, fra tutte. Per la sua natura globale e per l'articolazione di aspetti e la diramazione dei percorsi che la caratterizzano, oltre che per drammaticità e consistenza di spessore storico. Non c'è forse argomento che mostri più di questo la contraddittorietà dell'attuale esperienza di governo del centrosinistra, né che abbia, all'origine stessa dell'Unione e del suo programma politico, suscitato vere attese e vere speranze.
Il primo passo è stato, in questo senso, moderatamente incoraggiante. La proposta di legge delega elaborata dai ministri Amato e Ferrero e presentata lo scorso aprile ha rappresentato un significativo passo oltre la Bossi - Fini. Si poteva certo fare di più, ma in confronto con l'aberrante normativa partorita dal grembo - ‟sempre fecondo” - della destra al governo fino al 2006 i miglioramenti, e anche il salto di schema mentale, di visione culturale, sono evidenti. Il limite principale è il permanere di una visione differenziata del diritto dei migranti, a cominciare dalla conservazione - pur nel superamento dei Cpt - della detenzione amministrativa nel quadro di tutto il complesso di misure che tendono a trasferire oltre frontiera, nei paesi di partenza o in quelli di ultimo transito verso l'Italia non solo dell'onere della formazione o dell'iscrizione in liste d'attesa, ma anche della detenzione e della repressione (dal programma europeo Frontex sottoscritto dall'Italia agli accordi bilaterali finalizzati alla repressione).
Questi i limiti, o peggio, della normativa e della politica del governo Prodi presenti nella legge-delega e nella prassi concreta, e tuttavia quella la proposta Amato - Ferrero apriva spazi di diritto nuovi e lasciava intendere, appunto, una svolta culturale prima ancora che politica e normativa. Invece, da aprile in poi, l'iter legislativo sembra procedere a rilento e, soprattutto, è cambiato radicalmente il clima. Se il ministro Ferrero ha coerentemente continuato a svolgere il proprio discorso innovativo, non solo Amato ma la maggioranza dell'Unione è sembrata stravolgere drasticamente soprattutto l'approccio originario del centrosinistra. Ciò che era solo un limite, certo serio, e cioè l'idea che l'immigrazione fosse prevalentemente un ‟problema”, anzi una ‟emergenza” e un fenomeno da ‟limitare” e non una questione strutturale da governare con intelligenza ed equità, idea presente anche nel famoso programma di governo dell'Unione, è lievitata fino a diventare vera ossessione proprio ad opera di esponenti del centrosinistra.
Incalzati dalla destra e dalle sue campagne mediatiche sulla sicurezza, campagne infami che strumentalmente connettono di continuo immigrazione e criminalità, sia esponenti del governo centrale sia sindaci e assessori si sono fatti volonterosi interpreti di questa ossessione e volonterosi artefici di campagne vergognose contro i migranti quanto inefficaci e cialtronesche sul piano della difesa della pubblica sicurezza, il cui maggiore e più chiaro esempio è per ora la ridicola e indecente campagna di Cioni contro i lavavetri. Ma si può anche peggiorare, visto il clima. Per questo la manifestazione del 20, e il confronto che l'ha preceduta e quello che, speriamo, la seguirà, non si riducono all'agitazione di un giorno.
La sorte dei migranti segna il tempo in cui viviamo e ne mostra la vera qualità. E' a partire da questo che bisogna lavorare, anche in questa stagione insidiosa, come recita il nostro appello, per ‟ricostruire un protagonismo e ridare fiducia alla parte più sacrificata del paese” e del mondo che in questo paese viene.
Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin è autore di diversi romanzi e saggi. Con Feltrinelli ha pubblicato, tra gli altri, Sarajevo, Maybe (1994), L’erede. Pietro Maso, una storia dal vero (1992; 2007), Nemmeno il destino (1997; 2004, da cui è stato tratto il film omonimo di Daniele Gaglianone), Nebulosa del Boomerang (2004), Gorgo. In fondo alla paura (2009). Insieme a Maurizio Dianese, ha pubblicato per Feltrinelli l’inchiesta La strage. Piazza Fontana. Verità e memoria (1999), Petrolkiller (2002) e La strage degli innocenti. Perché Piazza Fontana è senza colpevoli (2019). Con Marco Paolini ha scritto lo spettacolo teatrale Le avventure di Numero Primo e il romanzo omonimo (2017). Con Andrea Segre ha scritto il docufilm Il pianeta in mare (2019), in selezione ufficiale alla Mostra del Cinema di Venezia 2019. Il suo ultimo romanzo è Cracking (2019).

 

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