Il generale Musharraf resta l'inevitabile alleato degli Stati uniti? Questa sembra la conclusione della visita di John Negroponte nella capitale pakistana Islamabad. Prima di ripartire, domenica, il vicesegretario di stato Usa ha pronunciato parole che la stampa pakistana riporta con grande rilievo: ha ripetuto l'appello a Musharraf a revocare lo stato d'emergenza, togliere la censura ai media e rilasciare i prigionieri politici. Ha detto che ‟l'emergenza è incompatibile con elezioni libere e trasparenti, che richiedono la piena partecipazione dei partiti, della società civile e dei media”. Frasi che molti giornali qui hanno definito un ‟messaggio forte”, addirittura inusitato. Se quello era il messaggio, però, il numero due del Dipartimento di stato Usa parte senza aver ottenuto nulla: il generale Musharraf ha ripetuto che toglierà lo stato d'emergenza solo quando avrà riportato l'ordine, e che le elezioni si possono tenere benissimo anche così. Per essere ancora più chiaro, domenica Musharraf ha dichiarato che ‟la nazione è più importante della democrazia”. Negroponte però ha detto anche altre cose, prima di tornare a Washington: che Musharraf è una voce forte contro l'estremismo, e che gli Stati uniti ‟danno grande valore alla partnership con il governo del Pakistan sotto la leadership del presidente Musharraf”. La parola ‟estremismo” qui indica le milizie di jihadi, combattenti fondamentalisti, Taleban e loro simili: come gli uomini di un tal maulana Fazlullah, che da settimane ormai si espandono in zone del Pakistan nord-occidentale. La settimana scorsa hanno preso il controllo di gran parte della valle dello Swat, nonostante l'emergenza in vigore; uno dopo l'altro hanno preso i posti di polizia e issato la bandiera di un loro emirato islamico. Imbarazzante, per l'esercito pakistano, che ora sta lanciando un'offensiva per riprendere il controllo del territorio (ci sono notizie quotidiane di decine di morti nei combattimenti). Negroponte, rispondendo a una domanda sullo Swat si è detto sicuro che l'esercito pakistano sia all'altezza del compito. Nessuna rottura dunque, e tantomeno minacce di tagliare gli aiuti Usa al Pakistan, che vanno in gran parte proprio nella ‟guerra al terrorismo”. Anche se potrebbero esserci dei cambiamenti: secondo il Los Angeles Times, il Pentagono vuole più controllo su come sono spesi i suoi soldi. Poi c'è la polemica sulle armi nucleari. I dirigenti pakistani avevano preso molto sul serio, giorni fa, un articolo del Washington Post secondo cui il Pentagono ha un ‟piano d'emergenza” per mettere in sicurezza le armi nucleari pakistane in caso di necessità. L'esercito pakistano aveva risposto di avere ‟abbastanza forza dissuasiva” per ‟difendere i suoi assetti strategici e la sua sovranità”; Musharraf sabato ha dichiarato che le armi nucleari pakistane sono al sicuro, finché c'è lui. Domenica infine il New York Times ha scritto che negli ultimi 6 anni l'amministrazione Bush ha speso almeno 100 milioni di dollari in un programma supersegreto per aiutare il Pakistan a mettere in sicurezza le sue armi atomiche, con equipaggiamenti e training per gli ufficiali pakistani. Sempre il Nyt scrive (da Washington) che le forze Usa vogliono armare le tribù pashtoon pakistane per combattere i guerriglieri di al Qaeda (che spesso sono stranieri). L'alleanza dunque resta salda (gli Stati uniti ‟sperano ancora di fare del generale Parvez Musharraf il Mubarak del Pakistan”, ha commentato un editorialista pakistano). Resta però l'impasse politica: così Negroponte, dopo aver chiesto a Musharraf di revocare l'emergenza, ha chiesto alla ex premier Benazir Bhutto di non boicottare le prossime elezioni (riferiscono fonti a lei vicine). Messaggio reiterato ieri dall'ambasciatrice Usa Ann Patterson, che è andata a Karachi a incontrare la ex premier: Washington vuole la ‟riconciliazione” tra tutte le forze moderate in Pakistan. Benazir ha ripetuto che non confida nel governo ad interim nominato dal generale e che la situazione non garantisce elezioni libere: ma non ha ancora preso una decisione. Corrono voci: che Musharraf abbia incontrato Bhutto ieri a Karachi (notizia smentita) e che incontrerà l'altro ex premier, Nawaz Sharif, durante la visita che comincia oggi in Arabia saudita. Le previsioni più quotate dicono che i partiti d'opposizione si presenteranno alle elezioni.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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